Fachada del hospital italiano de Buenos Aires. Foto De Safone96 - Trabajo propio, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47800646

Viaggio nella cooperazione sanitaria

Dalle parole ai fatti
di Giorgio Castore

L’intervista che il dottor Giuseppe Travaglini ci ha rilasciato sul tema della solidarietà, pubblicata sul nostro giornale il 6 aprile sorso, si concludeva con un brevissimo accenno alla sua nuova sfida: la presidenza dell’Alleanza degli Ospedali Italiani nel Mondo (AOIM).
Proviamo a capirne di più col suo aiuto.

Italiani. Prima di parlarci della tua sfida per l’AOIM, ci puoi spiegare brevemente quanta parte dell’impegno di RUVUMA è un mattone che serve ad edificare o, invece, anche nella cooperazione c’è una politica dell’“usa e getta”?
Travaglini. La cooperazione riconosce due modelli: uno destinato all’emergenza che ha come unico obbiettivo perseguibile salvare quante più vite umane è possibile ed uno invece di lungo periodo che deve tendere a modificare gli equilibri tra popoli ricchi e meno ricchi. Credo che questa seconda modalità sia quella da perseguire sempre con più forza in quanto il mondo che lasceremo ai nostri eredi sarà sempre più vivibile se ci saranno meno differenze. Uno dei capisaldi di questa metodologia di cooperazione è fondato sul raggiungimento di una autosufficienza per quanti più popoli è possibile e il mezzo da usare per eccellenza è la formazione. source of information: Unicef 2010:investire negli adolescenti accelera la lotta contro la povertà, la disuguaglianza e la discriminazione di genere e contribuisce alla riduzione della mortalità materna e HIV e AIDS. Costruire le competenze e la creazione di posti di lavoro per i giovani, in particolare quelli delle comunità rurali più povere può aiutare a salvare una generazione dalla povertà.

Italiani. Mi sembra di capire che la fase emergenziale è stata già affrontata e che ormai siete in una fase di sviluppo. Ci puoi fare qualche esempio?
Travaglini. Per confermare quello che ho appena affermato, la mia associazione RUVUMA Onlus ha favorito e ottenuto nel 2015 un contratto-convenzione di cooperazione tra Università di Parma e la St. Joseph University. Su questo contratto abbiamo costruito il primo stage che avrà luogo il prossimo maggio nel quale saranno presenti a Mbweni in Tanzania tre laureande in infermieristica che svilupperanno la tesi presso il nostro Ospedale.

Italiani. Cooperazione non vuol dire benefici unilaterali, bensì reciproci. Mi fai un esempio di benefici che possono trarre anche i donatori?
Travaglini. In Agosto di quest’anno, sempre in virtù dell’accordo che ho appena citato, saranno ospitati 8 studenti laureandi e specializzandi in varie branche mediche della facoltà di medicina di Parma che sfrutteranno il periodo di un mese 40 giorni per conoscere meglio le patologie locali. E’ bene ricordare che con l'immigrazione stanno ritornando in Europa patologie oramai dimenticate come la TBC e, in questa ottica, lo studio sul campo di queste problematiche sarà utile sia al singolo discente che alla nostra comunità nazionale dove eserciterà il suo mestiere di medico.

Italiani. Ma come pensi di utilizzare queste esperienze nel tuo nuovo incarico di presidente dell’AOIM? Ho visto l’elenco degli Ospedali italiani nel mondo. Non ci sono solo centri di cura assimilabili all’Ospedale di Mbweni, ma anche vere e proprie eccellenze su scala mondiale come l’Ospedale di Buenos Aires, in Argentina.
Travaglini. Lo scambio di esperienze tra mondi diversi costituisce quasi sempre un arricchimento per entrambi. Per esempio, uno dei tanti Ospedali che aderisce all’AOIM è l’Indian Spinal Injuries Centre di New Delhi ed abbiamo già avuto l’occasione di poter facilitarne l'incontro con l'equivalente centro di riferimento per la regione Emilia Romagna, con l’obiettivo di realizzare scambi di esperienze e di personale per periodi di stage.
Ho anche aperto un tavolo di lavoro con l'
IEO di Milano, centro ideato e diretto da Umberto Veronesi, riconosciuto universalmente come il chirurgo che ha cambiato la chirurgia della mammella da demolitiva a conservativa, dove stiamo preparando un progetto di formazione per operatori sanitari per portare nel mondo questa visione della chirurgia della mammella.
Oggi, poi, continuiamo a lavorare sulla spinta di quello che è stato deciso dall’associazione mondiale e dei chirurghi pediatri a KIOTO nel 2002: i bambini in tutto il mondo hanno diritto ad avere medici a loro dedicati per una maggiore salvaguardia della loro salute essendo la chirurgia pediatrica una branca della medicina dove occorrono professionalità di altissima competenza. Entra in questa concezione della ricerca della salute il rapporto di collaborazione con la scuola di chirurgia pediatrica ACOI con cui stiamo organizzando un primo corso di formazione per chirurghi pediatri in Tanzania presso l’ospedale di Mbweni ed uno ad Haiti presso l’ospedale che la fondazione Rava ha costruito e gestisce. Si tratta di una metodologia che stiamo seguendo e sperimentando e se funziona come ci aspettiamo, perché non proporla anche alle strutture che aderiscono all’Alleanza degli ospedali italiani nel mondo?

Nello scambio di convenevoli dopo l’intervista, Giuseppe Travaglini mi ha accennato anche ad un altro impegno che lo attende nel prossimo mese di maggio, l’evento di lancio della “Human factory per l’innovazione sociale”, organizzato a Milano dalla Cascina Triulza Lab-Hub per l’innovazione Sociale, con lo slogan Società Civile e Ricerca: insieme per rispondere ai bisogni sociali.
Cercheremo di dare conto anche di quest’altra iniziativa.

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