October 31, 2014 The Kremlin, Moscow. President Putin at a meeting with officers appointed to senior command positions. Photo: the Presidential Press and Information Office

UCRAINA: Torna alta la tensione tra Kiev e i separatisti
di Diego Grazioli

Dopo un'estate passata sugli altari dell'informazione internazionale, la crisi ucraina sembrava ormai avviata verso una risoluzione diplomatica. Gli accordi di Minsk siglati dal Presidente Petro Porosenko e dal suo omologo russo Vladimir Putin, avevano rasserenato il clima, dopo i drammatici scontri tra lealisti e ribelli costati la vita a migliaia di persone e costretto alla fuga un numero consistente di famiglie.
La tornata elettorale per il rinnovo del parlamento di Kiev, seguita da quella indetta dalle repubbliche separatiste, hanno riportato la tensione ai massimi livelli, con combattimenti particolarmente aspri per il controllo della città di Donetsk. Nell'ex capitale mineraria del paese non si fronteggiano solo i militari di Kiev e le formazioni dei ribelli filo-russi, ma sono soprattutto le bande mercenarie a fare la parte del leone in questo scontro fratricida.
Dalle repubbliche dell'ex Unione Sovietica sono giunti nei territori contesi centinaia di combattenti sensibili al richiamo della Grande Russia, mentre da ovest le file dei lealisti si sono ingrossate con l'innesto di migliaia di uomini appartenenti alla galassia dell'estrema destra europea.
In questa fase, il prezzo più alto dell'innalzamento della tensione, sembra ricadere sulle spalle del Presidente ucraino Porosenko, accusato da un'ampia fetta dell'opinione pubblica del suo paese di essere troppo morbido nei confronti delle istanze dei ribelli. Tra quest'ultimi invece sembra stia prevalendo una strategia attendista. D'altronde è nell'interesse di Mosca non esporsi troppo militarmente, mantenendo comunque un sostegno adeguato ai miliziani dell'est. Un supporto che da un momento all'altro potrebbe aumentare, creando le condizioni per una vera e propria invasione delle regioni orientali del paese.
Tra gli strateghi del Cremlino infatti è sempre viva l'ipotesi della creazione di un corridoio che, attraverso l'area del Dombass, colleghi la Russia alla Crimea. Una linea di rifornimento che per concretizzarsi avrebbe bisogno della conquista e del controllo della città di Mariupol sul Mar Nero, ultimo baluardo di Kiev in questa parte del paese. Proprio la sorte della cittadina balneare, dall'immensa importanza strategica, sarà il vero snodo di questa fase del conflitto.
La comunità dei paesi aderenti alla NATO difficilmente potrà consentire la caduta di Mariupol senza vedere scalfito in maniera indelebile il proprio prestigio. Una partita destinata a congelarsi in vista dell'arrivo del rigidissimo inverno slavo, quando gli scontri combattuti con le armi lasceranno il posto alla guerra energetica, vero asso nella manica di Putin e del suo entourage al Cremlino.

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