Un taxi elettrico ad Amsterdam, foto di Massimo Predieri

La grande industria automobilistica spaesata dal successo delle auto elettriche anche nei segmenti più alti

E-car, la rivoluzione automobilistica
di Massimo Predieri

All’aeroporto di Amsterdam, sotto la pensilina all’uscita, la solita fila di taxi attende i clienti. Ma non si tratta di solite auto. La maggior parte delle vetture sono auto a trazione interamente elettrica. Già da 4 anni l’amministrazione olandese offre incentivi per i taxi che scelgono le auto elettriche.
Il taxi che ho preso è una grossa limousine a quattro porte, con un’enorme schermo montato al centro del cruscotto. “E’ una Tesla modello S,” mi ha spiegato il taxista,“un’auto interamente elettrica. Da quattro anni usiamo queste auto elettriche, la nostra compagnia ne ha oltre 50.”
Allo stesso tempo, mentre constatavo la fulminea accelerazione del taxi elettrico sulla rampa di ingresso dell’autostrada, a New York si stava svolgendo la prima gara Formula E Race nell’aera urbana di Brooklyn, un campionato per vetture interamente elettriche.



La settimana scorsa, il 28 luglio, i primi 30 esemplari del nuovo modello Tesla 3 sono stati consegnati ai clienti. Con un prezzo tra i 30 e i 35 mila euro, si tratta di un modello più economico, ed è equipaggiato con nuove batterie che consentiranno velocità di punta di 200 km orari, un’autonomia di 400 km e una ricarica veloce in 30 minuti.
Assistiamo alla fine di un’era, quella del motore a scoppio, brevettato nel 1876 dell'ingegnere tedesco Nikolaus August Otto, un motore che malgrado il continuo sviluppo e perfezionamento tecnologico, è rimasto essenzialmente lo stesso fino ad oggi.
La grande industria automobilistica osserva spaesata lo straordinario successo della Tesla, azienda fondata dal visionario imprenditore Elon Musk, ingegnere e inventore Canadese nato in Sud-Africa, che in passato aveva già dimostrato il suo intuito innovativo come co-fondatore delle piattaforma di pagamenti online PayPal. Lo spaesamento è diventato panico quando la capitalizzazione in borsa della Tesla Motors ha superato la Ford e brevemente anche quella del gigante automobilistico americano General Motors, una multinazionale che sforna 10 milioni di automobili all’anno, contro le scarse centomila della Tesla. Una differenza di uno a cento.
Superato il primo shock, l’industria automobilistica è corsa ai ripari, anche se in ordine sparso. La grande sfida è naturalmente l’autonomia della batteria. Per il tassista olandese, che fa la spola tra l’aeroporto Schiphol e il centro di Amsterdam, circa 35 chilometri, la ricarica notturna è più che sufficiente. Al limite fa una ricarica veloce durante la pausa pranzo. Ma per un utilizzo di larga scala delle auto elettriche l’autonomia della batteria è cruciale.
Tra i colossi dell’industria automobilistica è partita quindi una grande gara ad accaparrarsi un posto nel futuro, con la Volkswagen che vuole vendere 1 milione di auto elettriche entro il 2025, la Toyota che punta più sull’ibrido, un settore in cui è già leader, e sulle celle ad idrogeno. La Mercedes che impegnerà investimenti per 10 miliardi di euro per portare la quota auto elettriche al 25% entro il 2025. Più prudente è la Fiat Chrysler, scottata dalle perdite della 500 elettrica vendute negli USA, e punta sulla soluzione ibrida. La Volvo ha annunciato che dal 2019 produrrà solo auto elettriche o ibride.
Certo, la rivoluzione è appena iniziata e prima di vedere una riconversione del parco auto nazionale in modelli elettrici passeranno molti anni. Ma il viale del tramonto del motore a scoppio alimentato a combustibili fossili è ormai imboccato.

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