Foto via Gage Skidmore, 2016.

Nel mirino, per ora, imprese di otto paesi europei

USA: la guerra commerciale di Trump
di Diego Grazioli

La decisione del presidente americano Donald Trump di imporre dazi alle aziende straniere che esportano negli Stati Uniti usufruendo di aiuti pubblici nel proprio paese rappresenta una svolta pericolosa ed anti storica per l’economia globale. Nel mirino, per ora, sono finite imprese di otto paesi europei, accusate di praticare il cosiddetto dumping economico, cioè vendere un bene all’estero ad un prezzo inferiore rispetto a quello imposto nel mercato interno, oppure di percepire direttamente aiuti statali o di usufruire di agevolazioni dal punto di vista fiscale.
Per analizzare meglio la situazione Trump ha firmato due decreti esecutivi che mirano ad individuare le aziende che negli ultimi anni avrebbero commesso queste presunte violazioni commerciali ai danni degli Stati Uniti. Un’operazione che richiederà molto tempo per essere portata a termine e che è destinata ad essere fortemente criticata ed osteggiata da parte degli altri paesi. Se infatti le prime vittime di questa guerra commerciale sono le nazioni europee, è chiaro che il vero obiettivo dell'iniziativa del presidente americano è la più grande “fabbrica del pianeta”, cioè la Cina, che nell’ultimo decennio ha visto crescere la propria economia, imponendosi grazie alle esportazioni figlie di un bassissimo costo del lavoro.
Scardinare le regole, giuste o sbagliate, che hanno contraddistinto il commercio globale dall’inizio del nuovo millennio però potrebbe avere delle ripercussioni anche per l’economia a stelle e strisce. Le imprese americane infatti da sempre hanno usufruito non solo di aiuti diretti da parte delle istituzioni ma soprattutto hanno potuto imporsi a livello mondiale grazie alla potenza geopolitica che gli USA hanno esercitato da metà del secolo scorso. Quante volte le aziende americane si sono aggiudicate commesse ed appalti all’estero grazie alla propria forza militare in grado di rovesciare governi ed istituzioni o comunque in virtù di pressioni sul sistema o sui singoli governanti di altri paesi. Una pratica che ha reso praticamente impossibile un equo interscambio commerciale tra Washington e le altre nazioni del mondo. Non a caso nella lista dei 20 network economici planetari ben 13 sono in qualche modo riconducibili a proprietà statunitensi.
Ma c’è un altro fattore non meno importante che ha consentito all’economia americana di primeggiare negli ultimi decenni, ed è costituito dall’appeal che un prodotto può esercitare nell’immaginario comune. In questo caso il ruolo che ha avuto l’industria dell’immagine di Hollywood e di tutto il mondo dell’entertainment americano è stato ed è tuttora fondamentale. Il far scaturire il desiderio di un particolare oggetto o di un particolare stile di vita, con tutto il suo corollario di bisogni indotti, è una strategia ampiamente adottata dalle aziende americane che in questo modo hanno potuto imporsi a livello globale, uniformando i desideri di miliardi di persone e plasmando così il pianeta sul modello americano.

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