Miliziani dello Stato Islamico. Foto di Day Donaldson, via Flickr.

Attentati in Egitto e Turchia; l’IS riprende Palmira

Weekend violento in Medio Oriente
di Diego Grazioli

Erano da poco passate le 10 di domenica mattina quando una bomba ha fatto strage di fedeli in preghiera in una cappella della cattedrale cristiano-copta del Cairo consacrata a San Marco. Il bilancio di quest’ennesimo attentato nella capitale egiziana è di 25 morti e svariati feriti, la maggior parte donne e bambini che assiepavano la chiesa in attesa delle cerimonie domenicali. Uno schiaffo per il governo del presidente al-Sisi che, ancora una volta, non ha saputo garantire la sicurezza di uno dei maggiori luoghi di culto del paese, venerato dalla comunità copta d’Egitto che conta quasi 9 milioni di fedeli, il 10% circa dell’intera popolazione.
Eppure la cattedrale del Cairo sarebbe dovuta essere protetta con le massime misure di sicurezza visto il clima d’odio che da tempo si riversa sui cristiani d’Egitto, invisi soprattutto ai fondamentalisti musulmani che li reputano responsabili dell’appoggio dato ai militari nella deposizione del presidente Mohamed Morsi. Un attentato che rischia di far precipitare di nuovo il paese in una guerra civile, considerata la grande difficoltà del governo di rilanciare l’economia e di debellare definitivamente il terrorismo islamico.
L’attentato del Cairo ha fatto seguito di poche ore all’altro grave fatto di cronaca che ha interessato il Vicino Oriente in questo week-end di sangue: la strage di poliziotti e civili avvenuta nella serata di sabato 10 ad Istanbul, nei pressi dello stadio della squadra di calcio del Besiktas. Due deflagrazioni hanno causato la morte di 38 persone, per la maggior parte membri delle forze dell’ordine. Un chiaro segnale al presidente Erdogan, visto che proprio nella giornata di sabato è stato depositato in parlamento il disegno di legge che dovrebbe portare in tempi celeri a riformare la costituzione in senso presidenzialista, consentendo potenzialmente allo stesso Erdogan di rimanere in carica fino al 2029. L’attentato è stato rivendicato dai curdi del TAK, i “Falconi della libertà”, il gruppo separatosi dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel 2005 e autore di svariati attacchi terroristici.
Le ostilità tra il governo turco ed i gruppi combattenti curdi sono d’altronde riprese in grande stile a seguito dei successi militari ottenuti dai combattenti dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) in Siria che mirano a creare uno stato curdo destinato a minare l’integrità territoriale turca nel sud-est del paese.
Rimanendo in Siria, il fine-settimana ha visto il ritorno dei miliziani dello Stato Islamico nella città di Palmira, la “Sposa del deserto”, riconquistata dall’esercito di Assad con il supporto dei militari di Mosca lo scorso marzo dopo un anno di occupazione da parte degli uomini in nero. Un’offensiva lampo quella del Califfato, che mira a creare un nuovo fronte contro il governo lealista che possa alleggerire l’assedio che quest’ultimo sta portando a termine negli ultimi quartieri controllati dai ribelli ad Aleppo.
Egitto, Turchia e Siria, tre fronti caldissimi, legati tra loro e destinati a segnare con il loro carico di morte il prossimo futuro, con evidenti conseguenze anche per il nostro continente.

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