L’intervento di Gorbachev alla Conferenza Internazionale di Praga 2016 “La Comune Sicurezza Europea dopo la Guerra Fredda” Sept 16 2016 - Foto di Alvise Predieri www.alvisepredieri.com © tutti i diritti riservati.

Gorbachev: Russia e Occidente tornino al dialogo del post Guerra Fredda

Una agenda globale per la sicurezza
di Michail Gorbachev *

L’inquietudine - prodotta dall’attuale situazione del mondo - cresce. Penso che ne siamo tutti consapevoli. E’ da tempo che avvertiamo che “qualche cosa non va come dovrebbe”.
Particolarmente inquietante è il fatto che l’Europa è tra i principali focolai di tensione, se non addirittura il primo. Ma a suo tempo noi dicemmo — e io ne sono tuttora convinto — che l’Europa avrebbe dovuto essere il motore per la creazione di un nuovo mondo di sicurezza, di giustizia, di stabilità.



Al centro del nostro continente continua a esistere, e non ha tregua, la sanguinosa crisi ucraina, che ha già falciato migliaia di vite umane. In Francia e in altri paesi si sono verificati atti terroristici di inaudita violenza. I rapporti tra Russia e Occidente sono seriamente peggiorati. Si spezzano rapporti economici che furono istituiti nei decenni trascorsi. Invece di un dialogo vengono decise sanzioni.
E’ cominciata una nuova corsa al riarmo, crescono le spese militari, In Europa vengono dislocate nuove forze di guerra. Nessuno dei governi è stato fino ad ora capace di proporre un percorso efficace per uscire da una crisi che sta danneggiando tutti. Occorre constatare che in Europa (e in tutto il mondo) si è verificato un vuoto di idee politiche nuove, mentre i metodi della vecchia politica non funzionano più. E’ dunque necessaria una nuova politica. E bisogna cominciare proprio dall’Europa. Da una Grande Europa, che, ovviamente, deve comprendere la Russia.
E’ assolutamente necessario, infine, ricostruire e realizzare nella pratica il progetto di una sicurezza comune pan-europea che sia garantita. Tentativi per realizzare questo obiettivo ci sono già stati: ricordiamo l’Atto di Helsinki, la Carta di Parigi. Ma non furono portati a compimento. Come risultato di ciò, in Europa esistono oggi due sistemi di sicurezza. Uno è pan-europeo. E’ rappresentato dall’Organizzazione per la Sicurezza Europea (OSCE), che è cosa debole, poco influente. E l’altro è la NATO, che dispone di armi possenti e di numerose basi militari, e che agisce esclusivamente nell’interesse di quegli stati che ne sono membri.
È evidente uno squilibrio significativo. Esso, per la sua sola esistenza, ostacola una reale unificazione di una Grande Europa.
A suo tempo vi furono leader politici europei come Hans Dietrich Genscher, come Francois Mitterrand (aggiungo ai loro nomi anche il mio), che si proposero di creare uno speciale “Consiglio di Sicurezza” (ovvero “Direttorio di Sicurezza”) per l’Europa, dotato dei necessari poteri. Ma, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, i leader occidentali decisero che avrebbero potuto farne a meno e dimenticarono quei progetti.
Adesso cominciamo a renderci conto che si trattò di una decisione, per essere franchi, molto miope. Una delle conseguenze di una tale sventatezza è ora l’assenza di strumenti pan-europei per poter porre fine alla crisi ucraina.
Si avverte una mancanza di vie d’uscita. Una situazione da vicolo cieco. E potrebbe non essere così. Se i governi non sono in grado, al momento, di trovare un comune linguaggio, questo non significa che non si possa cambiare nulla. In Europa e nel mondo vi sono forze che hanno coscienza della loro responsabilità e sono pronte a trovare la via d’uscita e a cercare di sciogliere questo “nodo gordiano”.
Sono sia dirigenti politici in carica, sia leader di stato che continuano a mantenere autorità e prestigio nei rispettivi paesi e nel contesto internazionale, persone che possono essere definite “veterani della politica mondiale”. Sono rappresentanti della società civile, attivisti sociali, scienziati di fama mondiale, eminenti esponenti della cultura e dell’arte. Sono in molti tra di loro quelli che esprimono pubblicamente la loro preoccupazione. Voglio ricordare, ad esempio, l’appello di 60 esponenti di punta, politici e culturali, di Germania. Essi hanno scelto, come titolo del loro appello, questo: “Di nuovo la guerra in Europa? Non a nostro nome”.
