Produzione di Gas campo di Bovanenkovo, Tass, en.kremlin.ru

La costruzione del Turkish Stream e le cessioni di Eni

Putin,lo Zar dell’energia
di Giovanni Capozzolo

Ulteriore conferma dello stato di tensione tra Unione Europea e la Federazione Russa, si registra la recente decisione dei 28 leader europei di rinnovare le sanzioni economiche contro la Russia per l’annessione della Crimea e la destabilizzazione della regione ucraina orientale del Donbass. Le sanzioni saranno rinnovate per altri sei mesi.
Mentre gli oppositori europei contro le sanzioni imposte alla Russia, paventano il rischio di forti destabilizzazioni economiche-finanziarie; la Federazione Russa, sempre più lontana dall’orbita europea, continua a consolidare il proprio impero energetico: settore strategico nonché arma di ricatto a disposizione della vasta madre Russia.
Con 44'000 miliardi di metri cubi, la Russia dispone delle più vaste riserve accertate di gas naturale al mondo. Nel raffronto internazionale, le riserve di petrolio sono invece nettamente inferiori e ammontano a circa 10 miliardi di tonnellate. Circa un quarto della produzione economica del Paese deriva dal settore delle materie prime. Con un'estrazione annua di oltre 520 miliardi di metri cubi di gas naturale, la Russia è il secondo maggiore produttore al mondo, a ridosso degli Stati Uniti (590 miliardi di m3). L'estrazione e la commercializzazione del gas naturale avviene prevalentemente tramite il gruppo Gazprom controllato dallo Stato. Gazprom controlla il sistema di trasporto del gas più grande del mondo, con condotte di 159,5 mila chilometri. Nel mondo la società gestisce 165 imprese di distribuzione, 445,3 mila chilometri di gasdotti e il trasporto di 164,3 miliardi di metri cubi di gas naturale. L’azienda è nata nel 1989, quando il Presidente russo Mikhail Gorbačëv ha unito i ministeri del petrolio e del gas come parte delle sue riforme economiche, nominando Gazprom ente responsabile per la produzione, la distribuzione e la vendita di gas. Il gas naturale russo giunge in Europa occidentale attraverso diversi grandi gasdotti.
L’impero energetico russo è in fase di sempre maggiore crescita: la politica estera russa continua a collezionare successi destinati a consacrare l’egemonia energetica russa. Nonostante le tensioni con la Turchia di Erdogan, il consiglio dei ministri turco, pochi giorni fa, ha confermato l’accordo intergovernativo russo-turco sul gasdotto Turkish Stream. Il progetto prevede la costruzione di due linee sul fondale del Mar Nero della portata di 15,75 miliardi di metri cubi di gas. Una linea sarà dedicata al mercato turco; la seconda sarà destinata al transito del gas verso l'Europa. Il segmento del gasdotto per il solo mercato turco sarà di competenza del gruppo Gazprom; per quanto riguarda la tratta offshore – lontano dalle coste – è in corso un contenzioso tra il gruppo svizzero Allseas e il gruppo italiano Saipem: uno dei leader italiani mondiali nella posa dei tubi delle linee di collegamento.
Sempre nel mese di Dicembre, la Russia si aggiudica dal colosso italiano Eni – Ente Nazionale Idrocarburi – un imponente patrimonio petrolifero. Eni ha concordato la cessione ai russi di Rosneft – compagnia petrolifera di proprietà in maggioranza del governo russo – il 30% del giacimento egiziano di Zohr. La cessione della quota del maxi giacimento in Egitto porterà nelle casse di Eni un corrispettivo di 1.125 milioni di dollari e il rimborso pro quota da parte di Rosneft degli investimenti già effettuati, pari a oggi a circa 450 milioni di dollari. Il giacimento di Zohr, situato 120 miglia al largo delle coste egiziane, è stato scoperto da Eni nell’agosto del 2015; è il più grande giacimento offshore a gas mai rivenuto nel Mar Mediterraneo. Il giacimento fu presentato dall’Eni con un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Non si escludono eventuali opzioni per una seconda quota d’acquisto.

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