Al-Nuri Mosque (Mosul) Di Faisal Jeber - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49117010

Iraq: le ultime ore del califfato
di Diego Grazioli

L'offensiva delle forze governative irachene per riprendere la città di Mosul, nel nord del paese, è giunta alla stretta finale.
I reparti speciali di Baghdad coadiuvati dai raid dell'aviazione della coalizione a guida americana hanno relegato gli ultimi miliziani dell'ISIS in un perimetro di due chilometri quadrati corrispondenti alla parte vecchia della città, una zona difficilmente espugnabile vista la conformazione urbanistica della stessa, con vicoli strettissimi e passaggi sotterranei che diventano trappole mortali per gli assedianti.
Altro impedimento che limita l'avanzata dell'esercito regolare iracheno, è la presenza nell'area dei combattimenti di almeno 100mila civili, impossibilitati a lasciare le proprie case nonostante gli appelli delle forze governative che prima di ogni assalto invitano gli abitanti a defluire verso le zone sotto il loro controllo. Un esodo quasi impossibile visto che le brigate jihadiste sparano su chiunque cerchi una via di fuga.
A difendere quel che resta della seconda città dell'Iraq infatti ci sarebbe una pattuglia di miliziani provenienti dal Caucaso, combattenti determinatissimi disposti a farsi scudo dei civili pur di difendere le proprie posizioni.
Nonostante questo drammatico scenario, la resa dei conti di quel che resta della culla del Califfato è questione di ore, come dimostra la decisione delle milizie jihadiste di far saltare in aria la moschea di Al Nuri ed il suo minareto risalente al tredicesimo secolo, da dove il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi proclamò nel 2014 la nascita dello stato islamico.
Proprio la sorte della guida degli uomini in nero è avvolta nel mistero, dopo l'annuncio del comando militare russo di aver decimato in un raid aereo i vertici dell'organizzazione terroristica, compreso il suo leader. Il blitz sarebbe avvenuto in un'area tra le città siriane di Raqqa e Deir Ezzor dove l'alleanza tra le forze curde ed i ribelli siriani, appoggiati dalla coalizione internazionale, sta mettendo alle strette i settemila miliziani del Califfo presenti in Siria.
Proprio la contemporanea presenza nella zona dei combattimenti dell'esercito di Damasco e dei peshmerga curdi sta generando non pochi problemi di coordinamento e di pianificazione degli obiettivi. Tra gli effetti collaterali di questa tensione ci sarebbe anche l'abbattimento di un jet siriano da parte delle forze statunitensi, episodio che non ha mancato di suscitare il profondo risentimento di Mosca. Schermaglie che danno l'idea di quello che potrà succedere una volta che lo stato islamico verrà definitivamente annientato.
Un territorio enorme, che va da Damasco al confine con l'Iraq, conteso da schieramenti estremamente diversi, da famiglie musulmane diverse, con disegni strategici diversi. Basti pensare alla probabile rivendicazione curda di avere un proprio stato sovrano e alla conseguente reazione della Turchia.
Uno scenario da brividi destinato a ridisegnare le mappe del Medio-Oriente.

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