Secretary Kerry and Delegation Sit Across From Russian Foreign Minister Lavrov and Counterparts for a Bilateral Meeting on Syria. September 9, 2016, at the Hotel President Wilson in Geneva, Switzerland. Opera del Governo degli Stati Uniti. https://www.flickr.com/photos/9364837@N06/29268558610

Siria: un difficile compromesso
di Diego Grazioli

La tregua raggiunta a Ginevra dopo una maratona negoziale tra le principali fazioni che da cinque anni si combattono senza esclusione di colpi nello scacchiere siriano, rappresenta una svolta decisiva per gli equilibri geopolitici mondiali.
Era dai tempi della Seconda Guerra Mondiale infatti che Stati Uniti e Russia, i grandi sponsor delle parti in conflitto, non pianificavano azioni militari coordinate per dare il colpo di grazia all'autoproclamato califfato di Iraq e Siria. Un risultato impensabile solo pochi mesi fa quando la Russia era additata a grande demone del pianeta dopo l'annessione della Crimea e l'autoritarismo dilagante del Presidente Putin. Poi la grande svolta, maturata dopo l'intervento russo in Siria, fattore che più di ogni altro ha contribuito a fermare l'avanzata degli uomini dello stato islamico nel paese.
L'intesa ginevrina, prevede una serie di passaggi che se rispettati dovrebbero portare all'instaurazione di una pace duratura con un governo liberamente eletto dal popolo siriano. Il primo step dell'accordo consiste in un cessate il fuoco in tutte le aree del conflitto della durata di una settimana poi, se le armi effettivamente continueranno a tacere, si passerà alla creazione di una Commissione che avrà il compito di identificare gli oppositori legittimi da quelli invece organizzati secondo una logica terroristica di matrice jihadista. Proprio l'espletamento di questo punto sarà il passaggio più difficile per l'effettiva pacificazione della Siria.
Il paese mediorientale infatti è suddiviso in una serie di aree controllate da svariate formazioni combattenti e se l'ISIS è ormai diventato un problema per tutte le grandi potenze regionali e per questo sott'attacco da più fronti, un corposo numero di guerriglieri sta confluendo nei ranghi Al-Nusra, la branca siriana di Al-Qaeda, che non ha mai smesso di essere supportata dagli Stati islamici del golfo in chiave anti Assad ma soprattutto in funzione anti sciita.
Proprio il secolare conflitto tra le due anime dell'Islam resta indubbiamente il fattore in grado di far saltare qualunque genere di accordo. La rivalità tra Arabia Saudita ed Iran nell'ultimo anno si è drammaticamente acuita, come i recenti fatti della Mecca hanno dimostrato. Riad infatti ha esplicitamente tacciato i fedeli sciiti di non appartenere al credo musulmano negandogli la possibilità di recarsi in pellegrinaggio nel proprio paese per espletare uno dei precetti sacri dell'Islam. Una provocazione che rischia di degenerare in un vero conflitto armato.
Tornando ai termini della tregua raggiunta a Ginevra, sembra che il Presidente siriano Assad abbia accettato di farsi da parte se verranno date precise garanzie sul suo futuro e su quello del suo clan a cui dovrebbe rimanere il controllo della fascia mediterranea del paese a maggioranza alauita.
Si ipotizza dunque una Siria suddivisa in varie aree di influenze, formalmente riunite però in un'unica entità statuale. Proprio su questo punto ha fatto sentire la propria voce la Turchia di Erdogan che negli ultimi giorni ha mandato i propri soldati oltre confine per garantirsi una zona cuscinetto che impedisca alle milizie curde di controllare in toto il limes tra i due paesi. Ankara sarebbe disposta ad accettare uno stato federale con zone amministrate dai curdi ma si opporrebbe con ogni mezzo ad uno smembramento del paese che genererebbe vari stati satelliti che potrebbero portare alla nascita di una vera nazione curda.
Un puzzle complicatissimo dunque che avrà bisogno di tempo e volontà per essere portato a termine, confidando nelle buone intenzioni di tutti i soggetti in campo, più facile a dirsi che ha farsi, come ha dimostrato da sempre la storia di questa regione.

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