foto: Fichier:LE Eithne Operation Triton.jpg. Da: Fichier d'origine,Wikimedia Commons.

Tra terrorismo e flussi migratori

Libia: la madre del caos
di Diego Grazioli

Mentre l'Europa era ancora sotto shock per la strage di Manchester che ha mietuto la vita di 22 persone e provocato ferite indelebili ad altre 100, al largo delle coste libiche avveniva l'ennesimo naufragio di un'imbarcazione stracolma di migranti. Questa volta a perire tra le onde sono state oltre 30 persone, per la maggior parte minori, partite dalla Libia in cerca di fortuna in Europa. È proprio sulla pelle di questi giovanissimi profughi che si sta consumando lo sfaldamento dei concetti di coesione e di solidarietà, baluardi imprescindibili di un'Unione che ambisce a disegnare un nuovo fondamentale capitolo della storia moderna.

Recentemente il parlamento di Strasburgo ha lanciato un atto di accusa nei confronti di quei paesi che non rispettano le regole di ridistribuzione dei migranti approvate dal Consiglio d'Europa. Dei quasi 18mila profughi sbarcati in Italia ed in Grecia negli ultimi mesi, solo l'11% sono stati accolti dai vari partner europei. Tra le nazioni che spiccano per aver posto il veto totale al ricollocamento dei migranti ci sono Polonia, Ungheria ed Austria, che hanno chiuso ermeticamente le proprie frontiere, nonostante i diversi moniti giunti dalle istituzioni europee. Un vulnus che rischia d'incrinare l'architettura di diritti e doveri sulla quale si è costruita l'Unione, anche perché i paesi più intransigenti nell'accoglienza ai richiedenti asilo sono gli stessi che perseguono una politica di chiusura con la Russia, fomentando tensioni che in questa fase geopolitica potrebbero tranquillamente essere messe da parte.
foto di: aymen-juha, da pixabay
Tornando al dramma dei migranti, è ormai chiaro che per organizzare dei flussi controllati verso la costa nord del Mediterraneo; che salverebbero la vita a migliaia di persone, i cosiddetti corridoi umanitari, bisognerebbe intervenire nel marasma politico che connota la realtà libica, dove le milizie che controllano lo sterminato paese, diventato una prigione a cielo aperto per migliaia di disperati, si stanno affrontando in un conflitto senza quartiere dalla caduta di Gheddafi nel 2011.
L'ostilità tra le forze del maresciallo Khalifa Haftar e le truppe del governo di Tripoli di Fayez al-Sarraj nei giorni scorsi si è addirittura acuita, con efferati combattimenti costati la vita centinaia di uomini. Un caos che sta consentendo alle formazioni islamiste di controllare dell'enclave di territorio da dove possono pianificare azioni terroristiche nei paesi europei, come dimostra proprio la carneficina di Manchester.

Nonostante Salman Abedi, il 22enne autore della strage, fosse un cittadino britannico a tutti gli effetti, sembra infatti che l'addestramento ed i mezzi per l'attentato provenissero dalla Libia, paese di cui è originario. Inoltre, nel corso delle perquisizioni effettuate dagli inquirenti libici negli appartamenti a disposizione dei suoi familiari, sono stati ritrovati i piani per assassinare l'inviato delle Nazioni Unite per la Libia Martin Kobler.

Contribuire ad una transizione pacifica della realtà dell'ex paese di Gheddafi avrebbe dunque degli effetti positivi anche sui due più grandi problemi che attanagliano il nostro continente: il terrorismo e la questione dei flussi migratori.

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