All’inizio di quest’anno, in modo convincente e altamente emozionale, espresse il suo allarme e invitò perentoriamente a un ritorno al dialogo il defunto oggi ex capo del Governo di Russia Evgenij Primakov. Adesso appaiono i primi sintomi di una riapertura del dialogo tra Russia e Stati Uniti. Non si può che salutarli con favore visto che da questi due paesi molto dipende. Ma tutto ciò non modifica il giudizio generale negativo sull’attuale situazione.
Ma essa è a tal punto instabile e pericolosa che è necessario constatare che il tempo a disposizione è davvero poco. Siamo al momento della verità: bisogna agire con decisione e senza altri indugi.
Il primo passo, che non può essere ritardato, è una drastica de-militarizzazione del conflitto ucraino. Non deve esserci più nemmeno un colpo di fucile in Ucraina. Si deve passare alla trattativa. Essa potrà essere difficile, prolungata. Ne ho parlato con la Cancelliera Angela Merkel e ho esposto il mio punto di vista: bisogna sedersi al tavolo negoziale e non alzarsi fino a che non ci si è messi d’accordo.
E c’è un secondo passaggio: mettere fine alla “guerra delle parole” e, per dirla semplicemente, alla reciproca propaganda a base di odio e di bugie. Oggi la guerra propagandistica ha assunto una dimensione spropositata. A volte si ha l’impressione che la propaganda abbia assunto l’aspetto di un’arma per l’attacco psicologico di massa per colpire l’avversario. I leader politici devono superare la loro insofferenza personale. In questo senso dovrebbero prendere esempio dai politici del periodo in cui fu fermata la “guerra fredda”, quando tra avversari che allora sembrava impossibile pacificare cominciò a nascere una reciproca comprensione, alla quale fece seguito la fiducia reciproca. Fu questo passaggio che creò le condizioni per giungere alla soluzione di questioni assai difficili.
Seconda questione: alla Russia e all’Occidente è necessario, al più presto, ritornare a un’agenda “globale”: alla ricerca di risposte comuni alle sfide del XXI secolo. Il risultato di una tale sforzo comune sarà l’effetto di una giusta valutazione delle priorità.
Un proprio ruolo dovrà essere quello della società civile. Io penso che sarebbe utile convocare un Congresso della società civile europea che abbia come titolo: “Come realizzare una sicurezza garantita per il nostro continente”. Iniziatori di questa idea potrebbero essere sia i “veterani della politica mondiale”, sia le nuove generazioni europee.
Infine alcune parole sul nostro Forum. Nella sua storia di quasi venti anni il Forum ha confermato il suo ruolo di centro di importanti e serie analisi della politica mondiale. Hanno trovato conferma le nostre prognosi circa gli effetti negativi che sarebbero scaturiti dal ritardo della politica mondiale rispetto a realtà che stavano cambiando con estrema rapidità. Il Forum per una Nuova Politica continua a mantenere un grande potenziale ed è necessario continuare la sua attività.
Oggi io ho proposto di concentrare l’attenzione sulle problematiche europee. Penso che potremmo assegnare a noi stessi un compito concreto: analizzare le iniziative in corso per rafforzare la sicurezza europea. Tra quelle già citate c’è la proposta di Dmitrij Medvedev, corredata da un progetto di accordo; c’è la proposta del gruppo di lavoro di autorevoli leader politici denominata “Costruzione di una Grande Europa”. È giunto il momento di tornare a queste proposte. Esaminandole attentamente alla luce delle nuove situazioni. Scegliendo ciò che corrisponde alle esigenze di oggi e che può essere realizzato con una adeguata volontà politica. E proporre ai capi di stato e all’opinione pubblica europea un’idea organica e un piano di passi concreti in quella direzione.
Propongo di creare un gruppo di lavoro composto da esperti per l’analisi della concezione di una sicurezza comune pan-europea, sotto la guida del Presidente del Comitato Scientifico del nostro Forum, Andrej Graciov. E di invitare a parteciparvi leader politici di prestigio, scienziati, rappresentanti della società civile, e la gioventù. Esaminiamo questa e altre proposte. Vi auguro un lavoro fruttuoso.

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* Adattamento in italiano a cura di Giulietto Chiesa.
Giornalista e politico italiano. Eletto al parlamento europeo nel 2004 per la lista “Di Pietro – Occhetto, società civile” nella circoscrizione nord-ovest. Ha ricoperto diversi ruoli all'interno del Partito Comunista italiano prima del suo scioglimento nel 1991.

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