RapportoDeficit/Pil. Regole ed eccezioni. Media 1999/2017

UE: un progetto in via di decomposizione

Caporetto 2.0
di Gianluca Di Russo

Appena un mese fa l’elezione del giovane presidente francese Emmanuel Macron veniva accolta dai giornali italiani con un tripudio di applausi volti al grido del “più Europa!”, con toni trionfalistici indirizzati al nuovo partner dell’Eliseo.
In un momento di stallo dell’Unione Europea, l’aver individuato un alter ego giovane ed europeista ha portato i nostri politici a cercare una sponda oltralpe sulle richieste italiane, su temi di flessibilità e integrazione, da spedire nel consesso di Bruxelles.
Sono bastate poche settimane di calendario, già rovente per il clima afoso, per incendiare le già flebili speranze italiane. In tema di migranti, il nostro premier Gentiloni è stato preso d’assalto dal blocco a est filo germanico, con minacce e frasi lontane dal clima di solidarietà che il nostro paese cercava al di là dei propri confini.
L’incontro a Parigi del presidente Macron con gli esponenti Libici ha gelato oltremodo la visione fanciullesca delle nostre élite politiche, tagliate fuori nella gestione del fenomeno migratorio, a uso e consumo dei paesi politicamente più forti.
Le inopportune frasi di circostanza, volte ad alleviare l’aria già pesante, sono volate via quando il cardine della costruzione europea del libero mercato e del libero scambio di capitali è stato “momentaneamente” accantonato nell’affare “Stx-Fincantieri”, dove in barba alle regole europee e agli accordi precedentemente siglati il governo francese ha chiuso la porta all’ospite sgradito, nazionalizzando l’azienda transalpina e respingendo al mittente l’acquisizione italiana.
Appare perlomeno naif il comportamento dei politici e dei media italiani intenti ad elencare le numerose acquisizioni da parte di Francesi e Tedeschi di aziende “made in Italy”, a testimonianza dello smacco subito, senza che nessuna logica risposta venisse data attraverso giornali e media.
Prendere coscienza che l’interesse nazionale, così come ampiamente dimostrato dai fatti, va a punire la cessione di sovranità è una manifestazione ancora più lampante dell’ingenuità del nostro establishment che ha cavalcato il progetto europeo esclusivamente per fini di quartiere, sparigliando la vecchia dicotomia “sinistra-destra”, portando l’acqua ai detentori di capitali e smantellando sempre più le conquiste e i diritti che la Costituzione aveva garantito.
L’Italia è l’unico paese (v. Tabella) che ha pedissequamente seguito le regole deficit/pil, distruggendo in nome dell’austerità consumi e welfare, con la conseguente svendita di tutti i marchi più fiorenti e prestigiosi, con il risultato di desertificare un’intera economia.
Prima la Germania, con la riforma Hartz dei primi anni 2000, e poi la Francia hanno violato le regole di Maastricht per supportare le proprie aziende, assumendo un vantaggio competitivo che il cambio fisso dell’euro ha mantenuto costante nel tempo.
Forse è da prendere in considerazione che molti paesi pensano l’Europa non come un’unione, ma come una via per i loro interessi.
I diktat europei contro l’intervento pubblico sulle banche vanno in quella direzione: contro l’ultimo baluardo della sovranità di un paese.

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