Francesco Rutelli ha introdotto le discussioni alla FAO

Lunedì 28 alla FAO la conferenza internazionale sul tema

Foreste e riscaldamento globale
di Marco Dell’Aguzzo

Il cambiamento climatico e l’agroforestazione sono stati al centro della conferenza tenutasi lunedì 28 novembre al palazzo FAO (Food and Agriculture Organization, ovvero l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) di Roma. All’evento, promosso dalla FAO stessa e dalla Rappresentanza permanente d’Italia in collaborazione con Centro per un Futuro Sostenibile, hanno partecipato importanti studiosi e noti esponenti della politica italiana ed internazionale, come il vice-ministro delle Politiche agricole Andrea Olivero, l’ex-sindaco di Roma e presidente della fondazione Centro per un Futuro Sostenibile Francesco Rutelli, la vicedirettrice della FAO Maria Helena Semedo e il rappresentante permanente italiano presso le Organizzazioni Internazionali Pierfrancesco Sacco.
Conclusasi da pochi giorni la Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP22) di Marrakech, preceduta a sua volta dalla notizia dell’effettiva entrata in vigore dell’accordo di Parigi, nella conferenza di lunedì alla FAO ci si è concentrati sulla relazione tra foreste e cambiamento climatico, sottolineando non solo il fondamentale contributo svolto dalle prime nel contenimento delle emissioni, ma anche la loro centralità per lo sviluppo di un’agricoltura che possa essere sostenibile sia per l’ambiente che per le comunità locali. L’agroforestazione (agroforestry), in particolare – ossia la compresenza, nella stessa superficie agricola, di alberi e di colture –, è una tecnica che offre diversi vantaggi, mitigando nel contempo gli effetti del riscaldamento globale: rigenera il livello di fertilità del terreno (e quindi riduce il rischio di mancato accesso al cibo) e lo protegge dall’erosione, favorisce il sequestro del carbonio nel suolo, preserva la qualità dell’acqua, fornisce legna da ardere agli agricoltori, tutela la biodiversità.
Tramite la fotosintesi, gli alberi sottraggono anidride carbonica dall’atmosfera e la trasformano in carbonio, contribuendo alla diminuzione delle emissioni di gas serra. «Bisogna chiedersi se gli alberi salveranno il mondo», ha detto lunedì Francesco Rutelli, presidente di Centro per un Futuro Sostenibile, ad Italiani.



Gli alberi in città possono aiutare a migliorare la nostra qualità di vita e la qualità dell’aria?
«Guardi, io sono l’autore della legge approvata nel ’92 che prevede che si pianti un albero per ogni bambino che nasce. A Roma abbiamo piantato centoventimila alberi durante il mio mandato. Però, le debbo anche dire che, se per un verso la forestazione urbana e anche una gestione sostenibile della natura nelle aree urbane è cruciale, si può anche creare un effetto opposto. Noi abbiamo specie invasive che stanno arrivando, forse l’albero che cresce di più nella nostra città oggi è l’Ailanthus altissima, che è un albero terribile dal punto di vista della gestione [ambientale, ndr]. Allo stesso tempo, sappiamo però che siccome ogni anno si spostano nelle nostre città milioni di persone, e che da qui a metà secolo l’80 per cento degli umani vivranno in città, è evidente che città più verdi, città con infrastrutture verdi, città con più alberi e città sostenibili dal punto di vista ecologico anche per l’assorbimento delle emissioni saranno determinanti.»

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