Bandiera Greca (fonte foto Pixabay)

Con la Cina, la nazione tenta di rialzare la testa, non senza pericoli

La Grecia ago della bilancia negli scenari europei
di Antonello Cannarozzo

La Grecia è ancora collocata ai margini dell’Europa, sia politicamente che economicamente.

Solo quattro anni fa, lo ricordiamo tutti, era in pieno crack finanziario con le file davanti alle banche chiuse per mancanza di denaro contante, negozi vuoti e la gente disperata.

Fu salvata in extremis, con un bel cappio al collo, dalla “generosa Europa” che l’ha impoverita e dissanguata in maniera assurda come hanno riconosciuto pubblicamente sia la stessa Commissione europea attraverso il suo presidente Junker che da madame Lagarde, direttrice del Fondo monetario.

Quasi per farsi perdonare e dare un contentino al Paese, la Ue ha annunciato con enfasi, solo qualche mese fa, che secondo i loro parametri finanziari il debito greco ora era più tollerabile.

 Tutto vero, peccato che la popolazione con le ricette europee è ormai ridotta alla fame.

Questo riguarda l’oggi, ma domani la situazione potrebbe capovolgersi e fare della Grecia il polo di un hub strategico per il commercio e l’energia per l’area del Mediterraneo e non solo. Allora per i tecnocrati di Bruxelles, insieme a tante cancellerie del Nord Europa, potrebbero esserci seri problemi, sempre che la patria di Aristotele e Platone sappia giocare bene le sue carte.

Fantasie, non proprio, basta fare qualche passo indietro nei recentissimi avvenimenti ellenici.

Lo scorso giugno i risultati delle elezioni politiche greche hanno dato una vittoria chiara e solida alla formazione di destra Nuova Democrazia guidata da Kyriakos Mitsotakis, con quasi il 40% dei voti, staccando di otto punti il partito di governo della sinistra radicale Syriza e il suo leader e primo ministro Alexis Tsipras.

Una vittoria che permetterà ai vincitori di governare non solo per cinque anni, ma con un maggioranza assoluta di 158 seggi su 300, come vuole la Costituzione greca per chi vince alle elezioni.

Un successo che per Mitsotakis si trasforma anche in un dilemma non da poco dal quale uscirne non sarà facile.

Prima di tutto quale sarà la relazione tra la Grecia e la Ue e quanto dovrà durare questa prigione economica, ma parallelamente dovrà chiarire quali saranno i rapporti con la Cina, vero deus ex machina della odierna economia ellenica ormai da alcuni anni?

Con l’Europa si sa fin troppo bene quali sono i legami e gli aiuti economici che si possono ottenere, diverso sono quelli con la Cina dove non mancano ingenti somme di denaro per investimenti.

Come sappiamo i cinesi portano know how, soldi ed infrastrutture di contro la Grecia è costretta a cedere i propri asset fondamentali come il porto del Pireo il quale sta diventando in breve lo snodo fondamentale per la distribuzione dei prodotti made in China.

Il nuovo governo dovrà decidere se continuare a ricevere consistenti finanziamenti dalla Cina oppure, che prima o poi dovranno essere ripagati, oppure, per il quieto vivere con l’Europa, limitarne l’invadenza economica.

Una scelta quest’ultima non esente da contraddizione perché, proprio nel 2004, l’allora Nuova Democrazia allacciò i rapporti per la prima volta con la Cina quando la crisi economica era ancora di là da venire.

Rapporti che con il peggioramento dell’economia, sono diventati una boccata d’ossigeno anche se a caro prezzo, facendo però di Atene la principale rappresentante della Nuova Via della Seta marittima nel Mediterraneo, un operazione proseguita in maniera ancora più massiccia da Alexis Tsipras.

L’attività cinese nel Peloponneso, inoltre non è certo passata inosservata agli Stati Uniti la presenza cinese, ricordando che Atene è parte fondamentale della Nato, l’Alleanza atlantica.

La Grecia, qualsiasi fosse stato il vincitore, deve ricostruire l’economia o quel che resta di una intera nazione come dopo una spaventosa guerra, e non può guardare troppo per il sottile a chi le tende una mano e allora ben vengano pure gli interessati investimenti cinesi anche se pagati a caro prezzo, bisogna pur sopravvivere, mentre l’Europa al di là di dichiarazioni di facciata non sembra dare quell’aiuto che ci si aspetterebbe.

Cosa fare, dunque? Come è noto, i rapporti tra i due giganti, Europa ed Cina, senza contare gli Usa, almeno per ora, non sono proprio idilliaci e la Grecia rischia di essere il classico vaso di coccio tra due vasi di ferro.

Ormai la penetrazione dei cinesi è sempre più invadente tanto che sembra impossibile pensare al futuro della nazione senza lo zampino del Dragone, facendo del Paese una specie di gigantesco outlet nel cuore del Mediterraneo made in China.

Alcuni analisti suggeriscono che l’unica pedina in mano ai greci è proprio la presenza dei Cinesi e la loro possibilità di invadere commercialmente il Vecchio Continente per creargli problemi economici non indifferenti, insomma un vero e proprio ricatto.

Ecco allora la piccola povera Grecia divenire l’ago della bilancia in un difficile gioco a scacchi dove occorre una strategia coraggiosa anche se pericolosa per futuri equilibri.

Intanto l’Ufficio europeo antifrode ha già fatto una scoperta assai importante: una gigantesca truffa fiscale attuata da bande criminali cinesi con importazioni dal loro Paese a prezzi bassissimi fuori da ogni norma doganale europea di ogni tipo di merce per poi rivenderla a prezzi più sostanziosi in varie nazioni.

Un danno valutato di quasi 3 miliardi, solo per il 2015, per questo la povera Grecia è stata condannata a pagare una multa di 200 milioni per non aver vigilato sui commerci illeciti. Una operazione talmente complessa e in grande stile operata dai cinesi che difficilmente, questo è il grave sospetto degli europei, che la dogana greca non ne sapesse nulla. Insomma, i greci sono avvisati sia per i rapporti con i cinesi che per la risposta degli europei.

La situazione è certamente complessa e non priva di pericoli soprattutto per la piccola Ellade, è giunto forse il momento che possa far sentire la sua voce restituendo proprio all’Europa anni di umiliazioni e la povertà di un intero popolo. 

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