Clessidra e soldi (fonte foto Pixabay)

Siamo afflitti da anni dal differenziale di rendimento con i titoli tedeschi

Ma lo spread esiste veramente?
di Antonello Cannarozzo

Premetto che non sono un economista e confesso che ho sempre visto con una certa invidia coloro che conoscono questa materia più complicata di un trattato di alchimia, dove è veramente difficile raccapezzarsi. Dove un tempo la ricchezza era prodotta dal lavoro oggi è prodotta dalla finanza con moneta virtuale e basta un clic su un tasto del computer per distruggere un azienda e spesso anche intere nazioni.

Districarsi, dunque, è veramente difficile, così, conoscendo i miei limiti, ho voluto chiedere ad un amico, consulente finanziario presso un famosa banca, di spiegami la situazione della nostra economia, ma soprattutto la prima domanda che gli ho rivolto per far vedere che almeno conosco qualche termine economico è su quella insopportabile parola inglese spread che ormai è divenuta ansiogena per milioni di italiani.

 Prima del 2008 - mi ha risposto il mio amico - sapevi che cosa era lo spread? Assolutamente no, come del resto la maggioranza degli europei. Antecedentemente alla crisi finanziario del 2008 i tassi d’interesse erano praticamente uguali in tutta Europa, dunque, niente spread, ma le varie crisi economiche l’hanno fatto diventare un attore importante sulla scena economica.

E chi lo ha inventato?

In realtà è semplicemente una eccezione che nasce con l’euro per rendere i tassi d’interesse uguali tra economie assai differenti che porta alcune, non solo l’Italia, in grave crisi finanziaria

Insomma è una bufala?

Adesso non esageriamo, come cercavo di dirti, con le varie crisi, una economia comune per i vari Stati dell’Unione europea si è rivelata assai problematica. Ognuno ha sentito il mutamento economico improvviso in modo differente e, stanne certo, sicuramente nessuno se la sente di pagare per i debiti o errori di altri. Fatta questa premessa sono diventati importanti strumenti tecnici insieme allo spread, anche BTP e Bund che poi sono la stessa cosa.

Ma se sono la stessa cosa perché hanno un valore così differente?

Allora, stai attento, i BTP e i Bund sono tutti e due titoli di Stato. Il BTP che sta per Buoni del Tesoro Poliennali, sono emessi dall’Italia con una durata di 3 fino ad un massimo di 30 anni. Il Bund è la stessa cosa solo che è emesso dalla Germania, ma sempre a tasso fisso per un tempo variabile. A questo punto il nostro famoso spread corrisponde come valore alla differenza tra tasso di rendimento di un BTP e quello di un Bund su una ipotetica scadenza di 10 anni. Ora occorrono calcoli assai complessi basati sul rendimento della componente cedolare, del guadagno e dei singoli tassi di interessi che rendono periodicamente…

Fermati, ti prego. In parole più chiare che significa?

Se tu compri un titolo a cento e alla scadenza ti rendono, ad esempio, 80 hai perso il 20% se ti rendono 110 hai guadagnato il 10%. È chiaro adesso?

Va bene adesso è tutto più chiaro, forse, ma perché calcolare il mio guadagno o perdita attraverso i Bund tedeschi e non ad esempio quelli olandesi o spagnoli?

Molte economie del nostro continente sono più che affidabili, ma l’economia tedesca è certamente la più solida, insomma è quella che dà maggiore sicurezza ai mercati. Non è una dittatura della signora Merkel, ma è auspicabile che ogni Stato si debba confrontare con quello più virtuoso anche per poter riflettere sui pericoli di manovre finanziare azzardate, ad esempio.

Che poi i tedeschi se ne approfittano creano problemi a tutti.

Non fare il complottista. Come dicevo all’inizio di questa chiacchierata prima della crisi finanziaria globale del 2008 non si sapeva cosa fosse lo spread, perché i tassi di interesse in tutta Europa erano uguali. Niente spread! Ora si tratta di una singolarità indotta dall' euro: una costruzione artificiale, se vuoi, che impone sia i tassi di cambio che i tassi di interesse forzandoli a essere uguali tra economie diverse per non creare squilibri.

