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L'Europa si sta disintegrando mentre i suoi cittadini guardano indifferenti
di Roberto Savio *
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Roma, febbraio (IPS) Stiamo assistendo alla lenta agonia del sogno di integrazione europea, senza una sola manifestazione ovunque tra i suoi 508 milioni di cittadini. E’ chiaro che le istituzioni europee devono affrontare una crisi esistenziale ma il dibattito è limitato al solo livello intergovernativo.
Ciò dimostra chiaramente che i cittadini europei non si sentono vicini a Bruxelles. Sono finiti gli anni cinquanta, quando i giovani si mobilitavano nel Movimento Federalista della Gioventù con gli attivisti del Movimento Federalista guidato da Altiero Spinelli, o con la massiccia campagna per un'Europa trascendente i confini nazionali, un tema comune degli intellettuali del tempo.
E’ stato un crescendo di crisi. Prima è venuta la divisione Nord-Sud, con un nord che non ha voluto salvare il Sud, convertendo l’austerità in un tabù monolitico, con la Germania come capo inflessibile. La Grecia è stata la sede scelta per entrare nel conflitto e vincere, anche se il bilancio è stato del solo 4% dell'intera Unione europea. Il fronte della disciplina fiscale e dell’austerità ha facilmente superato i sostenitori dello sviluppo e della crescita come priorità ed ha alienato molti cittadini intrappolati nel combattimento.
Poi è arrivata la divisione Est-Ovest. E’ chiaro che i paesi che stavano sotto l'Unione Sovietica hanno aderito all'UE per ragioni puramente economiche e non per identificarsi con i cosiddetti valori europei, base dei trattati istitutivi. La solidarietà non solo è stata ignorata, ma attivamente respinta, prima con la Grecia e ora rifugiati. Ci sono ora due paesi, in primo luogo l'Ungheria e poi la Polonia, che rifiutano esplicitamente "il modello e i valori europei", il primo per difendere un modello di governance autocratica, ed il secondo i valori cristiani, ignorando tutte le dichiarazioni di Bruxelles.
Allo stesso tempo, si è manifestato un altro sviluppo inquietante. Il primo ministro britannico David Cameron ha minacciato che se non avesse ottenuto condizioni particolari, avrebbe lasciato l'Unione Europea. A Davos, in modo esplicito, aveva detto che il Regno Unito era in Europa per motivi di mercato, respingendo tutto il resto, in particolare una possibile ulteriore integrazione. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha inviato segnali rassicuranti, mentre tutti i paesi europei stanno insistendo per recuperare sovranità, per quanto possibile. Quindi, qualunque cosa gli inglesi ottengano, sarà un punto di riferimento per tutti. E questo sta rivelando che nel Regno Unito, la lobby pro-Europa è guidata dalla finanza e dal settore economico e che manca qualsiasi movimento dei cittadini.
Tutto questo avviene in un contesto di stagnazione economica, tale che neanche le iniezioni finanziarie senza precedenti della BCE sono riusciti ad alleviare.
L'elenco dei paesi con problemi comprende non solo il Sud. I leader della rigidità fiscale, come i Paesi Bassi e la Finlandia, devono affrontare gravi difficoltà. L'unico paese che sta facendo relativamente bene, la Germania, ha una bilancia commerciale positiva con il resto d'Europa, ha un tasso di interesse molto più basso principalmente a causa delle proprie migliori prestazioni. E’ stato stimato che più della metà del suo bilancio deriva dalla sue relazioni asimmetriche positive con il resto d'Europa. Tuttavia, la Germania si è ostinatamente rifiutata di utilizzare parte del ricavato per fare qualsiasi accordo di socializzazione dei propri beni, come ad esempio un fondo europeo per salvare i paesi, o di qualsiasi altra proposta in tal senso. Si tratta di un brillante esempio di solidarietà... come il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, quando disse restandone famoso che “non daremo i nostri guadagni sudati a coloro che non lavorano duro come noi...”
Infine, la crisi dei rifugiati è l'ultimo colpo ad una istituzione che stava respirando con grande sforzo. L'anno scorso, più di 1,3 milioni di persone fuggite dai conflitti in Iraq, Libia e Siria hanno raggiunto l'Europa. Questo anno, secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati, almeno un altro milione è atteso in ricerca della rotta per l’Europa.
Qualunque cosa stia accadendo mostra la realtà europea. La Commissione ha stabilito che 40.000 persone, una goccia nell’oceano, dovrebbero essere riallocate dalla Siria e dall’Etiopia. Questo fatto ha condotto ad un processo di negoziazione frenetica con i paesi dell'Europa orientale che categoricamente hanno rifiutato di prendervi parte, nonostante le minacce da parte della Commissione. Ad oggi, il numero totale di persone riallocate è di sole 201 unità.
