Immagine via Emmanuel Macron, Facebook.

Col 66,1% delle preferenze

Francia: il trionfo di Macron
di Diego Grazioli

Ha vinto la Francia, ha vinto l'Europa. Questa l'estrema sintesi del discorso pronunciato dal nuovo presidente Emmanuel Macron davanti ad una folla immensa riunitasi nei giardini del Louvre nella tarda serata di domenica, quando lo spoglio dei voti era ancora in corso ma già si delineava un netto successo dell'outsider della politica francese.
Un'affermazione che va ben oltre le previsioni della vigilia e che, alla fine del conteggio, ha visto Macron aggiudicarsi il 66,1% delle preferenze dei francesi contro il 33,9 ottenuto dalla candidata del Front National Marine Le Pen. Un trionfo che supera di diversi punti percentuali ogni risultato ottenuto dai presidenti francesi nelle elezioni degli ultimi 50 anni, ad eccezione della tornata del 2002 che aveva visto la vittoria di Jacques Chirac con l'82% dei voti contro il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen. Allora però l'estrema destra francese era ancora innervata da venature che richiamavano i fantasmi del fascismo e la negazione degli stermini della seconda guerra mondiale; inoltre, l'appeal dell'Europa era ancora forte, solo marginalmente intaccato dagli effetti della globalizzazione.
Ben altra valenza hanno invece queste elezioni presidenziali del 2017, con una fetta consistente dei cittadini francesi alle prese con una profonda crisi, dovuta alla perdita del potere di acquisto dei salari ed impauriti da una società sempre più multietnica, ritenuta responsabile del decadimento del sentimento di grandeur che da sempre pervade il popolo d'oltralpe.
Anche la mappa del voto delineatesi, con maggiore evidenza nel primo turno di queste elezioni, ci consegna un paese spaccato per reddito e provenienza geografica. La Francia profonda, quella del nord-est e dei piccoli centri infatti ha riversato il proprio voto su Marine Le Pen mentre le grandi città e tutta la Francia occidentale ha premiato ampiamente Emmanuel Macron. Proprio la ricucitura di un paese diviso sarà il primo compito del neo presidente, anche se la scadenza delle prossime elezioni legislative, in programma il prossimo giugno, impedirà agli schieramenti politici di abbandonare la retorica da campagna elettorale, perpetuando per qualche tempo il clima di contrapposizione che da mesi si trascina in Francia.
Una tornata elettorale non importante come quella appena conclusisi ma che avrà degli effetti importanti sulle capacità di manovra del nuovo inquilino dell'Eliseo, anche perché i partiti tradizionali che avevano dominato la scena politica della quinta repubblica sono usciti con le ossa rotte dal voto di domenica scorsa, senza un proprio candidato a contendersi la presidenza del paese. Difficilmente dunque l'UMP di Francois Fillon e soprattutto il partito socialista dell'ex presidente Francois Hollande potranno ottenere una buona affermazione nella scelta dei rappresentanti dell'assemblea nazionale. In attesa delle nuove urne però è lampante che il successo di Macron rilanci il progetto europeo, come emblematicamente, nella notte della vittoria, ha dimostrato la moltitudine di bandiere dell'Unione sventolare insieme al tricolore francese.

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