Idomeni. Fermo immagine video http://it.euronews.com/2016/03/12/grecia-3000-migranti-trasferiti-in-un-centro-di-accoglienza-vicino-idomeni/

Emergenza profughi: l'Europa si è fermata ad Idomeni
di Diego Grazioli

Continua inesorabile il flusso di disperati verso Idomeni, il paesino greco al confine con la Macedonia, diventato l'avamposto per intraprendere la rotta dei Balcani ed arrivare in Europa.
Almeno 30mila persone, di cui la metà minori, sono da settimane accampate in condizioni disumane, in attesa che le autorità macedoni riaprano le frontiere e consentano il passaggio almeno a coloro che provengono da zone di guerra. Negli ultimissimi giorni infatti l'esercito macedone nega a chiunque l'attraversamento del confine nazionale, una decisione in palese violazione delle leggi internazionali in materia di accoglienza, che obbligano i paesi a concedere l'asilo o il diritto di transito a tutti coloro in fuga dalle atrocità dei conflitti.
Ma prendersela con la piccola Repubblica di Macedonia sarebbe miope e sbagliato, i veri responsabili di queste politiche liberticide sono i paesi dell'Europa centrale, in primis Germania ed Austria, le mete finali tanto agognate dai profughi mediorientali. Un atteggiamento che sta spingendo migliaia di persone a tentare la "via per l'Europa" attraversando il braccio di mare che separa l'Albania dal nostro paese.
Un revival delle drammatiche traversate che negli anni '90 hanno portato in Italia centinaia di migliaia di disperati in fuga dal crollo dell'Albania comunista. Per far fronte a questo possibile afflusso le autorità italiane stanno predisponendo campi di accoglienza e potenziando la vigilanza delle pattuglie della guardia costiera al largo delle nostre coste, consapevoli comunque che per i profughi la nostra penisola sia solo un luogo di transito verso i paesi del nord Europa. Un'emergenza che ha spinto i 28 leader europei a riunirsi lo scorso 7 marzo a Bruxelles ed a definire un piano che prevede il "rinvio" in Turchia dei profughi in cambio di uno stanziamento di 6 miliardi di euro, il doppio rispetto alla cifra pattuita solo un mese fa.
Inoltre Ankara ha chiesto un'accelerazione dell'iter per l'ingresso della Turchia in Europa, nonostante l'ondata di repressione messa in atto dal presidente Erdogan contro i media non allineati e i partiti d'opposizione.
La strategia di Bruxelles è stata fortemente criticata dalle organizzazioni umanitarie che operano a tutela dei profughi. Secondo Medicins sans Frontiers rispedire in Turchia migliaia di disperati presenti sul suolo europeo rappresenterebbe una grave violazione della carta dei diritti umani delle Nazioni Unite che lederebbe per sempre l'architettura di valori su cui si fonda l'Unione Europea.
Probabilmente neanche le parole pronunciate da Papa Francesco sul dramma dei migranti riusciranno a smuovere le posizioni più intransigenti dei leader europei. Il Pontefice ha invitato i paesi del vecchio continente ad accogliere equamente i profughi con diritto d'asilo, applicando una politica d'inclusione proporzionata alla densità demografica di ogni singola nazione. Un appello destinato a cadere nel vuoto, in questa Europa in preda ad un'isteria populista in grado di destabilizzarne le fondamenta.

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