Un momento durante la preghiera svoltasi nella parrocchia di Santa Maria in Caravaggio, a Milano (Ansa/Lo Scalzo) Fonte: http://www.corriere.it/cronache/16_luglio_31/rouen-musulmani-cattolici-pregano-insieme-chiesa-live-tv-terroristi-criminali-sono-falliti-c516f46c-56fc-11e6-b924-e8992a1bb7b1.shtml

Emergenza terrorismo: una preghiera non basta
di Diego Grazioli

C'è voluto il macabro assassinio di padre Jacques Hamel a Rouen, nella martoriata Francia, per spingere migliaia di musulmani d'Europa ad entrare nelle chiese per pregare insieme alla comunità cristiana nel nome della pace.
Un gesto simbolico che, tra mille distinguo, potrebbe essere il primo segnale di un'effettiva presa di posizione del mondo musulmano d'Occidente contro l'ondata terroristica che sta flagellando l'Europa ed il Medio-Oriente. Preti ed Imam uniti nella condanna delle violenze che stanno insanguinando questa pallida estate europea sconvolta da una serie di attacchi terroristici commessi da cittadini musulmani apparentemente integrati nelle rispettive società d'appartenenza e che invece covano un odio profondo per i propri concittadini. Un'esigua minoranza certo, ma in grado di destabilizzare il concetto di convivenza che sta alla base del sentire europeo, favorendo una reazione d'intolleranza e populismo che potrebbe sfociare in violenze nei confronti dello straniero e di politiche xenofobe.
La preghiera interreligiosa di domenica scorsa, rimane dunque un atto di buona volontà che andrebbe supportato da una vera condanna delle più alte istituzioni islamiche che possa portare non solo ad isolare i potenziali terroristi ma anche all'esplicita denuncia di chi possa commettere fatti di sangue. È questo l'auspicio dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, consapevole che un problema complesso come il terrorismo non possa essere risolto solo con un gesto di buona volontà. Chi sa parli: parenti, vicini, amici, solo così è possibile spezzare la spirale di follia che porta ad uccidere nel nome della fede.
Un appello fondamentale quello dell'intellettuale maghrebino, consapevole che da solo il lavoro di intelligence degli investigatori non basta, come i fatti di Nizza e Rouen hanno dimostrato. Un "mea culpa" che, per avere qualche effetto concreto, deve coinvolgere anche il mondo cristiano i cui governanti, vedi soprattutto la stagione della dinastia Bush negli Stati Uniti ed i suoi alleati sparsi in mezzo mondo, hanno grandissime responsabilità nei fatti di sangue di questa stagione. Avere destabilizzato il Medio-Oriente invadendo l'Afghanistan e spodestando Saddam Hussein in Iraq, ha innescato un odio profondo che sfocia ora in questa guerra religiosa a bassa intensità. È infatti la comunità sunnita a sentirsi defraudata del ruolo storico avuto nei secoli scorsi quando dominava ampie porzioni di mondo musulmano. Ed è un'organizzazione sunnita ad affiliare la maggior parte dei combattenti islamici che stanno perpetrando gli atti di terrorismo, cioè l'ISIS. Senza ridare un ruolo ed uno spazio a quest'ala maggioritaria dell'Islam sarà difficile porre un argine alle stragi nel vecchio continente e l'unico modo per farlo è scendere a patti con le tribù che controllano il territorio tra il Tigri e l'Eufrate.
Urge un nuovo ordine mondiale dunque e sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca ad avviare questo processo.

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