Banconota da 1000 Lire, By Banca d'Italia (Scan aus der Sammlung von Benutzer:Diorit) [Public domain], via Wikimedia Commons

Gli antieuropeisti infiammano gli animi con proposte di Italexit e uscita dall’Euro

Voglia di tornare alla Lira
di Massimo Predieri

Un recente appello per il ritorno alla Lira del giornalista Paolo Barnard è diventato virale su Facebook, con oltre 400 mila visualizzazioni. Si tratta di un intervento dal titolo “Che cosa succede se torniamo alla lira” andato in onda nel programma televisivo La Gabbia sull’emittente LA7 il 5 luglio scorso.
L’intervento di oltre cinque minuti è farcito di affermazioni catastrofiche sulla responsabilità dell’euro e della Comunità Europea, causa di tutti i nostri guai. Nella foga dello scatenato monologo non c’è stato molto spazio per argomentare. Abbiamo provato a verificare alcune della affermazioni di Paolo Barnard.
Con la moneta sovrana il default è impossibile.” Se proviamo a verificare questa affermazione, dobbiamo rilevare che nei tempi recenti abbiamo avuto due esempi di default (insolvenza): l’Argentina e l’Islanda. Nessuno dei due era nell’area Euro e tutti e due avevano una moneta sovrana. In Argentina il default ha avuto delle conseguenze devastanti per gran parte della popolazione. Una nazione che invece ha rischiato il default, ma è stata salvata proprio dall’Europa, è stata la Grecia, che si trova nell’area Euro. L’affermazione del Barnard sembra dunque essere smentita dai fatti.
L’Ocse dice che il 2012 è stato l’anno peggiore dei consumi in Italiani dalla Seconda guerra mondiale.” Detta così sembra che l’Italia sia tornata ai livelli di povertà del dopoguerra. E’ invece facilmente verificabile che i consumi in Italia nel 2012 sono stati circa 400 volte più alti che nel dopoguerra. In realtà quello che ha rilevato L’Ocse è che nel 2012, dopo oltre mezzo secolo di continua crescita, il consumo è per la prima volta sceso nettamente rispetto all’anno precedente (-2,8% dati ISTAT).
Rimane da capire come mai affermazioni così facilmente controvertibili suscitino l’entusiasmo del pubblico plaudente. Si tratta di un fenomeno ben conosciuto nel marketing: la razionalizzazione dei sentimenti. Alla base dell’antieuropeismo c’è probabilmente un sentimento irrazionale di nostalgia, sciovinismo e  diffidenza verso il diverso e sconosciuto. Per giustificare le proprie scelte, la psiche umana necessita di una razionalizzazione di tali sentimenti, e quindi si costruisce delle spiegazioni, anche se campate in aria e prive di fondamento.
Un bel esempio di questo fenomeno, che tutti possiamo verificare, è l’acquisto di un’automobile. Provate a domandare ad un conoscente che ha appena acquistato una nuova automobile una opinione sul modello scelto. Vi sentirete elencare con entusiasmo le sue caratteristiche, e ribadire che si tratta della migliore scelta possibile. Alle vostre eventuali obiezioni, anche a quelle ben argomentate, contrapporrà una strenua ed energica opposizione. Perché razionalizza la scelta emotiva di aver acquistato una auto che gli piace, o che la pubblicità lo ha portato a desiderare.
Insomma, le scelte della nostra psiche non sono sempre razionali, ma per essere credibili hanno bisogno di essere giustificate con degli argomenti apparentemente razionali.
Ad di là delle improbabili ed animose argomentazioni antieuropeiste, rimane il difficile compito per i governi di capire meglio e contrastare le origini dei sentimenti irrazionali di sfiducia verso il progetto europeo.

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