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Archivio Disarmo: l’approfondimento

Equilibri mondiali e terrorismo
di Giorgio Castore

L’appuntamento periodico di Archivio Disarmo, istituto di ricerche internazionali presieduto dal prof. Fabrizio Battistelli, con la pubblicazione nel proprio Sistema informativo a schede, di “Equilibri mondiali e terrorismo” ci consente di inquadrare in modo approfondito i fenomeni internazionali che agitano i nostri giorni.
La firma su “La crisi mediorientale nel contesto internazionale” è di Maurizio Simoncelli, Vicepresidente dell’Istituto, storico ed esperto di geopolitica dei conflitti, che muove la propria analisi dall’epoca coloniale e dagli interessi sottesi alle conclusioni degli accordi sottoscritti durante e dopo la fine della prima guerra mondiale. Accordi che, fra l’altro sono alla radice dei movimenti migratori di massa del secolo scorso, e la cui conoscenza può aiutarci a comprendere gli analoghi fenomeni cui assistiamo oggi.
Una attenta osservazione degli andamenti del commercio di armi consente, peraltro, di disporre di dati di riferimento a sostegno delle tesi sostenute, mentre una analisi dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, con il sostegno di quest’ultima a Bashar Al Assad, segna un fatto rilevante al punto da modificare la classificazione della dimensione del conflitto precedentemente attribuita.
I livelli di scontro dei conflitti in atto, il numero dei diversi attori locali, regionali ed internazionali con interessi e prospettive eterogenee ed anche contrastanti modificano sensibilmente i risultati delle analisi precedenti e ci conducono ad inquadrare il conflitto in atto in un sistema mondiale instabile che non riesce a trovare forme di autogoverno adeguate.
E’ ormai universalmente riconosciuto che i conflitti in Afghanistan, Iraq e Libia non hanno condotto ai risultati attesi, lasciando nel caos, invece, quei paesi ed insegnandoci che la soluzione militare dei conflitti non è, in realtà, una soluzione. Lo è, invece, quella politica.
“Terrorismo - Analisi dell’impatto a livello globale  (2010-2014)” lo studio che segue l’analisi di Simoncelli, è firmato da Maria Carla Pasquarelli, laureata in Relazioni Internazionali presso l'Università di Bologna, con un Master di II Livello in Diritto delle Migrazioni presso l'Università di Bergamo.
L’analisi proposta dalla Pasquarelli si basa sui dati dell’“Institute for Economics & Peace di Londra raccolti in una ricerca pubblicata lo scorso 16 novembre che abbraccia ben 162 paesi e parte dalla definizione degli atti di terrorismo. L’attenzione del lettore viene subito catalizzata dal dato che sottolinea subito la dimensione del fenomeno: la crescita dell’80%, nel 2014, delle vittime degli atti di terrorismo, passando dalle 18.111 del 2013 alle 32.658 del 2014.
Altro dato di particolare rilievo messo in luce nella ricerca è quello che attribuisce alle sole ISIS o IS o Daesh (differenti sigle cui si ricorre per indicare la stessa organizzazione terroristica) e Boko Haram la responsabilità del 51% delle vittime causate.
Il capitolo sulla situazione del terrorismo in Africa merita molta attenzione, soprattutto perché la stampa sembra limitarsi a registrare le vittime di quegli atti e raramente in prima pagina, forse per ragioni di lontananza, mentre invece le cause dei conflitti, i flussi migratori, le tattiche di “esportazione” degli atti terroristici con il ricorso all’uso dei “lupi solitari” accorciano le distanze di quelle regioni dall’Europa fino quasi ad annullarle.
“Il divario tra spese militari e finanziamenti per lo sviluppo” è illustrato da Maged Srour, laurea in Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre,con approfondimenti presso il Woodrow Wilson Center di Washington, D.C., la Metropolitan University of Prague (Repubblica Ceca) e l’Università di Augsburg (Germania).

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