Salva Banche: il risparmio tradito
di Gianluca Di Russo

Il salvataggio, così è stato definito, delle quattro banche italiane (Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Cariferrara) ha sollevato un polverone mediatico, con governo e opposizione impegnati nello sfidarsi attraverso ingiurie ed epiteti, con il risultato di gettare ancora più confusione sulle tematiche delle nuove regole europee di risoluzione bancaria (Bank Recovery and Resolution Directive).
L'approvazione recente delle nuove direttive, che si manifesteranno in maniera più palese con l'istituto del Bail-In in vigore dal 1° gennaio 2016, ha visto la sua prima applicazione con l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle banche in difficoltà, gettando migliaia di risparmiatori nella cosiddetta “bad bank”, ossia polverizzando per molti i risparmi di una vita.
Il governo ha ottenuto l'approvazione europea per l'operazione di salvataggio, con il riscontro di non aver utilizzato nessun fondo pubblico per rimettere in piedi e dare continuità agli istituti bancari interessati.
L'intervento di salvataggio è stato realizzato attraverso fondi interbancari e solo in minima parte dalla cassa depositi e prestiti, garantendo i conti correnti oltre la soglia dei 100.000 euro, che sarebbero stati a loro volta coinvolti nel caso di applicazione del Bail-In.
La centralità del dibattito riportato sui mass media negli ultimi giorni riguarda il controllo e la tutela del risparmio, con la richiesta di molte parti politiche di responsabilizzare Stato e Governo, in caso di mala gestio, crack bancari e default vari, al fine di tutelare il cittadino inconsapevole e indifeso.
Poche informazioni e attenzioni sono state dedicate alla comprensione delle nuove regole, istituite proprio per non scaricare sulla collettività, con l'innalzamento di nuove tasse, l'onere di salvataggi con soldi pubblici.
Come tutti i cambiamenti, la percezione di uno stato minimale che scarica sull'individuo la responsabilità delle informazioni e della propria tutela, alle prese con un mondo che si evolve in forma sempre più complessa, getta sempre più sfiducia nei cittadini e risparmiatori ancorati al garantismo e alla protezione che “mamma stato” ha esercitato nell'ultimo mezzo secolo.
In tema di risparmio e investimenti, i ricordi dei crack finanziari di Parmalat e Cirio sono ancora nella memoria di molti, con un'educazione finanziaria che non ha fatto progressi rispetto alle regole di tutela che si sono andate perfezionando nel corso degli anni.
Le cronache dell'ultimo decennio sono piene di esempi di personaggi famosi incappati in “guru” della finanza o in operazioni dissennate, a dimostrazione di un paese che presenta un'alfabetizzazione finanziaria che ci porta al 63esimo posto, dietro a paesi come Serbia e Madagascar, su concetti come “diversificazione del rischio” e differenza tra “azioni” e “obbligazioni” sconosciuti alla maggioranza della popolazione.
Le regole europee, con la direttiva Mifid (Market in Financial Instruments Directive), hanno visto la luce nel 2004, con il susseguirsi di norme e tutele per i risparmiatori, con l'introduzione di questionari per stabilire il grado di conoscenza ed esperienza in campo finanziario, con regole di appropriatezza e adeguatezza delle operazioni di investimento che gli intermediari possono proporre ai cittadini.
Nonostante il rafforzamento delle regole a tutela dei risparmiatori, avvenuto a livello europeo, il commissario europeo ai servizi finanziari Jonathan Hill e lo stesso ministro dell'economia Padoan hanno parlato di prodotti finanziari non adeguati, venduti a molti cittadini, con la dimostrazione che gli intermediari hanno collocato presso i clienti prodotti al di là delle conoscenze e tolleranza al rischio degli investitori. Di recente, la Consob è intervenuta nei confronti di istituti di credito per “aver violato le norme che regolano il settore dei risparmi e degli investimenti, in particolare i conflitti di interesse e la correttezza della condotta e la materia della valutazione di adeguatezza degli investimenti.
Come fare a conciliare, da un lato, la tutela dei risparmiatori e, dall'altro, l'applicazione delle regole è compito assai arduo.
Per i malcapitati possessori delle obbligazioni subordinate delle banche sottoposte a salvataggio, l'unica strada percorribile è dimostrare in sede legale la mancata adeguatezza delle operazioni e la scarsa trasparenza delle informazioni erogate dagli intermediari.
Una strada percorribile, ma anche tortuosa, per le forme scritte di autorizzazione alle operazioni, controfirmate nei tanti moduli, dai risparmiatori ignari.Bancari danneggiati. Fonte: Fabi
In concorso alle vie legali, difficilmente potrebbero partecipare anche i tanti dipendenti delle banche, possessori anch'essi degli stessi strumenti, a dimostrazione della scarsa professionalità e cultura che regna all'interno degli istituti bancari.
In Inghilterra, il governo sta studiando un patrocinio gratuito per i meno abbienti, in tema di Wealth Management, con l'introduzione di un’“assistenza sociale” in ambito finanziario e previdenziale, con la finalità di preparare i cittadini all'inevitabile disfacimento del Welfare, ormai  imminente anche nei paesi a tradizione più sociale. Dal canto nostro, il cambiamento sarà più traumatico ed è richiesto ai singoli di trovare un buon “guru” che protegga i propri averi.

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