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La paura non è buona consigliera
di Roberto Savio *
leggi in [esp] [eng]

Roma, maggio (OtherNews) Un nuovo spettro si aggira per il mondo. Non lo spettro del comunismo, come notoriamente proclamato nel Manifesto di Marx. E' lo spettro della paura, una logica che ispira sempre più la politica. E, come il vecchio proverbio dice, la paura non è una buona consigliera.
Prendiamo come sintomo le ultime elezioni nelle Filippine. In un paese dove i tempi sanguinosi della dittatura di Ferdinando Marcos non sono un lontano ricordo (una rivoluzione popolare nel 1986 lo aveva costretto a cedere il potere), la popolazione ha eletto presidente con un ampio margine, Rodrigo Duterte, un uomo il cui slogan nella campagna era stato: "Li uccideremo tutti".
Si riferiva a criminali, ladri e spacciatori, cui come sindaco della città di Davao, aveva dato la caccia con gruppi paramilitari. Durante la campagna, aveva detto che una volta diventato presidente, lui stesso si sarebbe incaricato di ucciderne alcuni per poi concedersi il perdono presidenziale. Il presidente uscente, Benigno Aquino III, aveva cercato di fermarlo, avvertendo che quelle promesse sarebbero equivalse al ritorno alla dittatura di Ferdinando Marcos. Un appello per l'unità degli altri candidati non fu sufficiente per sconfiggere Duterte perché non riuscirono a mettersi d’accordo.
Nonostante la forte crescita economica, le Filippine hanno ancora un alto livello di povertà e disoccupazione. Proliferano i conflitti armati contro gli insorti nel sud così come le bande dei sequestri di persona. I sondaggi confermano un diffuso senso di paura: dalla paura dei disoccupati in cerca di lavoro, a quella dei lavoratori che temono di perderlo. Tutti hanno interpretato la mancanza di sicurezza come un elemento importante al momento del voto.
Nell’altro lato del pianeta, in Brasile, la presidente Dilma Roussef, eletta meno di due anni fa, con 50 milioni di voti, è stata deposta dal Congresso. Mentre l'elite politica deve affrontare un enorme scandalo di corruzione, la Roussef non viene accusata di aver rubato, ma di aver falsificato il bilancio, una pratica comune in tutto il mondo.
Un sondaggio condotto da una società brasiliana specializzata ha scoperto che centinaia di migliaia di persone che a gran voce reclamano per strada la sua destituzione appartengono fondamentalmente alla classe media e che sono anche ben consapevoli del fatto che oltre il 50% dei deputati e senatori che hanno votato per la sua destituzione erano sotto inchiesta penale per crimini di gran lunga peggiori della falsificazione del bilancio. Mentre il comune denominatore che unisce i manifestanti era quello di sbarazzarsi della corruzione (cosa di cui che non è stata accusata Rousseff), i cittadini sono stati sconvolti dalla crescente crisi economica, che ha lasciato il Brasile in una situazione drammatica, e considerano l’attuale governo incapace di far fronte alla crisi.
E' importante notare che sotto i presidenti Lula da Silva e Dilma Rousseff, il Partito dei Lavoratori (PT) ha tolto dalla povertà 30 milioni di persone, integrandole nella classe media. Quei milioni hanno paura di tornare alle loro origini e costituiscono la stragrande maggioranza di coloro che sono scesi in piazza. La cosa impressionante è che un altro sondaggio ha rivelato che quasi il 32% dei manifestanti esprime nostalgia per i tempi del regime militare (1964-1985), quando l'“ordine” veniva garantito.
Ora, si guardi agli Stati Uniti, che molti considerano un esempio di democrazia. L'ultimo libro di due scienziati sociali di rilievo, John Hibbing e Elizabeth Theiss-Morse, "Stealth Democracy" utilizza un sondaggio Gallup del 1998 attualizzandolo ad oggi. Ebbene, ad un numero sorprendente di americani non piace il caos della democrazia. Il 60% degli intervistati ritiene che il governo "funzionerebbe meglio se le decisioni fossero prese come in un’impresa" e il 32% è convinto che il governo degli Stati Uniti "funzionerebbe meglio se lasciassimo che fossero gli uomini d'affari di successo a prendere le decisioni", mentre il 31% ritiene che il governo funzionerebbe meglio se le decisioni fossero prese da "esperti non eletti".
Il New York Times ha pubblicato qualche tempo fa uno studio sorprendente, secondo il quale un terzo degli intervistati avrebbe anche accettato un governo militare se questo avesse comportato una maggiore efficacia. I due autori ritengono che questi dati spiegano il successo di Donald Trump. Ma significano anche che la base principale di Trump proviene da coloro che si sono sentiti esclusi e temono per il loro futuro.
