Lining up Jakarta's skyscrapers along the CBD with Wisma 46 as the centerpiece. Foto di yohanes budiyanto - http://www.flickr.com/photos/joe-joe/2303992129/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8787780

Grave siccità colpisce Sud est asiatico e Cina

Indocina e guerra dell’acqua
di Antonello Cannarozzo

Ogni giorno, aprendo i giornali, ascoltando i notiziari tv e radio, ci sembra di vivere su una imminente catastrofe che dovrà colpire il mondo da un momento all'altro.
Lasciando stare le varie profezie di sventura che leggiamo su internet, la nostra attenzione è rivolta alle crisi politiche tra Usa e Russia, la tragedia della guerra in Siria e dell'area medio orientale dove non si capisce più chi combatte e per chi o contro di chi, per non citare i problemi dell'alta finanza mondiale che in un prossimo futuro ci renderà schiavi del profitto, il problema dell'immigrazione, la crisi dell'Unione europea e così via.
Insomma, ce ne per tutti i gusti, anche se pochi, specialmente in Occidente, sanno che si sta alimentando una grave crisi tra i giganti asiatici scatenata dai Paesi dell'Indocina contro il colosso cinese colpevole per loro di creare la più grande siccità che abbia colpito queste zone in questi ultimi tempi e la questione, leggendo alcune corrispondenze straniere, sembra già fuori controllo.
Innanzi tutto c'è da alcuni anni il fenomeno di un caldo esagerato anche per terre caldo umide come l'Indocina per il quale l’Ente federale americano per gli Oceani ha dichiarato che l'evento meteorologico dipende da 'El Niño' il quale aumenta le temperature oceaniche nel Pacifico Equatoriale facendo registrare, così, la più intensa ondata di calore degli ultimi 137 anni e, come se ciò non bastasse, le acque del Mekong sono scese ai livelli più bassi da almeno novant'anni.
Dal Tibet fino alla Thailandia ed al Mare della Cina Meridionale, la siccità sta causando gravi danni soprattutto all’agricoltura in Cambogia, Laos, Thailandia e Myanmar oltre al Vietnam.
Un viaggio di fiumi lungo più di 4300 km con una ricchezza inestimabile e che ora sembra esaurirsi con gravi contraccolpi per le fragili economie del sud est asiatico compreso il Vietnam dove la sua economia, in forte crescita almeno fino allo scorso anno, solo nel primo trimestre di quest'anno il Pil ha segnato un meno passando dal 6,17% al 5,6% causato proprio da una forte carenza d'acqua per l'agricoltura, fonte di lavoro oltre che di nutrimento per una popolazione di novantamilioni di persone.
Per comprendere cosa significa pensiamo che il raccolto di riso annuo del Viet rappresenta ben il 13% della produzione mondiale e, come prevede il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti, la produzione di riso dell’Indocina ne sarà colpita fortemente con il risultato di un aumento dei prezzi con gravi ricadute per i Paesi più poveri dove il riso è la fonte primaria di sussistenza.
A risentire del problema, come abbiamo accennato, è anche il colosso cinese con un’emergenza-acqua in alcune zone già drammatica e dove uno studio del ministero delle Risorse idriche di Pechino attesta già oggi la scomparsa di circa il 55% degli oltre 50 mila fiumi che la attraversavano appena trent'anni fa.
Per la Banca Mondiale la mancanza d’acqua in Cina è conseguenza della rapida accelerazione della crescita economica degli ultimi anni e del benessere dei suoi cittadini. Pensiamo solo che dal 1990 circa 593 milioni di cinesi hanno potuto usufruire di acqua nelle loro case sia in campagna che in città, quanto la popolazione dell'intera Europa.
A questo punto si delinea una situazione a dir poco esplosiva per il contenzioso sulle risorse idriche nell'area asiatica dove si sovrappongono vari elementi dove, oltre la crescita economica cinese, il surriscaldamento del clima, abbiamo anche le rivalità nazionali che stanno trasformando l’Asia nel teatro di una nuova crisi dagli esiti assai incerti, anche perché Pechino, con brutale cinismo, ha annunciato di aprire la diga di Jinghong per un maggior rilascio di d’acqua producendo però un contraccolpo negativo a tutta l'area del Sud.
Di questo è convinto il Vietnam per il quale la scarsità d’acqua è peggiorata proprio dalla presenza di sei grandi dighe che il governo cinese ha costruito nell’alto corso del Mekong, sull’altopiano del Tibet, bloccandone il regolare flusso.
Davanti a questa situazione ha detto il presidente del gruppo ambientalista vietnamita  Chiang Khong, il dott. Niwat Roykaew: "La Cina trattiene con le dighe le acque raccolte nella stagione dei monsoni dai ghiacciai impedendo al livello del fiume di salire come il suo ciclo naturale prevede facendo di fatto diminuire le acque" esercitando quella che studiosi indiani hanno definito senza mezzi termini: "una forte pressione sulle nazioni asiatiche attraversate dal Mekong e da una miriade di fiumi minori che ne discendono".
L’Asia è il Continente con il maggior numero di dighe dove solamente in Cina se ne contano 90 mila, (per comprendere la misura pensate che in Italia abbiamo 541 dighe. ndr) creando nel tempo una minore quantità di acqua dolce per le nazioni confinanti e a questo va aggiunto il livello più alto di inquinamento idrico, come ormai da anni sta accadendo lungo il fiume del Mekong.
Una situazione che rammenta il rischio, almeno secondo un recente studio dell’«Australian National University», di "Conflitti fra nazioni innescati da dispute sulle acque dolci a causa del sistema di dighe costruite da Pechino alla sorgente dei grandi fiumi asiatici che si trovano nella regione dell’Himalaya".
Per questi motivi il Vietnam si è opposto in maniera assai determinata ad ostacolare il progetto del Laos di costruire in tempi brevi ben 11 dighe sul tratto del Mekong che attraversa il proprio territorio.
La situazione è esplosiva perché si tocca la vita stessa delle persone nel loro vivere quotidiano e secondo tutti gli osservatori è destinata ad aggravarsi, innescando un altro focolaio di conflittualità mondiale dalle ripercussioni ancora sconosciute.

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