Al-Bashīr al suo arrivo nella capitale meridionale Giuba, 2011. Di Al Jazeera English - Bashir arrives, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17499392

Sudan, Sud Sudan, Darfur

Diritti umani sconosciuti
di Giorgio Castore

I rapporti tra Italia ed Unione Europea sono sempre più tesi in materia di migranti, e non solo.
L’ANSA (24/10/2016): Migranti: 153mila sbarcati nel 2016, superato anno record.
RAINEWS (24/10/2016): Migranti, Gentiloni: l'Italia fa la sua parte, ora tocca all'Ue. Oltre 4000 in arrivo in Sicilia
A fronte dello stillicidio di notizie che si riferiscono ai flussi in arrivo, quelle che riguardano il prosieguo dell’attività di accoglienza (dislocazione verso i Paesi UE, respingimenti verso i paesi di provenienza, accoglienza) sono scarse e, comunque, poco diffuse. Il rimpallo appare lo sport preferito.
Abbiamo trovato traccia di una di queste in un ottimo lavoro curato da Luigi Di Leone per Archivio Disarmo in “Guerre e aree di crisi” che analizza la complicata evoluzione storica fino ai giorni nostri della situazione del Sudan. La traccia trovata si riferisce ad un episodio di respingimento.
“Il 24 agosto 2016, il governo italiano ha rimpatriato 48 migranti sudanesi che erano riusciti a raggiungere la città frontaliera di Ventimiglia. Il rimpatrio è avvenuto a bordo di un volo charter Torino Caselle - Khartoum, operato dalla compagnia di bandiera egiziana Egyptair. I 48 sono stati prelevati dalla polizia italiana al confine italo-francese o nelle vie di Ventimiglia. In una nota diffusa nelle ore in cui l’operazione era in corso, Amnesty International ha espresso il timore che tra di essi potessero esservi persone provenienti dal Darfur.”…
La citazione non ha motivazioni scandalistiche, né fa parte di lotte di potere come spesso capita di osservare trattando questa materia, ma soltanto conoscitive di una realtà molto lontana da noi e, per questo, di scarsa appetibilità, ma essenziale per la nostra politica estera che vorrebbe iniziative politiche utili a rendere attuale la strategia che il Governo italiano vuole portare avanti, in ambito UE, se possibile, o, addirittura da soli.
Il rimpatrio forzoso nei confronti di coloro che non avessero titolo allo status di Rifugiati, sarebbe preceduto da accordi con i paesi di provenienza di tali migranti, utili a creare le condizioni di migliore vivibilità in quei paesi.
Utilizzando come guida il paper di Luigi Di Leone, di cui consigliamo vivamente la lettura per approfondimento, cerchiamo di capire con chi l’Italia dovrebbe confrontarsi per i richiedenti asilo provenienti dal Sudan, dal Sud Sudan e dal Darfur (regione del Sudan).
Il decennio che si concluse nel 1960 risultò decisivo per la fine del colonialismo in Africa. Particolarmente importante fu per il paese più esteso del continente, il Sudan che acquistò l’indipendenza nel 1956, svincolandosi dal dominio anglo-egiziano protrattosi fino a quella data.
Dopo alterne vicende, fra cui 17 anni di guerra civile, un referendum, nel 2011, si espresse a favore dell’indipendenza della regione sud del Sudan, territorio divenuto poi Repubblica del Sud-Sudan. Il Sudan restò “mutilato”, con un territorio di poco meno di 2milioni di Kmq e poco meno di 38milioni di abitanti, in gran parte mussulmani mentre al Sud-Sudan, con una superficie doppia dell’Italia, 12milioni di abitanti e capitale Juba, senza sbocco sul mare, di popolazione prevalentemente cristiana e animista, fu attribuito un territorio ricco di risorse naturali, petrolio in primo luogo.
Se i problemi agitati tra i due territori avevano trovato un avvio di soluzione, i conflitti generati all’interno del Sudan, in particolare nella regione del Darfur, tuttora scossa da inquietanti conseguenze, non hanno, tuttavia, trovato ancora soluzione, con pesantissime conseguenze per la popolazione: vittime e rifugiati.
Il conflitto nord-sud, la più lunga guerra civile al mondo, ha provocato oltre 2milioni di vittime: la continuazione del conflitto a causa delle contese che perdurano su alcuni territori di confine, anche dopo la pace, continua a mietere vittime.
Molto meno si conosce in proposito del Darfur, luogo senza legge, dove appartenenti alle stesse forze multilaterali dislocate a garanzia della pace si rendono rei di vessazioni nei confronti di civili, addirittura minorenni.
Secondo un rapporto dell’ONU (UNRIC/ITA/1370/09, 25 marzo 2009) si stima che circa 300.000 persone siano morte e altri 3 milioni siano state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.
Negli oltre due anni di guerra civile in Sud Sudan le vittime stimate dalle Nazioni Unite ammontano a decine di migliaia.
Non meno terribili sono i numeri che riguardano i rifugiati.
Sono oltre 4 milioni le persone colpite dal conflitto in Darfur, tra popolazioni sfollate e comunità intrappolate nelle aree di guerra. Oltre 2 milioni di persone, tra cui un milione di bambini, sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre d'origine e vivono ora in 700 campi per sfollati allestiti nelle tre regioni del Darfur, cui si aggiungono circa 230.000 profughi nel Ciad orientale. Oltre al Ciad, gli sfollati sono stati dislocati non solo nei paesi confinanti, Uganda, Kenya, Etiopia, ma anche in Egitto.
Secondo le stime dell’UNHCR aggiornate a settembre 2016, il numero dei rifugiati e richiedenti asilo in fuga dal Sud Sudan avrebbe ormai raggiunto una quota vicina al milione, mentre l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) calcola che, a giugno 2016, gli sfollati all’interno del Paese fossero già 1.616.026.

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