Foto di Sara Prestianni per Storie Migranti [Migrants arriving on the island of lampedusa in august 2007 (https://www.flickr.com/photos/noborder/2494723189], attraverso Flickr

Una proposta di due economisti tedeschi per il problema immigrazione

Profughi: solidarietà a pagamento
di Fabrizio Cerami

Oltre un secolo fa Carl Marx denunciava la pratica capitalista di considerare le persone come cose da poter sfruttare e poter utilizzare secondo le esigenze dell'onnipresente mercato. Un’analisi che credevamo ormai superata avendo preso coscienza, specialmente in Europa, del valore della democrazia e dunque della persona come valore di per sé e non per la sua utilità. Almeno questo era quello che pensavamo.
Oggi il fenomeno dell'immigrazione, sempre più fuori controllo verso il nostro vecchio continente, ha resuscitato forme di capitalismo che pensavamo relegate ai libri di storia, ma ancora attualissime in quanto proposte nella moderna e civile Germania.
La cosiddetta politica delle "porte aperte" sull'immigrazione della Cancelliera Angela Merkel ha incentivato l'arrivo dei richiedenti asilo, in Germania e nel resto d'Europa, con tutte le conseguenze dolorose che sono sotto i nostri occhi.
In questo problema che affligge le Cancellerie di mezzo mondo, si inserisce l'idea di due economisti tedeschi di fama internazionale, Bruno Frey e Margit Osterloh, per i quali per limitare e incanalare gli arrivi bisogna chiedere ai migranti una sorta di "tassa di ingresso". Ma non è tutto: deve essere anche più alta di quella che i trafficanti di uomini chiedono alle loro vittime per farle emigrare.
Il prezzo dovrebbe essere anche determinato, scrivono i due economisti in una lettera pubblica sul prestigioso Frankfurter Allgemeine Zeitung, «in base alla domanda che esiste nel Paese che li dovrebbe accogliere, tenendo conto della disponibilità della popolazione ad accogliere altri migranti».
Il vantaggio dovrebbe essere duplice: togliere finalmente lavoro ai trafficanti di uomini e indirizzare quelle risorse ai Paesi che li accolgono. E soprattutto, in un paese civile come la Germania, se i migranti dovessero essere accolti ed integrati, dovrebbero ricevere indietro i loro soldi, probabilmente al netto delle spese.
È una proposta che si ispira apertamente alla legge svizzera - non per nulla i due docenti insegnano proprio a Zurigo - dove ai migranti è imposto di consegnare, al momento di entrare, parte dei loro beni alle autorità elvetiche.
A margine del suddetto articolo, il giornale cita anche uno studio di altri due economisti, Michael Clemens e Branko Milanovic, dove si sostiene che la libera migrazione raddoppierebbe potenzialmente la ricchezza nel mondo e risolverebbe, niente meno, il 75% delle disuguaglianze (anche se è ancora da dimostrare). Tutto questo però avviene con criteri selettivi fin dall'ingresso nella nazione di accoglienza, in una sorta di selezione a priori.
Secondo Frey e Osterloh, questa idea rimuoverebbe anche il problema, sempre più tragico, della distribuzione delle quote in Europa.
Insomma, addio alla generosa solidarietà e alle ipocrite lacrime per i profughi ammassati ai confini dove trovano muri e poliziotti in assetto antisommossa.
Alla fine è e resta solo un problema di soldi e di manodopera qualificata a buon prezzo. Anche la solidarietà deve rispettare, ieri come oggi, le leggi onnipresenti del mercato.

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