Nel frattempo, Angela Merkel aveva deciso di aprire le porte della Germania e ricevere fino a un milione di rifugiati, per lo più siriani. Ma un'interpretazione intelligente del Trattato sui Rifugiati ha chiarito che i rifugiati economici (come quelli climatici) sono esclusi, e questo fu deciso quando si stabilì che i Balcani erano protetti ed al sicuro, escludendo in tal modo qualsiasi europeo proveniente in Germania attraverso l'Albania, il Kosovo ed altri paesi non ancora facenti parte dell'UE.
Allo stesso tempo, si deve rilevare che il Montenegro è stato invitato ad aderire alla NATO, fatto che incidentalmente serve anche per contenere la Russia, grazie alla dislocazione del suo esercito, forte di 3.000 soldati.
Ma, naturalmente, il grande flusso di persone ha reso difficile il controllo dei documenti necessari, e così ogni paese è stato costretto ad utilizzare la propria immaginazione, senza alcun rapporto con Bruxelles.
L’Austria ha detto che avrebbe accettato solo 37.500 domande di asilo.
La Danimarca, insieme a una campagna di annuncio ai profughi del fatto di non essere benvenuti, ha approvato una legge che ritarda il ricongiungimento familiare di tre anni e autorizza le autorità a confiscare denaro e gioielli dei richiedenti asilo eccedenti US$ 1400.
La Svezia ha annunciato che avrebbe dato permessi di soggiorno più brevi e che avrebbe imposto controlli severi sui treni provenienti dalla Danimarca.
La Finlandia ed i Paesi Bassi hanno dichiarato che saranno immediatamente espulsi tutti coloro che non si adegueranno alle norme severe a carico dei rifugiati. La Gran Bretagna, responsabile con gli Stati Uniti dell'invasione dell'Iraq (da cui è nata l’Isis), ha annunciato che riceverà solo 27.000 rifugiati.
E’ sorto un vero fiorire di costruzione di muri, eretti in Ungheria, Slovenia Slovacchia, ed Austria. Nel frattempo l’Europa ha cercato di comprare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con 3 miliardi di euro, come una via per fermare il flusso di rifugiati, ma non ha funzionato. Così ora la Grecia è la colpevole per non essere in grado di elaborare adeguatamente i documenti di quasi 800.000 persone che attraversano il suo territorio.
L'Austria ha chiesto di escludere la Grecia dalla convenzione di Schengen e spostare i confini dell'Europa "più a nord". Questo capitolo si sta concludendo ora con l'iniziativa della Germania di introdurre di nuovo il controllo delle frontiere nazionali per un periodo di due anni. L'anno scorso, ci sono stati 56 milioni di camion che hanno attraversato le frontiere tra paesi ed ogni giorno lo hanno fatto 1,7 milioni di persone.
L'eliminazione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini europei sarebbe un segnale di enorme portata. Ma, molto più criticabili sono gli imminenti cambiamenti politici che vedono partiti anti-europei e xenofobi cavalcare la cresta dell'onda di paura e insicurezza che attraversano l’Europa.
In Germania, dove la Merkel sta perdendo sempre più supporto, il Partito per una Alternativa, che è stato relativamente marginale, potrebbe incrementare la propria rappresentanza in almeno tre Länder. Attraverso l’Europa, dalla Francia all’Italia, dalla Gran Bretagna ai Paesi Bassi, i partiti di destra sono cresciuti.
Tutti quei partiti utilizzano una certa retorica di sinistra: ri-nazionalizzare industrie e banche, aumentare le reti di sicurezza sociale, lottare contro la globalizzazione neoliberale...
L’Ungheria ha posto pesanti tasse sulle banche estere, per spingerle a lasciare il paese e la Polonia parla la stessa lingua. Il loro obiettivo è semplice: disoccupati, sottoccupati, pensionati, tutti quelli che hanno una vita precaria, gli emarginati dal sistema politico e quelli che sognano un glorioso ieri. Se questo funziona negli Stati Uniti con coloro cui piace Donald Trump, questo funzionerà qui.
Non vi è dubbio, pertanto che in questo momento, un referendum sull’Europa non passerebbe mai. I cittadini non sentono che questa è la “loro” Europa. Questo è un problema serio per un’Europa democratica.
L'Unione Europea sopravvivrà? Probabilmente, ma sarà più una sorta di mercato comune della finanza e degli affari, che non un progetto di cittadinanza. Questo accelererà anche la riduzione del suo potere nel mondo, e la perdita della identità europea, una volta il progetto più rivoluzionario della storia moderna.
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* Giornalista italo-argentino. Co-fondatore ed ex direttore generale di Inter Press Service (IPS). Negli ultimi anni ha anche fondato altre notizie, un servizio che fornisce "informazioni rimosse dal mercato rimosso." Other News. In spagnolo: www.other-news.info/noticias/ in inglese: www.other-net.info

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