Statue in bronzo dei due leader nordcoreani Kim Il-sung e Kim Jong-il a Pyongyang. Foto via Flickr.

Nuovo test missilistico; ucciso il fratello di Kim Jong-un

Corea del Nord: un’escalation preoccupante
di Diego Grazioli

È stato un inizio di febbraio infuocato per la Corea del Nord ed i suoi vicini dell’Estremo Oriente.
La scansione degli eventi comincia con la telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed il suo omologo cinese Xi Jinping avvenuta il 10 febbraio, che ha riannodato il filo del dialogo tra i due paesi dopo le incomprensioni dovute al contatto tra il leader americano e la presidente taiwanese Tsai Ing-wen. La conversazione aveva fatto infuriare Pechino, che aveva visto nel gesto di Trump il tentativo di scardinare il principio di “una sola Cina” che aveva contraddistinto la politica a stelle e strisce nei confronti del gigante asiatico dal 1979.
Due giorni dopo, il 12 febbraio, il leader della Corea del Nord Kim Jong-un decide di testare un nuovo missile balistico in grado di trasportare testate nucleari. Un lancio che si conclude con successo, inabissandosi a 500 chilometri dalle coste giapponesi, scatenando così le furiose reazioni di Tokyo, baluardo imprescindibile della strategia americana in questa regione del pianeta. A quarantotto ore dall’evento, infatti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convoca una riunione d’urgenza per condannare il test di Pyongyang, che peraltro segue altri due lanci missilistici avvenuti nel 2016 che hanno portato ad un inasprimento delle sanzioni economiche ai danni della Corea del Nord.
Lo stesso giorno, il 13 febbraio, all’aeroporto di Kuala Lumpur, in Malesia, due donne uccidono il fratello maggiore del leader nordcoreano, spruzzandogli una sostanza letale sul viso. Un’operazione fuori dal comune, che ha lasciato sul terreno anche le due attentatrici, suicidatesi dopo aver compiuto il gesto. Kim Jong-nam era fuggito dalla Corea del Nord da diversi anni, dopo la presa del potere del fratello minore, ed aveva allertato le autorità di essere nel mirino dei servizi segreti nordcoreani. Secondo alcuni esperti di questioni di geopolitica dell’Estremo Oriente, la vittima negli ultimi tempi era stata contattata dalle intelligence di diversi paesi della regione che avevano individuato in lui un possibile successore di Kim Jong-un. Una soluzione che avrebbe garantito una “continuità dinastica” in un paese da oltre mezzo secolo abituato al culto ferreo della personalità.
Una serie di avvenimenti connessi tra loro che si inseriscono nella lotta per il controllo di questa area del Pacifico non ricchissima di materie prime ma dove di concentra il 60% della popolazione mondiale e dove passano le strategiche vie di comunicazione marina in grado di condizionare il commercio mondiale. Una guerra a bassa intensità che vede contrapporsi Stati Uniti e Cina e le loro rispettive reti di alleanze. È chiaro infatti che l’attivismo della Corea del Nord è indotto dalla volontà di Pechino che da sempre si serve dello spauracchio di Pyongyang per lanciare sinistri messaggi agli altri paesi della regione ed ai loro alleati.

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