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Unica risposta: nazionalizzare

MPS e la crisi del sistema bancario
di Gianluca Di Russo

La più antica e gloriosa banca del mondo, Monte dei Paschi di Siena-MPS, e insieme a lei il sistema bancario italiano, è alle prese con la più grossa crisi sistemica dai tempi della sua fondazione, avvenuta nel 1472 quando il nostro Cristoforo Colombo aveva appena 21 anni e neanche presagiva la scoperta delle Americhe.
Le ultime notizie sono un susseguirsi di “No” che rappresenta una sfilata di ostacoli per la messa in sicurezza della banca che, ad oggi, presenta una capitalizzazione di borsa di appena 400 milioni di euro ed ha disperato bisogno di 5 miliardi per coprire le falle e riprendere una normale operatività.
Trovare finanziatori o investitori privati per rilevare una banca ormai decotta appare un compito assai arduo e la recente presa di posizione della Banca Centrale Europea, sui termini di slittamento dell'aumento di capitale, rende l'impresa ancora più disperata.
Il sistema bancario italiano ha sempre manifestato un certo provincialismo, con logiche di business legate al territorio ed alla concessione di crediti in un'ottica di avveduti controlli e procedure, che spesso hanno provocato un certo dileggio da parte delle banche d'affari e dalla finanza anglosassone.
L'Italia, come sistema, non ha dovuto utilizzare nessun danaro pubblico per mettere in sicurezza le banche, come hanno fatto, a seguito della crisi del 2008, Francia e Germania con più di 200 miliardi di euro pagati dai contribuenti, a controprova che spesso la provincia agisce con criteri più paternalistici ed efficaci rispetto ai grandi affari dei centri finanziari.
L'esplosione dei crediti inesigibili NPL (non performing loans) è dovuta alla dissennata politica economica intrapresa dai governi che si sono succeduti dal 2011 ad oggi che, con una serie di provvedimenti recessivi, dettati in maniera puntuale dalla Commissione europea, ha portato il sistema bancario alla cifra di 200 miliardi di sofferenze.
L'aver tagliato i redditi, con le misure d'austerità, ha portato alla canna del gas l'economia italiana, stritolando piccole e medie aziende, famiglie e privati, resi così impossibilitati ad onorare tutti i debiti e finanziamenti, con la conseguente crisi del sistema bancario, detentore dei crediti.
L’introduzione delle nuove regole del Bail-in, che impediscono il salvataggio con denaro pubblico, mette oggi a dura prova la tenuta del paese.
Nel caso di insolvenza del MPS, il fallimento a carico dei risparmiatori aprirebbe un effetto domino su tutto il sistema bancario italiano, investendo la stessa tenuta finanziaria del sistema Italia.
Le mani avvelenate che giungono dall'Europa parlano di ricorso al FESF (fondo salva stati), che entrerebbe a piene mani nelle riforme e nelle prossime politiche economiche del paese.
Un regalo assai tossico, a giudicare dalle nefaste conseguenze subite dalla Grecia, ancora alle prese con la stretta sui prestiti dalla BCE.
La conseguenza diretta di tale scenario sarebbe la continua e irreversibile discesa dell'economia italiana verso un ruolo subalterno, con la continua erosione dei risparmi privati, vero baluardo dell'indipendenza del nostro paese, che continuano a sostenere i consumi.
Patrimoniale e imposte di successione saranno i veicoli per drenare dal privato e dirottare verso altri lidi le ultime risorse.
La nazionalizzazione della banca è l'unica risposta per riprendere un sentiero di crescita e di equilibrio ed evitare che le crisi mondiali, generate dalla finanza e paragrafate sui manuali come “fallimento del mercato”, ricadano su cittadini, lavoratori e pensionati.

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