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Yemen: la guerra per procura
di Diego Grazioli
Yemen – Mappa. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33368

Un paese con due presidenti, due primi ministri, due capitali e una guerra civile. Questa la situazione in Yemen, una delle nazioni più povere del mondo, dove da anni si combatte un conflitto per procura che sta decimando la popolazione e distruggendo uno dei patrimoni artistici più importanti del pianeta.
A fronteggiarsi il fronte filo iraniano degli Houthi che dal 2014 ha preso il controllo della capitale Sana'a e del nord-ovest del paese, e la coalizione filo saudita che ha fatto della città portuale di Aden la propria capitale. Da quando sono cominciate le ostilità, nella primavera di due anni fa, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha stabilito che almeno 20mila persone hanno perso la vita mentre altre centinaia di migliaia sono state costrette alla fuga a causa della pulizia etnica messa in atto dalle fazioni contrapposte. Secondo l'ONU, la maggior parte delle vittime sono state causate dai bombardamenti dell'alleanza sunnita, il più recente dei quali ha devastato, la scorsa settimana, il ministero della difesa di Sana'a.
Ma non sono solo le armi a decimare la popolazione. Secondo Medici senza Frontiere recentemente nel paese si sarebbero verificati oltre 600mila casi di colera a causa della distruzione della quasi totalità delle strutture sanitarie.

Di Ali Zifan - The map image is based on Template:Yemeni Civil War detailed map. Used blank map :Yemen location map.svg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47087541
In questo scenario di devastazione si sono ritagliati uno spazio consistente anche le milizie di Al Qaeda che hanno preso il controllo della zona orientale del paese al confine con l'Oman. Una guerra destinata ad acuirsi, visto i proclami del nuovo uomo forte di Riyad, il principe ereditario saudita Mohammed Bin Sultan che ha deciso l'intensificazione dei bombardamenti ed un sostegno militare di primo livello alle forze fedeli al presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, che da Aden dirige le azioni contro i ribelli Houthi. Quest'ultimi però, a loro volta, sono stati foraggiati di armi e soprattutto di missili dal vicino Iran che, dopo Iraq e Libano, ha deciso di incrementare la sua influenza anche in questo strategico paese della penisola arabica.
Il conflitto yemenita infatti va letto nella sempre più violenta contrapposizione tra il paese simbolo dello sciismo cioè l'Iran e l'Arabia Saudita, paladina della visione sunnita dell'Islam. Anche la recente defenestrazione del premier libanese Saad Hariri, sunnita ma capo di un governo di cui fanno parte i capi Hezbollah, fa parte di questo copione.
Secondo Riyad, infatti, Hariri, ancora impossibilitato a tornare in patria dopo un viaggio in Arabia Saudita, sarebbe stato troppo morbido con le milizie filo iraniane che controllano il Libano meridionale. Una situazione estremamente articolata che ha come punto snodale l'evoluzione del programma nucleare di Teheran. Nonostante gli accordi di Ginevra che hanno portato ad un compromesso sulla valenza non bellica del suddetto programma, i paesi sunniti ed Israele non si fidano affatto delle intenzioni di Teheran, ritenendo il paese degli ayatollah un pericolo per la pace nella regione. Una pace che negli ultimi anni si è fondata sul criterio del bilanciamento della forza militare e delle zone d'influenza. Un equilibrio messo in discussione dalla guerra in Iraq, che ha visto cambiare la leadership sunnita in favore di un governo a guida sciita e per questo legato a doppio filo all'Iran.
La guerra civile yemenita rappresenta dunque l'ennesimo sanguinoso capitolo di questa contrapposizione secolare e difficilmente si arriverà in tempi celeri ad un compromesso tra le parti, finché Teheran e Riyadh non avranno trovato una nuova simmetria nei rapporti di forza per l'egemonia del Medio Oriente.

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