Luxus Schwein (fonte Pixabay)

Lo spread sulla soglia dei 300 punti dà un po' di respiro all'economia italiana

I risparmi come soluzione della crisi
di Gianluca Di Russo

Le piogge e il maltempo flagellano l’Italia, mentre un po’ di respiro viene dai mercati e dallo spread che rimane intorno alla soglia dei 300 punti, in attesa delle negoziazioni tra il governo e le istituzioni europee.

Tra le dichiarazioni del presidente Mattarella si enfatizza la tutela del risparmio degli italiani, ultimamente sempre di più inquadrato come possibile soluzione a crisi future.

E’ risaputo che il nostro Paese presenta una ricchezza privata diffusa, con 8.000 miliardi di euro tra attività finanziarie e immobili e beni reali, che ci inserisce tra i Paesi più ricchi del mondo.

Dall’estero arrivano voci di personaggi che ruotano intorno a Bruxelles e suggeriscono misure per abbattere il debito pubblico e calmierare lo spread, con provvedimenti tipo mega patrimoniali, imposte di successione o prelievi forzosi sui depositi dei cittadini.

Gli ultimi dieci anni hanno visto l’Italia perdere il 19% dello stock di ricchezza, a causa della crisi e della gestione che il nostro Paese, d’accordo con l’Europa, ha effettuato con le politiche di austerità.

L’elevato livello di debito pubblico, la crescita asfittica e la tendenza economica internazionale non lasciano che pensare che le possibili manovre future siano ancora più repressive, mettendo la mano nel portafoglio dei cittadini, come già è stato fatto in passato.

L’aver scardinato l’articolo 47 della Costituzione, con la tutela del risparmio ormai appannaggio delle regole del Bail-in, con il cittadino co-responsabile degli eventuali fallimenti bancari, ci dà strani presentimenti di cosa potrà avvenire in futuro.

Cercare una tendenza di Pil crescente per uscire dalle secche sembra almeno improbabile, tra lacci e lacciuoli delle regole dell’Unione e le stime di rallentamento mondiale: in mancanza di crescita, solo il risparmio privato può drenare risorse e tenere in piedi i conti del Paese.

Soluzioni come imposte sulle successioni, adeguandole al resto d’Europa, consentirebbe allo Stato di incamerare ingenti risorse, per poter abbozzare politiche economiche maggiormente strategiche e meno dettate dalle contingenze del momento.

Imposte patrimoniali sugli immobili o eventuali altre forme di prelievo forzoso sono misure impopolari che nessun esecutivo avrebbe la forza di eseguire, a meno di richiami alla tenuta del Paese e a drammaticità degli eventi.

L’uscita dall’euro è stata sempre definita una strada alternativa per il governo, ma le dichiarazioni delineano un’impostazione di distanza rispetto alle logiche adottate negli ultimi dieci anni, e l’eventuale scontro porterebbe il paese a non accettare le stesse politiche imposte alla Grecia, almeno con l’attuale esecutivo in carica.

Nel dubbio, il cittadino è chiamato a districarsi autonomamente nelle scelte di tutela, con il grado di alfabetizzazione finanziaria chiamato ad aumentare in fretta e furia.

 

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