Omino che spala (fonte foto Pixabay)

La ricerca di una continuità di gestione per ripristinare la stabilità di un importante istituto bancario

Banca Carige – la crisi del nuovo anno
di Gianluca Di Russo

Smaltite le vacanze natalizie e la finanziaria, il governo dovrà ora affrontare il nodo banca Carige, l’istituto bancario genovese che si trova in brutte acque, alle prese con i vari tentativi di ottenere un aumento di capitale di 400 milioni per evitare il dissesto finanziario.

L’ attuale commissariamento da parte della BCE ( banca centrale europea) va nella direzione di trovare una continuità di gestione nel breve periodo, nella speranza che la politica trovi all’ interno del sistema paese, le risorse per mettere in stabilità un importante istituto bancario, la cui caduta avrebbe conseguenze gravi  su tutto il sistema economico nazionale.

Le soluzioni attualmente allo studio sono di tre livelli : un intervento di soci privati che garantiscano i livelli di patrimonio necessario alle norme di solidità europee, soluzione ad oggi più remota in base agli ultimi eventi, oppure l’ intervento di altre banche con il concorso di soldi pubblici attraverso qualche acquisizione o fusione, e in ultima ratio, la procedura di Bail in.

Il Bail in, tanto temuto, sarebbe la risoluzione delle negatività della banca, per mezzo dell’azzeramento del capitale degli azionisti, dei possessori di obbligazioni ed anche dei correntisti con giacenze superiori a 100.000 euro. Di certo, ricorrere al Bail in sarebbe la soluzione più traumatica per il sistema Italia e per il governo stesso, che si troverebbe a fronteggiare un’ondata di critiche dal punto di vista mediatico, ma soprattutto lo tsunami economico che potrebbe invadere la già difficile stabilità del nostro sistema bancario.

Spread  alti,  recessione e tassi  negativi sono i nemici della solvibilità bancaria, e i venti di oltreoceano non sembrano spirare in senso positivo sui mercati internazionali.

Al momento, l’aver osservato moderazione e diplomazia con l’establishment europeo, può solo che portare vantaggi nella gestione della crisi Carige: la preoccupazione è così elevata a Bruxelles per i rischi di esplosione dei derivati a carico di Deutsche Bank, che la gestione di una piccola banca sottocapitalizzata italiana entra sicuramente in secondo piano.

Al di là delle regole e norme che impediscono agli stati nazionali  di intervenire con soldi pubblici nelle crisi bancarie,  gli equilibri politici che permettono alla Francia di sforare il 3% per l’ ennesima volta, nulla potrebbero obiettare ad un eventuale aiuto pubblico.

Nel caso di Deutsche Bank, Il problema sono gli assodati 48 mila miliardi di euro di derivati, 14 volte il Prodotto interno lordo della Germania, in pancia all'istituto: nessuna risoluzione plausibile e immaginabile, se non qualche film hollywoodiano postumo.

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