Foto da https://www.whitehouse.gov/administration/president-trump

Oligarchie, Nazionalismi, Paure

Trump e la crisi della democrazia
di Roberto Savio *
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George W. Bush, la staffetta tra Reagan e Trump, dichiarò che gli Stati Uniti erano l’unica democrazia del mondo. L’elezione di Trump rende ormai questa tradizionale retorica americana impossibile. Trump ha avuto 3 milioni di voti meno della Clinton!

Il sistema elettorale americano nasce con l’indipendenza dall’Inghilterra, oltre 200 anni fa. Questi due secoli di unione hanno formato un popolo unito da miti, consumi e patriottismo, ma la costituzione è intoccabile, e basata sulla idea di proteggere i piccoli stati. Il risultato è una aberrazione democratica. Ogni stato ha diritto a due senatori, il Wyoming con 635.000 abitanti, e la California con 39 milioni. I nove stati più popolosi della Unione, hanno poco più del 50% della popolazione totale. I 25 meno popolosi hanno meno di un sesto. La California ha più abitanti di 21 degli stati meno popolosi. Ma nel Senato, 26 stati, anche se con poco più del 15% del popolo americano, hanno la maggioranza.
Lo stesso succede con l’elezione del Presidente. Il voto dei cittadini elegge dei rappresentanti calibrati secondo gli stati (non i votanti), che eleggono il Presidente. Trump è stato eletto basicamente con i voti degli abitanti del mondo rurale e delle zone industriali in crisi, minoranza numerica nel Paese.
Una democrazia, secondo tutti i costituzionalisti, si basa sull’equilibrio tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Questo equilibrio ha cessato di esistere dall’epoca di Reagan. La polarizzazione politica, in un paese dove solo vota il 50% delle persone, ha portato ad uno scontro strutturale fra legislativo ed esecutivo. La Corte Suprema, che dovrebbe difendere i diritti dei cittadini, è diventata un braccio politico del Presidente che nomina i giudici. Con una maggioranza repubblicana, ha eletto nel 2000 George W. Bush contro Al Gore, scavalcando la volontà popolare. E nel 2010 ha deciso che le aziende hanno gli stessi diritti dei cittadini, e possono quindi finanziare le campagne elettorali, come un cittadino. Quindi i due fratelli Koch, re dei fossili, possono votare individualmente, come i cittadini, ma apportare 900 milioni di dollari ai candidati conservatori repubblicani. Una elezione presidenziale costa almeno 2 miliardi di dollari. Ed una senatoriale 40 milioni. Cifre che emarginano il comune cittadino. Non siamo in una oligarchia, invece che in una democrazia?

Ma sostanzialmente, la democrazia cessa di essere reale se i cittadini con credono più nel sistema politico. E questo non è solo il cammino americano, ma anche quello europeo. Dalla caduta del muro di Berlino, nel 1989, con la fine delle ideologie, la politica ha perso visione e strategia a largo raggio, per diventare un fatto basicamente amministrativo, con un aumento sostantivo della corruzione. I cittadini, e specialmente i giovani, non si sentono parte del sistema. I partiti politici, da partecipativi sono diventati meccanismi autoreferenti. Aggiungiamo alla disaffezione politica la scoperta che il modello economico neoliberale del libero mercato non ha affatto dato la crescita annunciata per tutti, ma ha invece aumentato in misura senza precedenti lo scarto fra ricchi (sempre di meno) e poveri (sempre di più). Oggi otto persone hanno una ricchezza equivalente ai 2,3 miliardi degli abitanti più poveri del Pianeta… Sono stati investititi nel sistema finanziario mondiale dalla crisi del 2008, almeno 4 trilioni di dollari. In Italia, lo stato sta investendo 20 miliardi di euro nel salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, somma che permetterebbe di risolvere i problemi della scuola e della sanità. Le banche intanto hanno pagato 220 miliardi di multe per attività illegali. Non un solo banchiere è andato in prigione, né in Europa, né negli Stati Uniti. E gli stipendi superano facilmente il milione di dollari!

