La sede aziendale di ABOCA

Troppi pesticidi nelle colture intorno all'azienda biologica

Aboca: dalla Toscana al Marocco
di Antonello Cannarozzo

Per anni il fondatore di Aboca, società leader di prodotti farmaceutica naturale, Valentino Mercati, ha intrapreso una battaglia civile contro l'uso smodato dei pesticidi, ai limiti del consentito e per questo motivo per salvaguardare le proprie coltivazioni altamente biologiche sarà costretto probabilmente a trasferire la produzione nel nord Africa, in Marocco. L’azienda con le sue coltivazioni in Valtiberina, 700 ettari dei 1.100 totali siti in Valdichiana dove lavorano 60 operatori agricoli per 70 specie diverse di piante officinali con una produzione di oltre 2 mila tonnellate all’anno di prodotto appena colto.
Quello di Mercati non è stato solo un annuncio per comunicare che un altra delle tante nostre aziende italiane vanno a delocalizzarsi, ma anche una denuncia, contro l’ eccesso di pesticidi e di coltivazioni Ogm.
Il problema è molto serio per la salute di tutti e il caso Aboca è solo la classica punta di iceberg che nasconde il malessere della nostra agricoltura.
Il problema dell'azienda di San Sepolcro è quanto mai serio perché coinvolge una società di respiro internazionale dove lavorano 830 dipendenti (età media poco oltre i 40 anni) di cui 230 assunti tra 2014 e 2015, con 120 milioni di fatturato e le proiezioni economiche stimano addirittura 180 milioni per il 2016. Insomma una realtà per il territorio molto importante che in un prossimo futuro, per la scelta di delocalizzare almeno la produzione, potrebbe avere ripercussioni anche occupazionali.
Tutti gli oltre 1.000 ettari – chiarisce l’azienda – vengono coltivati seguendo il regolamento europeo sull’agricoltura biologica che comporta preservare la struttura e gli equilibri micro organici del terreno, l’utilizzo di varietà vegetali adatte all’ambiente specifico, l’esclusione di fertilizzanti e antiparassitari chimici e il divieto di utilizzo di Ogm”.
Norme fondamentali, ma che non sono in grado di essere mantenute se i coltivatori limitrofi ai terreni di Aboca fanno un uso insensato di pesticidi chimici con il risultato di contaminare anche i campi dell’azienda limitrofa.
Così, preso atto della situazione, Aboca decide di andare via.
"Spero di chiudere velocemente l’acquisto di una grande azienda agricola in Marocco dove l’Ogm è bandito - ha detto Valentino Mercati - La trasformazione del prodotto rimarrà in Valtiberina, ma stiamo riflettendo sul centro agricolo che dovrebbe sorgere a Lucignano - e poi ha aggiunto sconsolato - Peccato, ma nemmeno uno dei 22 sindaci della vallata a cui tre mesi fa abbiamo scritto ci ha risposto. Si vede che non siamo importanti per il territorio”.
Nonostante tutto però qualcosa sembra muoversi, almeno a livello della Regione che stando alle voci giornalistiche sarebbe disposto ad incontrare i vertici aziendali per trattare sul futuro di una grande realtà economica.
Peccato, però, che per vedere qualche risposta da parte delle Istituzioni si debbano fare annunci così forti.
Leggiamo dal Tirreno che: “E’ l'assessore all'agricoltura Marco Remaschi a dichiararsi pronto, d'intesa con gli enti locali e le parti sociali, a incontrare appena possibile il fondatore e titolare di Aboca per discutere delle prospettive del gruppo e del territorio che la ospita" e la segreteria dell'assessore è già al lavoro per attivare un tavolo di confronto in attesa di una risposta da parte dell'azienda.
Speriamo che questo richiamo di Aboca possa servire almeno in parte a cambiare gli usi scorretti di una certa agricoltura nell'interesse di tutti noi consumatori e di una realtà aziendale di grande prestigio per l'Italia.

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