E poi cosa è successo, perché sale in maniera così drammatica?

La situazione diceva Longanesi è grave, ma non è seria. Prendiamo il nostro Paese. Prima della crisi era normale in Italia liquidare tra il 4 e il 5% sui titoli di Stato come sui mutui per la casa. Oggi un mutuo a tasso fisso a venti anni costa intorno 2% e un Btp a 10 anni rende sul 3,3%. Rendimenti bassi, sia rispetto alla storia precedente che a quello che succede nel resto del mondo, dove, ad esempio in America, i tassi sui titoli a dieci anni sono sul 3,3% e i mutui per la casa tra il 4 e il 4,5%.

Si, ho capito, ma questo maledetto spread salito ormai stabilmente a 300 punti ci sta divorando

Si continua a ripetere che lo "spread a 300" è un problema perché i mutui salgono, il denaro è più caro e di conseguenza le banche attuano una stretta creditizia e così l’economia si ferma e certamente la situazione non è tranquilla, ma le cose non stanno proprio così. Lo spread è schizzato su a 300 punti anche perché i Btp sono franati lo scorso giugno. Dopo ha continuato ad oscillare intorno a 300 (mentre scrivo lo spread al 10 dicembre è a quota 292.ndr) per cui sono passati quasi sei mesi e si dovrebbe quindi vedere un rincaro dei mutui in Italia, invece essi restano in media, per un tasso fisso, intorno al 2% o al massimo 2,2%, che è uno dei livelli più bassi della storia. Questo se non tranquillizza del tutto però allenta, come di dici tu, lo stato ansiogeno sulla nostra economia.

Nel resto d' Europa, dove lo spread è rimasto basso, pagano meno di noi.

Ma, questo non è proprio vero: in Spagna con spread di 120 punti solamente, i mutui costano come da noi, tra 1,9% e 2,1%, e in Francia con spread decisamente più basso costano tra 1,8 e 1,9%. Per non citare la Germania dove i mutui a tasso fisso costano sull' 1,7% per cui a dispetto dei 300 punti di spread la differenza tra mutui italiani e tedeschi è di circa 30 punti (cioè 2% da noi e 1,7% da loro).

Purtroppo la situazione italiana rimane drammatica

Si dice che rischiamo l’inadempienza al momento di ripagare il debito sottoscritto con gli investitori. Ma vediamo con la calcolatrice alla mano se ciò è vero. Lo Stato italiano riscuote 760 miliardi circa di tasse e deve finanziare solo 45 miliardi circa di rinnovo del debito. Parliamo di trovare compratori per 45 mld l’anno. Ora, nel mondo il famoso debito pubblico è di 70 mila miliardi ai quali si debbono aggiungono i bond delle società sul mercato e arriviamo così a 110 mila miliardi di titoli sul mercato. Tanti di questi titoli, e ciò che ti dico può sembrare assurdo, sono di Stati in deficit cronico sull' estero e molti hanno un rating più basso dell’Italia. Ma trovano quasi tutti compratori! Perché non dovrebbe trovare compratori lo Stato italiano per solo 45 miliardi l’anno su cui offre un rendimento buono, migliore degli altri Stati Ue che offrono rendimenti negativi?

Allora tutto bene, finalmente qualche parola di conforto.

Assolutamente no.

Ti prego adesso la confusione è totale

La situazione in Italia è problematica. Lo è specialmente per le nuove generazioni, per chi ha una impresa e per molti lavoratori autonomi e dipendenti. I giovani continuano a emigrare e è un vero salasso di energie e di soldi, se poi metti che la natalità è crollata a 350mila nati l’anno per gli italiani "autoctoni" che, con 640mila decessi l’anno si riducono al ritmo di quasi 300mila l’anno per arrivare al crollo della popolazione fra poco meno di due generazioni a 40 milioni di individui di cui quasi la metà è anziana. Questi sono i problemi gravi della nostra decrescita infelice con un domani senza risposte per chi dovrà sobbarcarsi questa situazione a dir poco insostenibile altro che solo spread.

Ultima domanda, questa manovra finanziaria risolverà questi problemi?

Mi spiace, ma non sono un politico.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.