Economia in crisi (fonte foto Pixabay)

Una crisi lunga 30 anni

Italia: cronaca di una economia in declino
di Gianluca Di Russo

Nel mese delle elezioni europee, le tattiche politiche hanno lasciato più spazio alla situazione interna dei vari Paesi senza che le cosiddette influenze esterne, composte dalle dichiarazioni altisonanti dei vari organismi sovranazionali, riempissero le pagine dei giornali.

Gli asettici numeri di Pil, clausole Iva e debito pubblico, sono ormai cronaca quotidiana di un declino che dura ormai da 30 anni, da quando la nostra economia era un faro e un esempio internazionale.

Fino a metà degli anni ‘90, il nostro Paese veniva da anni di crescita sostenuta, con il Pil pro capite in linea con gli altri Paesi UE, con il 97% del reddito pro capite francese e il 94% del reddito di Belgio, Olanda e Germania (fig 1).

Reddito pro capite

Neanche un trentennio e nel 2018 il declino ha portato il reddito pro capite italiano all’82% di quello francese ed al 76% dei Paesi euro4 prima citati.

Insieme al reddito pro capite, tutti gli altri indicatori economici hanno seguito lo stesso percorso, dalla produttività agli investimenti, dalle esportazioni alle innovazioni tecnologiche.

L’introduzione delle regole sovranazionali, da Maastricht del ‘92 all’Euro nel 2002, hanno per così dire invertito la rotta che l’economia italiana aveva avuto negli anni precedenti.

Nonostante le critiche dalle varie commissioni e da “franchi tiratori” dell’ultima ora, l’Italia è stata uno studente modello, applicando alla lettera il consolidamento fiscale voluto da Bruxelles: i governi italiani dal ‘95 al 2008 hanno prodotto un avanzo primario (entrate meno costi al netto degli interessi passivi sullo stock di debito pubblico) pari a una media del 3% del Pil, a differenza della Francia, con una media di disavanzo dello 0,1%, e della Germania, con un avanzo medio dello 0,7%, nello stesso periodo di riferimento.

Negli ultimi dieci anni di crisi, il regime di austerità è continuato con avanzi primari dell’1,3% di media, a differenza dei disavanzi francesi al 2%.

Possiamo immaginare la differenza su un’economia, di 460 miliardi di euro di stimolo per la Francia e un taglio di 227 miliardi per l’Italia: forse i Gilet Gialli sarebbero esplosi prima se la Francia avesse adottato le stesse nostre politiche ai francesi.

Per ridurre la storica tendenza all’inflazione elevata, che corrodeva la produttività e la quota profitti per le aziende, l’Italia ha adottato politiche di moderazione salariale, le cosiddette “riforme strutturali”: dal lato stipendi, il salario medio italiano era il 92% di quello francese, mentre oggi siamo al 75%, a un livello inferiore degli anni ‘60 (vedi figura 2). La stessa dinamica si esprime nei confronti di Belgio, Olanda e Germania.

Salari

Il risultato è stato che l’inflazione è nettamente calata, la disoccupazione era sotto controllo fino al 2008, con un tasso al 6,7% e la quota profitti sostanzialmente aumentata, con un Paese apparentemente pronto a riprendere la crescita.

Ma la cura ha cronicizzato il male e il paziente Italia è rimasto in agonia, con la distruzione della domanda interna del Paese.

Le riforme basate sull’austerità fiscale, crollo salariale e stallo tecnologico, in concomitanza con la rigidità del cambio fisso, hanno penalizzato la quota profitti delle aziende, azzerato la crescita di produttività e impoverito tutta la struttura economica del Paese.

Impedire alla terza economia dell’area euro di invertire la tendenza con un piano strategico di lungo termine, fondato su investimenti, rinnovo tecnologico e ampio respiro fiscale, è un monito per tutta l’unione monetaria che dovrà affrontare dopo le elezioni un nuovo piano per rilanciare una nuova strategia futura, in mancanza della quale lo scioglimento dell’unione sarà una imminente conseguenza.

Tra regole assurde e paradosso Brexit, il tempo a Bruxelles sarà più nuvoloso del solito.

 

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.