USA Gun, foto di AK Rockefeller, Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

Malessere di una società che pretende di essere la guida del mondo civile

Usa: follia e mercato delle armi
di Riccardo Liberati

La recente strage in USA, causata da un anziano signore improvvisamente colto da raptus di pazzia, ha riacceso l’eterno dibattito americano sulla libera vendita di armi portatili.
Le posizioni contrapposte sono due: la prima, sostenuta dalla lobby dei costruttori di armi e munizioni, fa riferimento alla tradizione statunitense della libera vendita e alla concezione secondo la quale ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di difendersi da eventuali malintenzionati.
La seconda posizione, è invece quella di chi afferma che le stragi provocate dai folli non avverrebbero se la vendita fosse maggiormente controllata, e i potenziali acquirenti subissero almeno una visita psichiatrica.
Da diverso tempo ormai questo dibattito è divenuto il leitmotiv delle principali discussioni sulla e nella società statunitense.
Da quale parte sta la ragione? Il divieto di libera vendita di armi eviterebbe davvero ulteriori stragi causate dalla follia di alcune persone? E’ davvero la facilità con la quale in USA si possono reperire questi strumenti atti ad offendere la principale fonte del problema?
Per rispondere in maniera oculata occorre fare una disamina della struttura e dei valori fondanti della società americana. Innanzi tutto, chiariamo un punto: in una realtà complessa come quella degli USA o quella europea, il contrabbando e il mercato sotterraneo di prodotti vietati, vedi ad esempio la droga, è una realtà di fatto.
Non sarebbe quindi difficile per un soggetto deciso a impossessarsi di un’arma ricorrere al ‘mercato nero’.
Un’eventuale restrizione della vendita causerebbe, semplicemente, un aumento delle armi vendute seguendo ‘canali’ non del tutto legali. Il problema è quindi un altro: perché la società statunitense produce questo tipo di personaggi, a volte del tutto insospettabili, che improvvisamente compiono stragi?
Chiunque abbia avuto a che fare con americani nella loro patria, ha notato che oltre alla lingua esistono dei fattori che differenziano totalmente la società statunitense da quella europea, e in generale dalle altre società del pianeta.
Gli americani sono un popolo fondamentalmente ‘stressato’.
Il capitalismo ha trovato in USA un terreno straordinariamente fertile. Se questo ha portato da un lato a elevare la Nazione a un livello di eccezionale potenza economica e militare, tanto da farla divenire la più grande superpotenza mondiale, dall’altro lato ha creato uno Stato in cui la competizione tra individui è spinta a un livello a volte incompatibile con la salute mentale.
Alla base di questa esaltazione sfrenata della competizione, vi è una concezione dell’uomo e della sua vita di tipo calvinista – puritana. Anche se il capitalismo, considerato come accumulo del sovrappiù, nasce secondo Pellicani nell’Italia dei comuni e in seguito dei mercanti rinascimentali, trova il suo miglior brodo di coltura nell’Europa del nord. Secondo John Kleeves, pseudonimo di Stefano Anelli, mentre la mentalità romana scoraggiava l’iniziativa privata, o meglio ne considerava il valore soltanto in misura del beneficio che portava alla collettività, le società del nord meno toccate da questo tipo di pensiero erano pronte a fondere la concezione individualista con la nuova figura del ricco mercante.
Tale figura ebbe bisogno di non entrare in contrasto con il cristianesimo, e quindi inventò un’interpretazione dello stesso nella quale Dio manifestava la sua benevolenza all’individuo attraverso la sua elevazione sociale basata sulla ricchezza.
Questo tipo di modo di ragionare produce quello che gli psicologi chiamano ‘Adp’ ovvero ‘disturbo antisociale della personalità’, di cui sarebbero per altro affetti uomini del calibro di Madoff e Blankfein, banchieri e capitalisti senza scrupoli. Secondo Pierluigi Fagan, questa sindrome della competizione per l’arricchimento individuale a tutti i costi è un residuo della mentalità guerriera dei popoli barbarici del nord.
Vale la pena di aggiungere che per costoro il combattimento si realizzava con una serie di scontri individuali, e non come nel mondo mediterraneo con un’organizzazione a falange o a legione, dove la collettività contava molto più dell’eroismo del singolo, che veniva per altro scoraggiato. Alla base dell’economia di Adam Smith, vi è una sorta di mano invisibile che regola il mercato.
L’obiettivo del mercato è tuttavia quello di accumulare quanta più ricchezza possibile, e questo non per un bene collettivo, ma esclusivamente per il singolo.
La conclusione è che nel mondo di oltre oceano gli uomini sono divisi in due categorie: i ricchi, comunque buoni per scelta divina, e i poveri, esseri su cui la benevolente mano di Dio non si è posata.
E’ questo tipo di base fondante della società americana a produrre quel tipo di nevrosi che arma gli scellerati.
Se gli statunitensi vorranno evitare nuove stragi, sarà bene che ripensino al modello sul quale si basa la loro comunità, altrimenti continueranno ad assistervi impotenti, e non sarà certo una restrizione del mercato delle armi a ridurre il numero di pistole fumanti.
Ricordiamoci che dietro un’arma c’è sempre un uomo, e quell’uomo è figlio della società nella quale è vissuto.

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