Strategia del logoramento. Ma di chi?

Obiettivo Is: la fiera dell'orrore
di Diego Grazioli

Mentre il redivivo "califfo" Abu Bakr Al Baghdadi annunciava l'intenzione di marciare fino a Roma, la testa di un ostaggio occidentale è caduta nuovamente nelle sabbie del deserto siriano.
Questa volta la tragica sorte è toccata a Peter Kassig, americano convertito all'Islam, rapito in Siria il primo ottobre del 2013, dove si era recato per portare soccorso alla popolazione stremata da due anni e mezzo di guerra civile. Kassig aveva in passato prestato servizio come ranger nell'esercito a stelle e strisce, per poi trasferirsi in Libano e fondare l'organizzazione no profit SERA (Special Emergency Response and Assistence).
Proprio nell'ambito di una missione umanitaria patrocinata dalla SERA era stato catturato dai miliziani islamici, che non hanno avuto pietà di lui, nonostante i ripetuti appelli dei genitori per la sua salvezza e la conversione alla fede islamica avvenuta durante la prigionia.
Con la morte di Kessig salgono a quattro i cittadini occidentali decapitati dai jihadisti dell'IS dall'inizio dell'offensiva decisa dal Presidente americano Barak Obama. Prima di lui a subire l'orrenda fine sono stati i britannici David Haines e Alan Henning e gli statunitensi James Foley e Steven Sotloff, senza contare la guida alpina francese Hervè Gourdel, decapitato lo scorso settembre in Algeria da appartenenti alla galassia del terrorismo islamico internazionale. Una mattanza che dà il segno del livello di barbarie raggiunto dagli uomini dell'autoproclamato califfato, messi alla strette dall'offensiva occidentale e per questo disposti alla guerra totale contro i propri nemici.
Una guerra che rischia di trascinarsi all'infinito, perpetrando orrori e decapitazioni, se i paesi della coalizione non decideranno di inviare le truppe di terra nei teatri di battaglia. Dopo tre mesi di bombardamenti dal cielo infatti, appare chiaro ai comandi militari, l'assoluta insufficienza di un'offensiva condotta solo con forze aeree. Anche il rifornimento di armi e di altro materiale bellico ai peshmerga curdi non ha dati i risultati sperati, nonostante l'eroica resistenza dimostrata nel corso della battaglia per il controllo della città di Kobane.
Si fa sempre più strada l'ipotesi di supportare i raid aerei con incursioni delle forze speciali che dovrebbero colpire le cellule di comando dell'IS. Proprio l'esito della missione che avrebbe dovuto portare all'uccisione di Abu Bakr Al Baghdadi, il leader delle bande jihadiste, avrebbe potuto avere un esito migliore se ci fosse stato il supporto di truppe di terra.
Chissà se sarà l'ennesimo scempio della vita umana, che ha avuto protagonista lo sfortunato Peter Kassig, a smuovere il Presidente americano nella decisione finale. Una svolta favorita anche dalla sconfitta di Obama nelle lezioni di Mid-Term, che probabilmente obbligherà anche gli strateghi presidenziali più recalcitranti, ad imporre l'idea di una leadership più muscolare, nella migliore tradizione a stelle e strisce.

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