Folla (fonte: Pixabay)

La politica economica europea ristagna sulla questione migranti

Dogmi e mercati
di Gianluca Di Russo

In questi giorni caldi d’estate, dove le tendenze di moda fanno preferire magliette rosse al tradizionale lino bianco, l’impasse politica economica europea ristagna sulla questione migranti.

L’esplosione demografica del continente africano, con gli attuali 1,2 miliardi di persone, quadruplicato negli ultimi 50 anni, mostra un tasso di crescita che porterà il numero di abitanti a 2 miliardi nei prossimi 30 anni.

La minaccia, in base al pensiero di molti, o l’opportunità, secondo pochi, è che i flussi migratori dal continente africano costituiscano un problema difficilmente arginabile per l’Unione Europea, come le cronache recenti testimoniano.

L’aver scaricato alle responsabilità di ogni singolo paese la gestione di un problema così complesso di certo non aiuta una riflessione ampia e costruttiva del percorso e dibattito da seguire.

Il modello economico dominante degli ultimi 30 anni ha inasprito ancor di più le differenze e la distribuzione del reddito in tutto il mondo, rallentando ancor di più la crescita dei paesi del “terzo mondo”, con le conseguenze che emergono dal punto di vista sociale e umano.

Ai vecchi colonialismi si sono sostituiti organismi sovranazionali che impongono ai paesi in via di sviluppo bilanci in ordine, apertura alla concorrenza e politiche di deregolamentazione, scaricando sulla popolazione gli ingenti costi di sottosviluppo e mancate coperture sociali.

Non è segreto che multinazionali private, caldeggiate dai governi compiacenti, facciano ancora razzie nel continente africano e dispongano, attraverso governi fantoccio, delle risorse naturali preziose e strategiche per la competizione economica mondiale.

Nella vecchia Europa le politiche d’austerità per riequilibrare le differenti economie dell’Unione hanno portato disoccupazione e precarietà, affondando i welfare degli Stati nazione, unico elemento comune della cultura europea, ricostruita a fatica dopo la seconda guerra mondiale.

La progressiva e conseguente risalita dei movimenti populisti e conservatori si inserisce nella cornice di sofferenza delle politiche adottate negli ultimi 10 anni.

Nel nostro paese, il problema demografico è noto da anni, con l’invecchiamento della popolazione e il crollo delle natalità, ma se adottiamo un sistema che produce il 33% di disoccupazione giovanile, con i nostri migliori giovani costretti e emigrare, appare quantomeno demagogico sostenere la necessità dei migranti come futuri contribuenti del sistema pensionistico.

La demolizione dell’art. 18 e delle garanzie dei lavoratori, unica leva per competere all’interno di un regime di cambi fissi come l’euro, ha consegnato definitivamente il ruolo dello Stato al “Mercato”, come essenza regolatrice delle valutazioni dei prezzi e delle allocazione delle risorse, con le agenzie di rating assunte a guardia del dogma dello spread.

Ridisegnare i modelli politici e economici è l’unica soluzione per poter affrontare in modo serio le politiche migratorie e le condizioni di accoglienza, per evitare che il tutto sia inserito nell’“esercito industriale di riserva” o nella “guerra tra poveri”.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.