Non c’è da meravigliarsi: la classe media americana è stata ridotta a meno del 50% della popolazione adulta, rispetto al 61% della fine degli anni sessanta. Il Pew Research Center, insieme con il Financial Times, è giunto ad una conclusione sorprendente. La società si frammenta, a misura dello svuotamento della pietra angolare dell'economia del dopoguerra: la classe media, stata ridotta alla metà delle famiglie statunitensi. Per la prima volta, sia quelli con reddito inferiore che quelli con reddito superiore sono più numerosi di quelli della classe media.
Per fare un esempio, il numero di adulti tra quelli dei due livelli superiori è cresciuto di 7,8 milioni, mentre quelli della classe media di soli 3 milioni. Quelli che stanno nei livelli più bassi sono aumentati di 6,8 milioni. In questa tendenza, la più importante forza di divisione è stata l'istruzione. Quelli con istruzione universitaria hanno una probabilità otto volte maggiore di vivere con redditi più elevati rispetto agli adulti che non hanno concluso l’istruzione secondaria, ed il doppio della probabilità di un adulto con il solo diploma di scuola superiore. Pertanto, a coloro che non possono permettersi l'istruzione superiore viene impedito di partecipare con successo nel mercato del lavoro. Molti di coloro che hanno un lavoro modesto non guadagnano abbastanza per condurre una vita normale.
Diamo ora uno sguardo all'Europa. L'unico paese che ha condotto uno studio su quanto sta accadendo alla classe media è la Spagna, ma certamente questo paese è rappresentativo di molti altri sul continente. Tra il 2007 e il 2013 (gli anni della grande recessione, da cui l'Europa non è ancora uscita), il proletariato è cresciuto dal 26,6% della popolazione al 38,5%. Uno studio della Fondazione BBVA ha trovato tre tendenze principali: 1) il reddito pro capite e per la famiglia è tornato ai livelli di fine secolo scorso; 2) la distribuzione del reddito è peggiorata, aumentando la disuguaglianza economica; 3) l'aumento inesorabile di questa disuguaglianza combinato con la diminuzione dei redditi "ha creato situazioni di povertà e di esclusione sociale che, pochi anni fa, si pensava sarebbero scomparsi dalla nostra società".
Infine, concentriamoci sulla Cina. La classe media cinese sta disperatamente cercando di collocare il risparmio all'estero. La Cina ha tolto dalla povertà 600 milioni di persone, che ovviamente temono di ricadere nuovamente in essa. L'economia cinese sta subendo un cambiamento del modello economico, dalle esportazioni al mercato interno. Questa modifica è accompagnata dalla chiusura di molte fabbriche e aziende inefficienti, inaugurando un processo radicale. Individui e imprese hanno trasferito all'estero circa un miliardo di dollari nell'ultimo anno e mezzo.
L’insicurezza economica si aggiunge alla lista delle preoccupazioni della vita di tutti i giorni, compreso l'inquinamento dell'aria, dell’acqua e del cibo, milioni di vaccini difettosi, mancanza di assistenza medica e di un sistema di pensionamento effettivo. I social network ora distribuiscono articoli come "l'ansia della classe media" o "Saranno quelli della classe media i nuovi poveri?".
Il Financial Times riporta che il 45,5% di quelli con reddito medio avrebbero voluto impiegare almeno il 10% dei loro risparmi all'estero, ed un altro 29% lo avrebbero ha già fatto. Nel 2014, 76,089 cinesi all’estero con solidi requisiti finanziari avevano ottenuto permessi di residenza permanente, contro i 4.291 dell'anno precedente. Durante l'anno accademico 2014-15, 304.040 cinesi avevano studiato negli Stati Uniti, rispetto ai 110.000 del 2011-12. Nel frattempo, secondo i dati ufficiali, le manifestazioni pubbliche di insoddisfazione sono state più di 850.000 dell'anno scorso.
Tutti gli economisti concordano sul fatto che ci troviamo di fronte un mondo post-industriale, in cui l'apporto di manodopera al valore dei prodotti continuerà a diminuire. La robotizzazione salterà dal 12% della produzione industriale al 40% in dieci anni.
I rifugiati sono ora circa 20 milioni di persone, secondo le Nazioni Unite, e il loro numero continuerà ad aumentare. L'enorme incendio in Canada, che ha distrutto una città, è uno dei segnali di pericolo del cambiamento climatico.
I giornali di tutti i paesi spendono uno spazio crescente alla corruzione, ai documenti di Panama, alla disoccupazione giovanile e alla minaccia del terrorismo, per citare alcune delle fonti di paura.
Pertanto, i Trump, i Duterte, i Le Pen e gli Erdogan sono una reazione meccanica alla paura. Ma la paura è un buon consigliere?

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* Giornalista italo-argentino. Co-fondatore ed ex direttore generale di Inter Press Service (IPS). Negli ultimi anni ha anche fondato Other News, un servizio che fornisce "informazioni che i mercati rimuovono." Other News. In spagnolo: http: //www.other-news.info/noticias/. In inglese: http: //www.other-net.info

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