Tirano dogana.jpg, autore:mstefano80, foto da: Wikimedia Commons

Finto cosmopolitismo?

Chiusura di frontiere svizzere
di Miriam Gambella

La Svizzera ha chiuso tre valichi secondari di confine tra la Svizzera e l'Italia; poteva sembrare un brutto scherzo di inizio Aprile ma la realtà è proprio questa.
Dalla notte di sabato 1 Aprile e per i prossimi sei mesi dalle 23 alle 5 del mattino i varchi di Pedrinate, di Novazzano (in provincia di Como) ed il Ponte Cremenaga (in provincia di Varese)saranno chiusi.
Prima della nefasta sentenza i varchi erano sempre aperti ed erano sorvegliati in modo discontinuo dalle Guardie di Confine nella parte svizzera. In un primo momento la chiusura doveva riguardare 6 valichi poi si è concordato per i soli 3; questa “soluzione” è stata sostenuta e presentata dalla Lega dei Ticinesi passata al vaglio ed infine approvata da Berna.
Ma perché questa limitazione oraria di transito? Sostanzialmente la proposta è nata per assicurare più sicurezza ai cantoni svizzeri, difatti si auspica che con tale azione possano diminuire i furti nelle case e nei negozi svizzeri, di cui sono incolpati gli stranieri di origine balcanica che valicano le frontiere svizzere provenendo dall'Italia, dimenticando troppo spesso che questo andirivieni tra uno Stato e l’altro è in entrambe le direzioni.
Seppur questa questione è un problema reale, ed è giusto che i ticinesi tutelino i propri confini, tuttavia la popolazione sembra scettica sulla diminuzione del fenomeno con questa normativa. La sfiducia risiede nel fatto che si può transitare tranquillamente dai valichi di Chiasso Strada, di Bizzarone e di Crociale dei Mulini, valichi situati accanto a quelli chiusi; quindi non sarà questa limitazione temporale a fermare chi vuole davvero varcare i confini. Inoltre, il provvedimento preso oltre confine è allarmante, poiché c’è il timore che possa estendersi ad altri valichi, a tutto svantaggio del territorio italiano.

Ciò che dovremmo chiederci è se lo scopo ultimo della proposta sia davvero salvaguardare la sicurezza dei territori svizzeri; perché se così fossi ne gioiremmo tutti.
Ma non è che la causa di questa nuova disposizione sia dettata dalla politica “muraria”, così in voga negli ultimi tempi? La chiusura effettiva dei valichi in suddette fasce orarie allude molto probabilmente al vero muro che si vorrebbe per separare le due nazioni, in modo tale che i frontalieri italiani non possano più “rubare” il lavoro agli svizzeri.
Ad ogni modo sono in programma degli incontri tra le rappresentanze delle due nazioni e tra quelle della Regione Lombardia e del Canton Ticino, dove saranno portate soluzioni funzionali e diverse da quella attuale al fine di stabilire un accordo affinché non si penalizzino i cittadini dell’uno e dell’altro Stato, come è già successo, per quelli italiani, con la normativa sulla chiusura dei valichi appena entrata in vigore.
Si spera in un confronto e in un momento risolutivo diplomatico con un provvedimento che effettivamente salvaguardi i cittadini e i lavoratori di entrambi gli Stati anche perché in un mondo cosmopolita, dove tutti si erigono a promotori della libertà, chiudere le dogane rappresenterebbe un forte controsenso.

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