(Emmanuel Macron) e [Marine Le Pen]

Francia: Macron-Le Pen, sfida all'ultimo voto
di Diego Grazioli

La corsa per la successione di François Hollande all'Eliseo è giunta al suo ultimo giro di boa. I candidati usciti vincitori dalla prima tornata delle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron e Marine Le Pen, sono al lavoro per convincere i propri connazionali a puntare sulla rispettiva visione strategica del paese e dell'Europa.
Una sfida che contrappone due idee completamente differenti sul ruolo che la Francia dovrà tenere nei prossimi quattro anni in questioni estremamente importanti, a cominciare dal futuro della moneta unica e del rapporto tra Parigi e il resto dei paesi dell'Unione Europea.
Non c'è dubbio che sia la candidata del Front National Marine Le Pen a destare le maggiori preoccupazioni riguardo la prosecuzione del percorso d'integrazione intrapreso negli ultimi sessant'anni dalle nazioni del vecchio continente. Un viaggio che negli ultimi tempi ha subito alcune battute d'arresto che hanno portato ad una disaffezione del progetto da parte di una fetta consistente della popolazione. Uno scetticismo ampiamente cavalcato dalla candidata dell'estrema destra francese che, in caso di vittoria, ha annunciato riforme epocali a cominciare dalla convocazione di un referendum sulla permanenza della Francia negli organismi rappresentativi dell'Unione.
Anche Emmanuel Macron è un outsider del panorama politico europeo, nonostante il ruolo di ministro dell'economia rivestito sotto la presidenza Hollande. Le riforme annunciate dal candidato del movimento En Marche in caso di vittoria però riguarderebbero solo le politiche all'interno dei confini nazionali, non mettendo in discussione il ruolo che la Francia avrebbe negli assetti istituzionali del vecchio continente. Probabilmente il cambiamento maggiore annunciato da Macron riguarderebbe uno snellimento del settore pubblico e una riduzione della quantità di energia nucleare prodotta dalle centrali atomiche d'oltralpe. Aspettando l'esito finale che verrà reso noto nella tarda serata di domenica 7 maggio, il dato più importante di queste elezioni presidenziali francesi è l'epocale sconfitta dei partiti tradizionali che hanno dominato la scena politica dal dopoguerra ad oggi.
È la prima volta nella storia della Quinta Repubblica che né il partito socialista né quello gollista arrivano a contendersi nel ballottaggio lo scranno più importante di Francia. Una debacle figlia della situazione geopolitica che vede il paese transalpino sfregiato dai devastanti attacchi terroristici compiuti da miliziani della Jihad e dagli scandali che hanno coinvolto i principali esponenti della destra moderata francese, come l'ex presidente Sarkozy e il candidato dell'UMP Francois Fillon. Quel che è certo e che dal prossimo 7 maggio le cose non saranno più le stesse al di là delle Alpi, con una classe politica destinata ad autoriformarsi pena la perdita della residua "grandeur" che la Francia ha sempre ambito ad avere nei confronti degli altri partner europei e del resto del mondo.

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