Sede del Congresso della Colombia. Foto: Kinori

Rapimento del generale Ruben Dario Alzate

Colombia: sospesi i colloqui di pace
di Diego Grazioli

Dopo quasi due anni di colloqui tra il governo di Bogotà e i rappresentanti delle FARC, le forze armate rivoluzionarie colombiane, il gelo è sceso nuovamente sul tentativo di pacificare la nazione.
A dare l'annuncio della sospensione di ogni forma di dialogo è stato lo stesso Presidente Juan Manuel Santos, adirato dopo il rapimento del generale Ruben Dario Alzate, da parte delle formazioni rivoluzionarie. Al momento del suo rapimento il generale Alzate stava visitando in abiti civili un villaggio rurale nei pressi di Quibdo, capitale della regione occidentale chiamata Choco. Un duro colpo per tutti coloro che in questo biennio si sono spesi per far cessare le violenze, che da cinquant'anni insanguinano il paese sudamericano e che sono costate la vita ad oltre trecentomila persone.
La guerra civile colombiana è uno dei conflitti più antichi che ancora si combattono in America Latina, le cui ragioni sono da ricercarsi nelle fortissime sperequazioni sociali, antica eredità della dominazione spagnola. Ancora oggi, poche famiglie di possidenti terrieri, controllano la maggior parte delle ricchezze del paese, mentre milioni di contadini, per la maggior parte discendenti dalle popolazioni indigene Inca, sono costretti ad una vita miserabile, alla mercé di spietati sfruttatori.
Ma c'è un'altra ragione che fa del conflitto colombiano un caso unico e di difficile soluzione: la diffusione e le conseguenti enormi potenzialità economiche legate al commercio della cocaina. La coltivazione della pianta di coca, in questa regione dalle impenetrabili foreste tropicali, che si estendono dalle Ande alla costa del mare dei Caraibi, si perde nella notte dei tempi. Ma a partire dagli anni '80, quando è iniziato su vasta scala il consumo della sostanza stupefacente da parte dei paesi occidentali, è diventata una formidabile fonte di ricchezza, facendo fare alla guerra un drammatico salto di qualità.
Da una parte i narcos storici, come le famiglie legate a Pablo Escobar nella regione di Medellín e quelle vicine ai fratelli Orejuela nella città meridionale di Cali, che hanno potuto godere dell'appoggio di un'ampia parte della corrotta amministrazione statale.
Dall'altra le milizie di contadini che, tramite il commercio della cocaina, hanno potuto sovvenzionare l'acquisto di armamenti, che hanno fatto delle FARC, una formazione estremamente efficiente e pericolosa.
Proprio per mettere fine a queste sterminate violenze il Presidente Santos, eletto nel 2010, aveva faticosamente cercato di avviare una serie di colloqui tra lo stato centrale ed i ribelli marxisti. Un dialogo che stava producendo i primi faticosi frutti, con l'impegno di Bogotà di riconoscere forme di autogoverno nelle zone controllate dalle FARC in cambio della garanzia, da parte di quest'ultime, di sospendere le azioni militari ai danni dei rappresentanti del governo centrale.
Ora il rapimento del generale Alzate rischia di far precipitare nuovamente il paese in uno stato di permanente guerriglia, riportando l'orologio della storia colombiana ai momenti più bui del conflitto.

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