Donald Trump and Hillary Clinton during United States presidential election 2016 , di  Krassotkin (derivative), Gage Skidmore (Donald Trump), Gage Skidmore (Hillary Clinton), Wikimedia Commons

Verso la Casa Bianca tra inchieste e scetticismi

Debiti, email, brogli
di Giovanni Capozzolo

La corsa verso la Casa Bianca si fa sempre più intensa e senza esclusione di colpi, mentre gli States si confermano davanti a tutti nel medagliere finale di Rio 2016, mentre aumentano i casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia statunitense, in particolare nei confronti dei neri - da ultimo gli scontri tra dimostranti e polizia nella notte tra il 14 e il 15 Agosto a Milwaukee (Wisconsin), dopo che alcuni agenti avevano ucciso un 23enne armato e in fuga dalla stessa polizia.
La contesa elettorale nettamente bipolarizzata: dal versante repubblicano, the tycoon, Donald Trump, tallonato dalla recente inchiesta dell'New York Times sui presunti debiti di circa 650 milioni di dollari che lo renderebbero, qualora fosse eletto, ricattabile e vulnerabile da una sterminata fila di affaristi e società finanziarie; dallo schieramento democratico, Hilary Clinton, ancora alle prese con lo scandalo delle email federali, compiuto durante il suo mandato da segretario di stato a fianco della prima amministrazione di Obama, lette e inviate dal suo indirizzo personale e non da quello governativo, impedendo, di conseguenze, alle autorità governative di acquisire i registri delle sue comunicazioni ufficiali.
Come spesso avviene in ogni competizione elettorale, dietro i coltelli roventi e le pistole cariche dei principali competitori, il popolo sovrano, il popolo elettore, si chiude in una bolla di puro scetticismo: per ciò che verrà, ma soprattutto per ciò che conterà il suo voto. Secondo un recente studio del 19 agostodelPew Research Center, accreditata think tank statunitense, l'attuale campagna elettorale si avvia verso un graduale sentimento di scetticismo, soltanto circa la metà degli elettori registrati, il 49%, sono fiduciosi che il loro voto sarà conteggiato alle prossime elezioni. Questo punto di vista è particolarmente evidente tra gli elettori di Donald Trump: solo il 38% degli elettori registrati sostenitori di Trump, sono fiduciosi del loro voto; i sostenitori della candidata democratica, al contrario, il 67% hanno un alto grado di fiducia. Nel complesso gli elettori sono meno sicuri che il loro voto sarà conteggiato con precisione nelle prossime elezioni: nel 2004 la fiducia raggiungeva il 62% degli elettori registrati, nel 2008 il 57%.
Il calo di fiducia degli elettori americani conferma una situazione di incertezza che ha da sempre accompagnato le tornate elettorali Usa. Infatti sono diversi i casi di brogli elettorali che hanno compromesso il risultato finale: il più lampante, il caso Florida nel 2000. Durante la campagna elettorale del 2000, G.W.Bush vinse le elezioni grazie ai 537 voti in più rispetto al candidato democratico, Al Gore, ottenute in Florida. Ciò consentì a Bush di guadagnare i 25 grandi elettori che lo stato della Florida assegnava. Nonostante i ricorsi legali e le denunce che segnalarono evidenti attività di brogli, come l'erronea esclusione di migliaia di elettori neri – americani, prevalentemente di tendenza democratica, l'11 Dicembre 2000 la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò il blocco del riconteggio manuale dei voti in tutte le contee della Florida: consacrando la vittoria di Bush jr.
Lo scontro tra i due candidati è sempre più acceso, e lo sarà sempre di più fino all'appuntamento decisivo di Novembre. Nel frattempo tra debiti, email, e vecchi fantasmi di brogli elettorali, lo scetticismo verso il più nobile strumento democratico, il voto, aumenta. E dagli Stati Uniti all'Europa, il passo è breve.

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