Abdoulaye Diop, Ministro degli Affari Esteri in Mali, parla ai giornalisti dopo il Consiglio di Sicurezza del 30 ottobre (Foto UN)

G5 Sahel: avanti lentamente

Operazione Vacca Nera
di Giorgio Castore

Ad una riunione della Conferenza dei paesi donatori in calendario per il prossimo 14 dicembre a Bruxelles sono affidati i necessari chiarimenti per il coinvolgimento delle Nazioni Unite nell’operazione “G5 Sahel” [Sahel = Bordo del deserto].
Con questo nome nasce, sulla base di una convenzione firmata il 19 dicembre 2014, un’intesa di cinque paesi dell’Africa occidentale, Niger, Ciad, Mali, Mauritania e Burkina Faso, che mira a controllare i traffici di ogni genere, a partire da quelli degli esseri umani, e a restituire alle rispettive popolazioni il diritto di vivere in sicurezza nelle terre di origine, fronteggiando una crisi umanitaria fatta di 5 milioni di sfollati e 24 milioni di persone in attesa di assistenza medica.
Un ruolo di primo piano nel “G5 Sahel” lo svolge la Francia, da anni impegnata nel contrasto al terrorismo che affligge quelle stesse zone, nell’ambito dell’operazione “Barkane”, succeduta sia all’operazione “Serval”, volta a ristabilire la sovranità in Mali, sia a quella denominata “Epervier” relativa al conflitto Ciad - Libia.

Foto di gruppo del G5 Sahel del 2 luglio 2017 a Bamako. Fonte: http://www.africa-express.info/2017/07/04/il-g5-sahel-bamako-lancia-un-nuovo-contingente-africano-contro-jihadisti/

Appena nell’incarico presidenziale dal 14 maggio 2017, Emmanuel Macron si reca dopo soli 5 giorni a Gao, capoluogo dell’omonima regione del Mali, dove ha sede il quartier generale dell’operazione Barkane e, dopo soltanto un mese e mezzo, a Bamako, capitale del Mali, per incontrare i capi di Stato dei paesi del “G5 Sahel”. La Francia non vi appartiene, ma Macron intende sottolineare in modo inequivocabile il peso politico che attribuisce al neonato G5 Sahel.
Le sfide che si presentano nell’approccio all’intervento militare nei paesi del Sahel comportano problematiche sempre più complesse mano a mano che il loro disegno originario si chiarisce negli obiettivi e nelle modalità da seguire per la sua realizzazione.
Circola l’impressione di uno scontro tra le diverse strategie da adottare, in particolare sull’approccio multilaterale seguito fino ad allora, invece di quello bilaterale sostenuto dagli USA.
Lo scorso 4 ottobre la morte di quattro soldati USA in un’imboscata tesa da ribelli jihadisti nel Niger, che registra l’intervento anche di elicotteri francesi chiamati ad operazione di salvataggio, getta lo scompiglio tra le forze militari non autoctone presenti, con ripercussioni fino alle più alte cariche della catena di comando.

Portrait of Nikki Haley, President-elect Donald Trump's choice for U.S. Ambassador to the United Nations. Di Office of the President-elect - https://greatagain.gov/biography-governor-nikki-haley-257e53649cca#.rjhj9evxk, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54036130

Secondo la Rappresentante permanente USA presso l’ONU, Nikki Haley, che ha manifestato l’impegno americano bilaterale di 60milioni di dollari in assistenza bilaterale, i paesi del G5 funzioneranno a pieno regime, con l’impegno americano, in un periodo che va da tre a sei anni, mentre il budget di 491milioni di dollari previsto dal G5 risulta finanziato soltanto per il primo anno e per di più in modo ampiamente insufficiente, ma che voci delle forze armate francesi ritengono ampiamente sovrastimato e capace di buoni risultati anche nei limiti prossimi ai 300milioni.
L’approccio francese si presenta attento più ad una ricostruzione civile ed economica che limitato ad un mero intervento militare e, di conseguenza, esteso su un periodo di 10, 15 anni. Lo stesso intervento militare privilegia fortemente, poi, intelligence, sorveglianza e ricognizione del teatro delle operazioni, scelta fatta per ridurre il rischio di perdite umane.
Le insidie che si celano nella fase attuale caratterizzate da “sapienti” attese, punti fermi nelle strategie del “do ut des”, ondate di incenso per i potenti nella speranza di un “a buon rendere” non consentono attese inoperose.
E’ di pochi giorni fa, infatti, la prima missione militare sul campo della forza antiterrorismo G5 Sahel denominata Hawbi [vacca nera], che ha potuto constatare lo stato dei lavori di costruzione della logistica della forza multinazionale, per la cui sede è stata scelta la località dove si incontrano le frontiere di Mali, Niger e Burkina Faso.
Ma è anche di pochi giorni fa quello che viene definito dagli specialisti un test per il ritiro delle truppe di AMISOM, che operano su mandato dell’Unione Africana, dal fronte della Somalia. Forse un altro passo nella direzione del cambio di strategia dal multilaterale al bilaterale?
By Peter Fitzgerald, amendments by LtPowers - Own work based on the blank worldmap, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22747560

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