Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha incontrato a Palazzo Chigi il Primo Ministro libico Fayez al-Sarraj. Al termine, dopo la cerimonia di firma dell'accordo, si sono tenute dichiarazioni alla stampa (Foto di Palazzo Chigi)

A piccoli passi

Libia: l'Europa si muove in ordine sparso
di Diego Grazioli

A distanza di una settimana sembrano già evaporati i buoni propositi emersi dal vertice di Parigi sul futuro della Libia.
L'incontro organizzato dal Presidente Macron, senza la presenza dell'Italia, aveva visto un riavvicinamento tra il premier Fayez Al Sarraj del governo di Tripoli ed il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica. Alla prova dei fatti però nulla è cambiato nel paese nordafricano da quella stretta di mano.
Anzi, a distanza di solo dieci giorni dal vertice parigino, le posizioni tra le due entità che mirano a controllare la Libia si sono fatte sempre più distanti, con il generale, appoggiato da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, che ha esortato Al Serraj a tornare a fare l'ingegnere, lasciando alla sua formazione il compito di rimettere insieme un paese in preda all'anarchia.
Un invito inaccettabile per il governo di Tripoli che a sua volta ha accusato il leader di Tobruk di ingerenze negli affari interni della "capitale", ritenendolo responsabile di strumentalizzare la questione dei migranti per ottenere un tornaconto personale.
Proprio sulla regolamentazione dei flussi di disperati diretti verso le nostre coste si è acceso uno scontro tra il nostro paese e le autorità che controllano la Tripolitania, nonostante l'Italia sia il principale sponsor internazionale del governo Al Serraj. Secondo la versione italiana infatti è stato proprio il primo ministro libico a richiedere, con una lettera datata il 23 luglio, la messa a punto di una missione di sostegno da parte della nostra Marina alle unità della guardia costiera libica impegnate nel contenimento dei migranti.
Un'operazione che dovrebbe coinvolgere fino a mille uomini, dotati di tecnologie in grado di individuare le imbarcazioni degli scafisti diretti nel nostro paese prima che queste arrivino in acque internazionali. Si tratterebbe dunque di approntare nel paese nordafricano delle vere e proprie basi controllate da una task-force con un comando congiunto italo-libico che avrebbe la possibilità di intervenire in prossimità delle coste.
Un'ipotesi però smentita dal ministero della Difesa di Tripoli che ha negato decisamente che dal proprio governo sia arrivato un invito del genere, confermando solo la possibilità per le nostre imbarcazioni di operare ai margine delle acque internazionali.
Questa vicenda dimostra per l'ennesima volta il livello di anarchia che regna in Libia, non solo tra le due principali milizie ma anche all'interno degli stessi schieramenti.
Una notizia positiva arriva invece dal codice di condotta che le ONG operanti nel Mediterraneo centrale dovrebbero osservare in materia di soccorso ai migranti in mare dopo le polemiche dei giorni scorsi. Il Viminale ha raggiunto un accordo di massima con la maggior parte delle organizzazioni non governative che consentirebbe ai nostri uomini di salire a bordo delle imbarcazioni di soccorso per evitare che quest'ultime possano in qualche modo incoraggiare il flusso di clandestini diretti in Europa.
Un piccolo passo che va nella direzione di assicurare il sacrosanto diritto di soccorso in mare senza che però vengano agevolati i traffici degli scafisti.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.