François Hollande aux cérémonies du 11 Novembre , di Remi Jouan, Wikimedia Commons

Dossier parlamentare sull'intelligence francese

Francia: intelligence frazionata
di Giovanni Capozzolo

Dietro le date simbolo, spesso, un intero popolo riesce ad accantonare le differenze e le distanze che percepisce per fare spazio a un'identità comune posta sotto la cupola dello sventolio della propria bandiera. Ogni nazione ha la sua data: un sequenza di numeri che riporta a un passato a cui si deve il proprio presente, sennonché il proprio futuro. Il 14 Luglio è la data del popolo francese; è la data della rivoluzione francese; è l'inizio del laicismo. Dopo più di due secoli, assistiamo impotenti al trionfo delle barbarie e dell'orrore e l'umiliazione del laicismo. Il 14 Luglio non è più la presa della Bastiglia; il 14 Luglio è l'orrore di Nizza; è il sangue di 84 vittime.
Tutte le conclusioni sono premature. Contro ogni strumento propagandistico, contro ogni affrettata reazione; soltanto il tempo e un meccanismo di indagini ufficiali chiarirà: se, realmente, nelle retrovie della follia di un "lupo solitario" si nasconde la nuova sigla del terrorismo internazionale.
All'interno del firmamento di incertezze che definiscono la complessa tematica del terrorismo internazionale, emergono chiaramente alcune debolezze strutturali che, al momento, la Francia, uno dei paesi europei più colpiti, non riesce ad affrontare. Da Charlie Hebdo a Nizza, la sensazione prevalente è la vulnerabilità di un paese in ginocchio. La seguente percezione è ancora più drammatica se viene preso in esame il dossier firmato dalla commissione parlamentare per la lotta contro il terrorismo presieduta dal conservatore Georges Fenech. Pubblicato nove giorni prima dei fatti di Nizza, il dossier parlamentare analizza i mezzi messi in opera dallo stato per la lotta contro il terrorismo, dal 7 Gennaio 2015, dall'attentato alla sede giornalistica di Charlie Hebdo. Il dossier entra, fin dalle prime battute, sul tema dell'intelligence: definito come un sistema complesso e mal coordinato, quindi destinato ad essere migliorato. Infatti, come descritto dal documento, la Francia possiede sei diverse unità d'intelligence che rispondono a differenti ministeri: Interno, Difesa, Economia. A fronte di tale frammentazione, la commissione parlamentare suggerisce la creazione di un' unica Agenzia Nazionale per la lotta contro il terrorismo che risponde direttamente al primo ministro, guidato da una capacità di arbitraggio tra i diversi servizi.
E' emblematico il caso del Bataclan: i "buchi" tra le diverse agenzie, hanno permesso, nonostante la segnalazione e il lavoro di prevenzione, agli assalitori di compiere le loro terribili gesta.
In questo percorso – suggerisce la commissione – il punto decisivo per la lotta contro il terrorismo non è rappresentato da una riforma "big bang" dell'intelligence, ma piuttosto nella maggiore cooperazione tra i strumenti già costruiti. Come segnalato dal generale francese, Christophe Gomart, la condivisione delle informazione è fondamentale: solo una fusione efficace di informazioni provenienti da tutta la comunità nazionale è in grado di prevenire un attacco terroristico.
Un esempio concreto. La Francia non è dotata di un unico database di individui identificati come una minaccia per la sicurezza nazionale. I servizi di intelligence hanno i propri file e i propri dati; di conseguenza la mancata condivisione rende problematica qualunque forma di monitoraggio. Spesso i dati a disposizione delle diverse unità non corrispondono fra loro e le inconsistenze sono evidenti.
In generale, le divisioni strutturali interne impediscono una politica di prevenzione contro il terrorismo. Anche lo stato d'emergenza attivato dopo gli attacchi di Parigi del Novembre 2015 ha prodotto scarsi risultati, proprio per la mancata cooperazione.
Ma le divisioni all'interno non sono l'unica causa di malfunzionamento. Infatti, la stessa commissione ha segnalato una serie di fallimenti per quanto riguarda la cooperazione europea e internazionale: in particolar modo con l'alleato belga, paese segnato da forte presenza di cellule jihadiste al suo interno. L'attentato al museo ebraico di Bruxelles (maggio 2015), i colpi di kalashnikov sul treno Thalys tra Amsterdam e Parigi (agosto 2015), fino agli attentati parigini di Novembre, hanno portato alla luce la disfunzione delle informazioni franco-belga e l'imminente necessità di una architettura europea per la sicurezza dei singoli stati membri.
Ad ogni modo non soltanto la Francia e il vecchio continente vivono in uno stato di difficoltà per la mancata cooperazione delle proprie strutture: anche la sicurezza statunitense, spesso accreditata come modello da seguire, si trova a dover fare i conti con le astrusità di natura burocratica, soprattutto per la rivalità tra la Cia, specializzata nelle operazioni di sicurezza esterna, e l'Fbi per le operazioni di sicurezza interna.
La parola chiave del dossier parlamentare francese è: cooperazione. Un criterio perseguibile attraverso una politica di semplificazione burocratica, con l'accorpamento di alcune cellule di sicurezza, e l'istituzione di un unica agenzia direttamente dipendente al governo centrale; oltre che una più efficiente condivisione di informazioni. Per di più uno degli elementi di maggiore interesse, all'interno del lavoro parlamentare, è lo scetticismo verso una grande riforma dei servizi d'intelligence, preferendo invece una politica di miglioramento verso le costruzioni già esistenti.
Un approccio in netto contrasto con quanto varato dal governo socialista francese all'indomani degli attacchi di Charlie Hebdo: con un impotente riforma dell'intelligence, nota anche come il "Patriot Act alla francese". La riforma, più che seguire la strada della cooperazione delle proprie risorse, cerca di aggiungerne altre, al costo di sacrificare la privacy dei cittadini francesi per aprire il campo verso un controllo di massa. Con il nuovo testo i servizi d'intelligence francesi hanno ufficializzato il via libero per l'utilizzo di intercettazioni telefoniche, nascondere un microfono all'interno di un'auto o di un appartamento e sistemare chip Gps ovunque ritengono opportuno.
Mentre proseguono gli interrogativi sulla tragedia di Nizza e sulle falle dell'intelligence francese, ancora una volta, il dibattito politico dei vertici europei sembra incitare a una maggiore cooperazione delle proprie strutture. L'impressione tracciata è che questo sia un dibattito che non muore mai. A ogni orrore di matrice jihadista, si risponde con la "cooperazione". Ma se ogni volta ci troviamo di fronte a un rinnovato appello, significa che allo stesso tempo abbiamo assistito alla disattesa di quello precedente.

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