A sinistra la copertina della pubblicazione, a destra il grafico dell’export armamenti UE a paesi terzi 2014. Montaggio redazionale

Le esportazioni di armi dall'UE nel 2014 e dall'Italia nel 2015

BREXIT e l’industria degli armamenti
di Maurizio Simoncelli

Prosegue l’analisi di Archivio Disarmo sul commercio mondiale degli armamenti con la pubblicazione nel sistema informativo a schede dell’export dall’UE del 2014 e dall’Italia del 2015. Ne pubblichiamo l’introduzione a firma del Prof. Maurizio Simoncelli, vice presidente di Archivio Disarmo.
Leggi il testo completo dello studio.

La cosiddetta Brexit sta suscitando conseguenze e reazioni su scala planetaria, dato che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta l’evidente crisi non solo politica di questo tentativo continentale, ma anche economica in un ambito molto più vasto. Forze politiche, mass media ed osservatori stanno analizzando le possibili conseguenze e strategie per fronteggiare questo nuovo quadro.
Anche nel campo della difesa europea questo avrà una serie di conseguenze, considerato che già alcuni mesi fa Cameron aveva contrattato una posizione autonoma per il proprio paese, rivendicando un’autonomia nel campo della politica estera e della sicurezza che sono i due pilastri fondamentali di ogni soggetto politico, come anche della più complessa UE.
In realtà le spinte nazionaliste e le tendenze ad iniziative unilaterali sono forti in ogni singolo paese come hanno dimostrato, ad esempio, le drammatiche vicende prima della guerra contro la Libia di Gheddafi e poi la crisi ucraina. Anche nel settore della produzione e dell’esportazione di armamenti vi potranno essere dei contraccolpi, ma con probabilità si troveranno rapidamente accordi ed intese affinché il settore non venga penalizzato in un momento di grande boom connesso alle crisi mediorientali e nordafricane.
Infatti, secondo il recente rapporto UE sull’export nel 2014, seppur prodotto con forte ritardo nei tempi e analizzato nelle pagine seguenti da Aurora Ianni, risultano esportate armi per oltre 86 miliardi di euro, per la maggior parte ad opera di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Austria. E questo flusso è indirizzato per circa un terzo proprio verso quelle aree mediorientali e nordafricane da cui, tra l’altro, provengono questi flussi inarrestabili di profughi che stanno mettendo in crisi l’Unione Europea.
Anche il rapporto della Presidenza del Consiglio sull’export di armi italiane nel 2015, di cui Maria Carla Pasquarelli presenta qui di seguito un’attenta analisi, mostra non solo un boom nel commercio (+197% rispetto all’anno precedente), ma anche la tendenza ormai consolidata negli ultimi anni a dirigere un flusso non trascurabile verso la turbolenta area mediorientale e africana. In particolare si registrano crescenti accordi con i paesi della coalizione a guida saudita che sta combattendo in Yemen, nell’ambito di un conflitto dalle drammatiche conseguenze umanitarie. Questo evidenzia come la legge 185/90 ormai di fatto sia non più vigente per il nostro governo, che ne ignora i dettami relativi al chiaro divieto di vendere armi a paesi in guerre o non rispettosi dei diritti umani (art. 1).

Gli autori:
Aurora Ianni, laureatasi in Lingue e civiltà orientali (curriculum arabo) alla Sapienza Università di Roma, vi frequenta il Master in “Tutela internazionale dei diritti umani Maria Rita Saulle”. Collabora con l’IRIAD analizzando i dati sulle esportazioni di armamenti dall’Europa e dall’Italia e il rispetto dei diritti umani nelle aree di destinazione.
Maria Carla Pasquarelli, laureata in Relazioni Internazionali presso l'Università di Bologna, ha conseguito un Master di II Livello in Diritto delle Migrazioni presso l'Università di Bergamo, nel corso del quale ha svolto un periodo di ricerca in Tunisia. Collabora con l'IRIAD dal 2015 occupandosi di Medio Oriente, terrorismo internazionale, e migrazioni.

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