Leggendo i dati Eurostat troviamo il crepuscolo dell'Italia

Una nazione ancora in declino
di Matteo Ricciotti

Leggo dalla Treccani: "Declino–In senso fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza: un’istituzione, un artista, uno scrittore ormai in declino".
Ecco disegnato in poche righe anche lo stato delle cose nella nostra Italia.
Al di la dei proclami di facciata dove un più 0, diventa una grande conquista per un grande Paese come il nostro, a fronte in molti Paesi di due punti il reddito pro capite nella stessa Europa, nonostante la crisi.
Se qualche lettore masochista vuole farsi veramente del male vada sul sito www. Eurostat, l'ente statistico ufficiale della Commissione europea, dove troverà i dati economici per il 2014 della Unione e i dati dalla nascita dell'Euro ad oggi.
Ne esce un panorama a dir poco sconfortante: nessuna regione italiana è più nell' elenco delle prime 30 più ricche del continente, solo nel 2002 ce ne erano ben 5, oggi ci dobbiamo accontentare di avere almeno 6 nostre regioni nell'elenco, ma tra le prime cento dove appena cinque anni fa c'erano 11 e ancora più indietro nel 2002 addirittura 13.
Cifre alla mano che confermano, caso mai ce ne fosse stato bisogno, che le politiche economiche dei nostri governanti, quelli per intenderci che dovevano fare i famosi 'compiti a casa', nel periodo 2011-2014 hanno depauperato la ricchezza della Penisola, ormai ampiamente ben sotto, come accennato, la media degli altri Paesi europei.
Così, nonostante "L'Italia è tornata", slogan caro al nostro premier, la nazione non si presenta affatto in salute, anzi, se c'è un segno più deciso sempre in crescita è proprio per il nostro peggior incubo: i conti pubblici.
Tornando al Pil con il segno più, è vero che esso esiste veramente, maè un segno assai debole rispetto a quello censito dagli altri Paesi e nel biennio 'renziano' 2014-2015 l'Italia ha perfino lasciato i primi posti nella classifica continentale della ricchezza, andando inesorabilmente a collocarsi verso il fondo.
Prendiamo atto che le risoluzioni economiche dai governi, da Silvio Berlusconi a Mario Monti, da Enrico Letta a Matteo Renzi, hanno, purtroppo, aggravato la condizione economica di tutti noi italiani, togliendoci dalle medie internazionali dei Paesi più ricchi e dalla media di tutti gli altri Paesi Ue.
Ciò che fino a poco tempo fa era la nostra valvola di sicurezza per lo sviluppo economico, le regioni del Nord, oggi non è più così.
Solo per fare un esempio: la provincia autonoma di Bolzano nel 2014 era quella con maggiore ricchezza in Italia, con 39.900 euro di Pil pro capite ed è al 31° posto della classifica europea lontana anni luce dal primo posto di Inner London West con 172.600 euro di Pil pro capite, con davanti ancora 6 regioni tedesche, 4 regioni britanniche, 4 olandesi, 4 austriache, 3 svedesi, 3 danesi, 2 belghe, e una regione per ciascuno del Lussemburgo, della Francia, della Finlandia e dell' Irlanda.
Per arrivare a trovare la prossima regione italiana dobbiamo scendere di altre dieci posizioni, dove al 49° posto troviamo la Valle D' Aosta con 36.700 euro di Pil pro capite e per scorgere la prima nostra grande regione, la Lombardia, scendiamo ancora, come in uno slalom gigante, al 59° posto con 34.900 euro di Pil pro capite.
Ci sono, però, si fa per dire, sempre i premi di consolazione.
La provincia autonoma di Trento è al 68° posto, mentre, proseguendo l'inesorabile discesa troviamo rispettivamente al 76° e all'84° posto l'Emilia Romagna e il Lazio.
Cifre da vero e proprio declino, per non dire un crollo economico senza precedenti.
Se poi vogliamo entrare ancora più nello specifico, troviamo che regioni, un tempo vere locomotive economiche del Paese, oggi arretrano in maniera sempre più vistosa. 
Tra il 2010-2014 solo il Friuli Venezia Giulia ha perso direttamente 53 posizioni in questa dolorosa classifica, passando dal 72° addirittura al 125° posto di Europa per ricchezza pro capite e tutto in appena quattro anni, seguita in negativo dalle Marche, che è crollata di ben 44 posizioni in classifica, scendendo dal 108° al 152° posto e, sempre parlando delle nostre locomotive economiche, l'Umbria e il Veneto: hanno perso entrambe 34 posizioni in classifica.
Per concludere, ma i dati sono numerosi e sempre più impietosi,solo 5 regioni italiane non hanno peggiorato la loro posizione rimanendo ancorata alla loro posizione di sempre in classifica.
La Sardegna rimane salda al suo 186°posto, mentre le altre regioni più povere di Italia, e si trovano fra il 191° e il 207° posto nella classifica delle 275 regioni europee come  la Sicilia, la Puglia, la Campania e la Basilicata anche se, bisogna riconoscerlo, c'è  segno di qualche miglioramento, ma sempre di pochi decimali.
Ciò che più delude non è tanto il posto in questa classifica che è già penoso, quanto sapere chi sta davanti a noi: 16 regioni spagnole, addirittura 2 regioni greche e, a salire, una regione ciascuno per Slovenia, Repubblica Ceca, Cipro, Romania e Malta.
Prendiamo allora atto della situazione triste in cui ci troviamo e, come hanno fatto i nostri nonni alla fine della seconda guerra mondiale, rimbocchiamoci le maniche, non nascondendo i problemi, allora certamente più gravi e dolorosi di oggi, e così facendo  hanno risollevato un’intera nazione allo sfascio portandola tra le prime nel mondo.
Peccato che quest'avventura sia durata troppo poco.

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