A questo disastroso quadro etico, politico e sociale, si aggiunge la immigrazione massiva che, va ricordato, nasce in grandissima parte dagli interventi militari degli Stati Uniti ed Europa in Iraq, Libia, Siria e Yemen.
Ecco perché come dice efficacemente Papa Francesco, la gente cerca un salvatore. E dalla crisi del 2008, nata negli Stati Uniti sulle ipoteche spazzatura, e spostatasi poi in Europa sulle speculazioni dei titoli degli Stati, sono nati salvatori in quasi tutti i Paesi europei, processo coronato con la Brexit. Ora sono all’attacco. Il 21 gennaio si è tenuto a Coblenza, sulle ali date da Trump, la riunione dei candidati della destra xenofoba e populista alle prossime elezioni olandesi, francesi e tedesche, che nel Parlamento Europeo hanno formato il Gruppo delle Nazioni e della Libertà. Ed era presente per l’Italia Salvini, che chiede elezioni a giugno, e che si dichiara sicuro che presto i tre paesi fondatori dell’Europa, Francia Italia e Germania spezzeranno le catene dell’Unione Europea e rifonderanno l’Europa delle Nazioni. Ed è interessante notare che tutti guardano a Putin come un punto di riferimento: il richiamo ad una chiesa conservatrice e tradizionale, la difesa dei valori della famiglia contro il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, e il richiamo ai valori nazionali. E l’impatto sulla politica è importante. Berlusconi, che è predecessore di Trump, dice che non bisogna più parlare di partiti, che sono ormai impopolari, ma di movimenti. E Grillo, che oggi vincerebbe le elezioni italiane, ha dichiarato che Trump e Putin sono un patrimonio per l’umanità.

Fa da sfondo a questo quadro occidentale che la Cina, che il Giappone e l’India sono retti da nazionalisti. E che le Filippine hanno un Presidente eletto sulla promessa di uccidere 60.000 persone, vittime della droga. E che l’America Latina attraversa una crisi politica profonda, evidente in modo diverso dal Brasile al Venezuela, dalla Colombia alla Bolivia, dall’ Ecuador al Centro America. E che l’Africa, che in tre decenni passerà da 1 miliardo a 2 miliardi di persone, continua ad avere frequenti crisi di democrazia, e risposte insufficienti alle necessità economiche e sociali del continente.

Ma la vera novità è che il mondo “anglo” ha deciso di abdicare alla sua funzione storica a favore della democrazia e del multilateralismo. Va riconosciuto che abbiamo sinora vissuto in un mondo molto “anglo”. Fino alla prima guerra mondiale, il mondo viveva nella Pax Britannica, le cui colonie avevano il 25% della terra. E che dopo, abbiamo avuto quasi un secolo di Pax Americana. La creazione delle Nazioni Unite, delle istituzioni internazionali, dei concetti della eguaglianza dei sessi, dell’azione contro il cambio climatico, così come della globalizzazione neoliberale, sono venuti soprattutto dal mondo “anglo”. In pochi mesi, la Brexit riporta la Gran Bretagna indietro nel tempo, e Trump da una politica globale passa ad una dimensione puramente nazionale. Tutto questo in un mondo multipolare, dove la Cina trova ora spazi insperati, come gli altri Paesi emergenti sinora inquadrati in un ordine mondiale, retto dagli Stati Uniti e dagli alleati europei. Ma ora, improvvisamente, gli Stati Uniti sono attivamente impegnati a destabilizzare gli alleati tradizionali. Va notato che lo stratega di Trump, Stephan Bannon, ha dichiarato che fa parte del suo compito alla casa Bianca rafforzare i partiti e movimenti xenofobi europei, e cita Farage, l’autore della Brexit, come il modello europeo con cui lavorare. Le dichiarazioni di Trump contro l’Unione Europea, la Nato, le Nazioni Unite, e gli accordi internazionali, sono note.

La rivoluzione di Trump non sarà facile, ed è auspicabile che crei una mobilitazione a difesa dei valori sui quali abbiamo avuto 70 anni di cooperazione internazionale. Lo sviluppo della cupidigia, la sostituzione dell’uomo come centro della società con il mercato, aveva certamente svuotato l’ordine mondiale dei suoi contenuti ideali. Ma quale sarà questo nuovo ordine mondiale, basato su nazionalismi, paure e avidità? Quello che è certo è che uno stile di governo che smentisce i dati della realtà, fomenta tensione ed odio come strumenti politici, lotta contro cultura, intellettuali, stampa, donne, minoranze, omosessuali e vicini, avrà un impatto profondamente negativo sulla politica e sulla società, la etica e la democrazia, nel mondo. Quindi, la vera domanda è: Trump avrà un solo mandato, o due? Se il suo elettorato, che è basicamente localista, e quindi ignorante del mondo, non capisse che è stato usato da Trump, e quindi lo rieleggesse, entreremo certamente in una era di tensioni e paure, scontri e conflitti, in cui non sarà piacevole vivere. E vedremo cosa succederà in Europa… e nel resto del mondo, senza cooperazione internazionale, che porta alla pace ed allo sviluppo…

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* Roberto Savio, fondatore e presidente emerito di Inter Press Service (IPS) agenzia di notizie ed editorialista di Other News.

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