Incontro Trump Merkel 2017

Redde Rationem
di Gianluca Di Russo

Mentre gli europeisti continuano i festeggiamenti per la mancata ascesa dello “xenofobo” Wilders nelle elezioni Olandesi, le tensioni sulla fine della moneta unica assumono carattere economico e politico senza che i cittadini vengano informati correttamente sullo stato dell’Unione Europea.
Il recente incontro ufficiale del presidente Trump con la cancelliera Merkel ha sottolineato la linea dura e chiara dell’amministrazione americana nei confronti dell’atteggiamento oltranzista tedesco, accusato di manipolare artificiosamente l’euro, con le politiche di svalutazione interna volte al mercantilismo e alle esportazioni, in barba alle regole di eccessivo surplus commerciale e convenzioni internazionali.
All’interno dell’Unione Europea, i segnali di crisi e di insostenibilità dell’impianto Ue sono molteplici e arrivano da varie parti del continente.
Solo nell’ultimo anno, l’incremento dei depositi esteri detenuti presso la Bundesbank è cresciuto del 487,5%, a testimonianza che molte istituzioni estere preferiscono depositare i propri capitali nel paese ritenuto più solido e, in caso di crash, con una nuova moneta più forte.
Se guardiamo ai saldi Target 2, il sistema europeo di compensazione dei crediti e debiti bancari che si genera all’interno dei paesi che adottano l’euro, paesi come Spagna, Grecia e Italia hanno posizioni debitorie che superano i 1000 miliardi, con la sola Germania che vanta crediti nei confronti della Bce di quasi 900 miliardi di euro.
Gli avvertimenti del banchiere centrale, Mario Draghi, a tutti i paesi che volessero lasciare l’euro, di dover onorare i debiti dell’euro-sistema Target 2, sono avvalorate dalle CAC, clausole di azioni collettiva, adottate da tutti i paesi membri, sulle nuove emissioni di debito pubblico.
In base a queste nuove clausole, il debito di ogni paese non risponde più alla lex monetae, ossia non può essere più convertito in una moneta sovrana, ma va onorato in euro corrente. Il tira e molla dei paesi e delle élite che cercano in tutti i modi di tenere unito il castelletto della moneta unica si scontra con il perdurare della stagnazione economica, curata in tutti i paesi con tagli al welfare e ai redditi.
L’incontrovertibilità dei dati economici, e, di conseguenza, delle condizioni di vita dei cittadini, è stata taciuta per anni per avvalorare un disegno di unione europea che mostrava segnali preoccupanti già dieci anni fa, quando la recessione americana ha portato a nudo tutte le inefficienze dell’impianto monetario.
Le recenti affermazioni di molti leader europei sull’eventualità di un euro a doppia velocità rappresentano la mancanza di strategie e di strumenti dinanzi agli squilibri che si vanno sempre più a palesare, senza che ci sia una risposta unica e condivisa al problema che tutti ormai conoscono, quello di un’unione monetaria senza integrazione politica e fiscale, che amplia le differenze e inasprisce i nazionalismi.
Quando queste evidenze vengono sottolineate dagli Stati Uniti di America, sarebbe preferibile prendere provvedimenti invece di dileggiare sui giornali nazionali il presidente Trump: grazie agli Usa, il nostro paese ha ricostruito nel dopoguerra e grazie agli Usa potrà ripartire nel dopo euro.

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