La cerimonia della sottoscrizione del MoU dell’AIIB. Pechino 24/10/2014 (Fonte: http://aiibank.org/detail-08.html).

L’Italia può giocare un ruolo importante

La nuova via della seta
di Gianluca Di Russo

In tempi di carestie economiche, come i ricorrenti dati Istat mostrano periodicamente, le antiche tradizioni che hanno reso il nostro popolo celebre per santi e navigatori riemergono per andare oltre alle “pestilenze” economiche che durano ormai dal 2008, con il tentativo di aprire nuove vie per ritrovate prosperità.
L'adesione dell'Italia, insieme a Francia e Germania, all'AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank), istituto finanziario promosso dalla Cina, pone in essere scenari impensabili solo qualche anno addietro.
La mossa del governo cinese, attraverso la costituzione di una sorta di fondo asiatico per le infrastrutture, era inizialmente riservata ad alcuni paesi dell'area per la cooperazione e lo sviluppo di paesi sostanzialmente chiusi nei loro tentativi di crescita.
L'aver soppiantato in così breve tempo il Fondo Monetario Internazionale e la Banca di Sviluppo Asiatico, storicamente di emanazione statunitense, mostra chiaramente che forza e strategia cinese vanno a concentrarsi sul mondo finanziario e sul controllo dei capitali, con la creazione del più importante polo per le infrastrutture mondiali.
Gli iniziali rimproveri da parte degli USA, nei confronti dei paesi Europei che di corsa stanno salendo sul carro, si sono affievoliti quando anche la Gran Bretagna ha dovuto prendere atto del New Deal in salsa cinese, lasciando così agli americani uno scettro ormai lontano dai nuovi mondi in ascesa.
I recenti sostegni cinesi a paesi come Ecuador, Argentina e Venezuela rivelano il crescente potere finanziario-economico della Cina, che si appresta a scalzare Washington come ruolo di paese leader al mondo.
I tentativi degli USA di limitare questa ascesa, attraverso coalizioni con paesi dell'area come Corea del Sud, Australia e Giappone, segnalano il fallimento diplomatico ed economico che l'America ha impartito a tutti i paesi partner.
Le economie emergenti, nel tempo, hanno saputo dotarsi di regole interne e di apertura al mercato dei capitali, mostrando di saper capitalizzare il cammino di crescita iniziato 20 anni fa, mentre le economie Occidentali, chiuse nei loro modelli, hanno segnato il passo, non riuscendo ad innovare strutture ed amministrazioni dei propri paesi.
Nonostante gli sforzi ed il recente Quantitative Easing, in Europa si è consapevoli che la ripresa sarà molto contenuta e derivante più dalla domanda esterna che dalla domanda domestica.
La Cina investirà, nei prossimi 10 anni, 1.250 miliardi di dollari all'estero. Una torta così succulenta che le asfittiche economie europee non possono farsi sfuggire, con l'Italia che può recitare un ruolo primario per i buoni rapporti costruiti nel tempo con i leader cinesi.
La riapertura della “via della seta” rappresenta una nuova polarizzazione verso est, verso l'Asia, e questa volta dovremo ritornare ad essere dei buoni mercanti.

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