The Palais des Nations, the main building of the United Nations Office at Geneva. In 2012 alone, the Palace of Nations hosted more than 10,000 intergovernmental meetings By de Benutzer:Filzstift - Image by: de:Benutzer:Filzstift, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15477

Guerra in Siria; armi chimiche e convenzionali

ONU: il re è nudo
di Maurizio Simoncelli (*)

Roma, 7 aprile 2017
L’ennesima strage di civili avvenuta in Siria e attribuita ad un probabile attacco aereo governativo con armi chimiche e il successivo intervento missilistico statunitense contro la base aerea di Al Shayrat evidenziano due questioni.
La prima è connessa all’evidente emarginazione dell’ONU, che, bloccata dai veti incrociati dei membri permanenti, non è in grado di esercitare alcuna funzione nell’ambito della sicurezza internazionale, né con interventi di peacekeeping, né di contenimento del conflitto che ormai coinvolge a vari livelli numerosi paesi (dal governo ai ribelli, dall’ISIS ai curdi, dalla Turchia all’Iran, dalla Russia agli Stati Uniti, ecc.).
Nel frattempo, nel quinquennio 2012-2016 il 29% delle esportazioni mondiali di armi è andato nel Medio Oriente: la sola UE nel 2014 (ultimo anno con dati disponibili) vi ha indirizzato il 32% del suo export militare.
La seconda questione è connessa alle motivazioni dell’intervento statunitense fondato sul massacro dei civili, ritenuto stavolta inaccettabile, come se le migliaia di vittime delle armi convenzionali fossero invece accettabili in Siria come in Afghanistan o in Libia. Né vanno dimenticate le vittime innocenti degli attacchi con i droni militari armati effettuati da vari paesi, di cui lo stesso governo statunitense lo scorso anno ha ammesso l’esistenza senza riuscire neppure a quantificare esattamente tali “danni collaterali” (oscillando con stime tra il 3 e il 4%), anche per la difficoltà d’identificazione dei civili stessi.
L’uso dei droni militari armati da parte di diversi paesi (Stati Uniti, Russia, Israele ecc.) ha mostrato l’impossibilità di “interventi chirurgici” al punto che, ad esempio, altre fonti stimano le vittime civili (sia morti sia feriti) in Afghanistan oscillare intorno al 30%.
Lo sdegno di oggi per i morti per causa di armi chimiche (vietate dalla CWC) dovrebbe allargarsi per tutte le vittime di tutte le armi, qualunque esse siano e chiunque le usi.

Maurizio Simoncelli (*)
Vicepresidente di
Archivio Didarmo
Cell. 3284081913

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