Mario Draghi, di Aichi8Seiran, CC0 Creative Commons

L’ultimo colpo della BCE al già incrinato sistema economico italiano.

Crisi Banche: la spada della BCE taglia le speranze
di Gianluca Di Russo

Mentre nelle cronache italiane assistevamo alla querelle dell’ex premier  Renzi  contro il governatore della Banca Centrale Italiana Visco, in Europa si preparavano le prossime mosse per uniformare e rendere solidi i sistemi bancari dell’Unione.
Il classico teatrino del rimbalzo di responsabilità tra la Banca d’Italia e la Consob, sulla mancata vigilanza nelle dissennate operazioni delle banche venete, ha riempito i giornali di fiumi di inchiostro e arbitraggi politici in questa fase pre-elettorale, con il governatore reso nuovamente stabile dopo le dichiarazioni del premier Gentiloni.
La ritrovata calma apparente è durata un batter d’occhio, a causa delle dichiarazioni del presidente della vigilanza BCE Daniéle Nouy, che ha presentato le prossime mosse della Banca Centrale in tema di crediti deteriorati.
In sostanza, tutte le banche dovranno ridurre la quantità di npl (no performing loans-crediti deteriorati) e assumere maggiori garanzie anche per i crediti in sofferenza garantiti.
Per il nostro sistema bancario, che detiene il 40% di tutti i crediti deteriorati europei, queste misure, se applicate immediatamente, comporterebbero un aggravio di costi e una serie di aumenti di capitale che difficilmente potrebbero essere realizzati nell’attuale situazione economica italiana.
Un’alzata di scudi si è levata contro le parole del presidente Nouy, con il nostro presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha contestato la legittimità degli interventi del comitato della BCE, come materia di competenza del Parlamento che impatta sulle sorti di migliaia di persone.
Secca e decisa la replica della Banca Centrale Europea, che rivendica il mandato di supervisione e di vigilanza all’interno dei poteri attribuitile.
L’Italia rischierebbe di dover cedere il controllo delle principali banche nazionali a capitali esteri, con la perdita di sovranità e dell’interesse nazionale che il sistema del credito rappresenta per un paese indipendente.
La richiesta di legittimità inviata da Tajani può essere utile per prendere un po’ di tempo.
Una volta accettate le regole europee, con la firma di trattati e regolamenti, non ci si può lamentare della tempestività o legittimità delle autorità preposte a rispetto di tali normative.
La nostra classe dirigente ha messo in mostra tutta la pochezza strategica e di leadership negli ultimi dieci anni, demandando a logiche di approssimazione tutti gli interventi che avrebbero dovuto stabilizzare il sistema paese negli anni passati.
L’unico paese che fino ad un anno fa non aveva impiegato un euro di denaro pubblico per salvare le proprie banche, a differenza degli altri paesi europei che avevano speso 1,2 miliardi di euro dei propri cittadini, ora si trova dinanzi a regole che destabilizzano e mettono in seria difficoltà la tenuta economica del sistema, già incrinato dalle politiche di austerity degli ultimi 5 anni.
Nel mentre, all’interno della BCE nulla si vigila sui contratti derivati tossici presenti all’interno di molti bilanci bancari stranieri, ma si sa: le leggi si interpretano in base ai rapporti politici di forza.

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