Crisis, photo by EuroCrisisExplained .co.uk

Fra debolezze politiche, speculazioni finanziarie e crisi ambientali

Sull’orlo di una nuova crisi economica
di Riccardo Liberati

Il 2008 sarà ricordato nella storia come l’anno di una profonda e duratura crisi finanziaria che ha colpito non solo il mondo occidentale, ma l’intero pianeta. Da ormai un paio di anni gli economisti sostengono che il peggio è passato e che, seppur lentamente, ci si sta avviando verso una faticosa ripresa.
Proprio quando tutto sembra andare per il meglio, oscure nubi temporalesche s’iniziano a osservare all’orizzonte ed il tam - tam degli oracoli di una incombente crisi diventa sempre più martellante. Come diceva il nostro economista Sergio Ricossa, l’economia non è una scienza. Manca la prevedibilità e la ripetibilità: i parametri che influenzano il comportamento umano e i cosiddetti ‘sentment’ di mercato sono troppi e troppo incontrollabili perché si possa sperare di costruire un modello economico affidabile. C’è tuttavia un punto sul quale si può essere ottimisti o pessimisti secondo i casi: lo stato di salute delle banche.
La banca nasce come un’istituzione per conservare il denaro dei suoi clienti, ma il salto di qualità lo fa quando inizia a prestare soldi con un tasso di interesse. Non solo, ma a un certo punto le banche diventano non soltanto prestatori di denaro ai privati, ma iniziano a creare moneta che è data in prestito agli stati.
Questo meccanismo crea debito e il debito può arrivare a livelli intollerabili per cui le banche centrali, organismi privati, possono decidere di stringere i cordoni della borsa.
C’è un altro fatto che va tenuto in conto: originariamente la moneta stampata corrispondeva a un certo quantitativo di oro.
Durante l’amministrazione Nixon fu deciso di porre fine al trattato di Bretton Woods. Nixon stremato dalle spese della guerra del Vietnam decise di rinunciare alla convertibilità del dollaro in oro.
La moneta di riferimento, per tutte le altre monete divenne quindi il dollaro. In sostanza un pezzo di carta acquista o perde valore con riferimento al valore di un altro pezzo di carta. Il trattato di Bretton Woods fu un capolavoro di diplomazia e la scelta dell’oro come ‘sottostante’ al dollaro fu deciso basandosi sulla storia delle banche fiorentine del 1300 che prevedevano un valore di conversione tra oro e fiorino.
Con la fine del trattato è iniziata una visione dell’economia che ha portato alla sequenza di crisi cui ormai siamo abituati poiché non essendoci più un valore di riferimento per la moneta, questa può dar luogo a fluttuazioni valutarie speculative che servono all’arricchimento di pochi a danno dei molti.
L’idea che la creazione di moneta basata sul nulla e il libero accesso ad ogni possibile tipo di speculazione potesse portare al benessere collettivo è stata miseramente smentita dai fatti.
A causa di queste continue speculazioni finanziarie i cicli economici si sono accorciati e ormai le crisi si succedono quasi senza soluzione di continuità. Il divario tra valore nominale della moneta e il valore dell’economia reale che dovrebbe rappresentare, si sta allargando. Negli ultimi anni si è puntato tutto sulla locomotiva cinese che avrebbe dovuto soppiantare quella statunitense, ma i dati di crescita economica della Cina si sono dovuti rivedere al ribasso.
C’è anche da osservare che con la politica della moneta svincolata da un sottostante reale e con l’introduzione di prodotti finanziari fortemente speculativi, le banche si sono riempite di crediti deteriorati.
Per uscire dalla crisi molte società si sono indebitate e i default societari sono all’ordine del giorno con l’elevata probabilità di un effetto domino.
Molte banche che avrebbero dovuto essere abbandonate a se stesse sono state risanate con i soldi dei contribuenti, mantenendo di fatto una situazione precaria e aumentando la sfiducia della gente. Occorrerebbe una classe politica che a livello mondiale detti le regole.
Assistiamo invece quasi mensilmente a scelte di un sistema politico che sembra asservito completamente alla finanza, laddove dovrebbe essere il contrario. La conclusione è probabilmente quella a cui arrivò il filosofo Severino dopo la contrazione economica degli   anni   novanta: le   crisi   non   sembrano   essere   più   fenomeni congiunturali, bensì strutturali. L’economia di mercato asservita alla finanza speculativa non funziona più. La richiesta di espansione economica continua per compensare il meccanismo di prestito di denaro agli stati ha fatto il suo tempo.
Anche perché abbiamo una nuova minaccia: la sovrappopolazione mondiale con conseguente continuo aumento di risorse e di richiesta energia che danneggiano l’ambiente, il che impone ormai un modello di sviluppo sostenibile.
Purtroppo sono in molti a sostenere che il 2018 non sarà un anno di crescita, ma di un inizio di una nuova crisi. Crisi che vista la debolezza dei politici e la loro incapacità di prendere decisioni gravi potrebbe essere molto grave.

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